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Città in 15 minuti

Pubblicato: 18-10-2022

Milano è il centro di una grande e densa area urbana, valutata da Eurostat in 5,1 milioni di abitanti, formata da un sistema policentrico di insediamenti interdipendenti, che non sono città dormitorio, ma tutti dotati di una consistente propria economia e generatori di un grande mobilità multiorientata, dall’esterno al centro e viceversa, oltre che tra i vari centri esterni.

Tuttavia, l’attuale politica della Giunta Sala disconosce questa struttura e si comporta come se Milano fosse la monade evocata da Leibniz: senza porte né finestre sul mondo esterno.
Benché Sala sia il sindaco della Città Metropolitana, quest’ultima è totalmente assente dalla politica milanese, silente e delegata ad un assessore.

Forse la legge Delrio voleva eliminare i contrasti tra capoluogo e Provincia, dimenticando che i conflitti d’interesse tra queste due istituzioni sono sempre stati componibili e fecondi. Ora invece le necessità della Città metropolitana sono ignorate dal suo capoluogo.

Milano, fin dal Sindaco Moratti, ha voluto accrescere la propria popolazione, dimenticando la lezione degli amministratori del dopoguerra, che non vollero che la città si estendesse a macchia d’olio e impostarono un proficuo equilibrio tra capoluogo e provincia.

Oggi ne è seguito un forsennato sviluppo immobiliare orientato al terziario, al lusso ed ai centri commerciali, che la giunta Pisapia non fu in grado di riconoscere e frenare.

La frenesia immobiliare è giunta fino alla vendita degli immobili comunali situati nei luoghi centrali più accessibili, trasferendo gli uffici in anonimi palazzoni periferici, più difficili da raggiungere. E, peggio ancora, si pensa di abbattere lo storico stadio di San Siro pur di finanziare un’imponente operazione speculativa. 

Il risultato è una bolla immobiliare che oggi inizia a palesarsi: è dell’8 ottobre scorso la notizia che il bando per l’acquisto di due immobili del Comune è andato deserto.

Il risultato di questa politica è l’aumento continuo e cospicuo dei prezzi immobiliari, che spinge molte famiglie a rifugiarsi nei comuni esterni, lasciando il posto a un esercito di singles in carriera. Infatti, risale al 3 ottobre scorso la notizia che il 47,3% dei nuclei familiari milanesi è formato da una sola persona.

Nel frattempo i due milioni di metri quadri degli scali ferroviari dismessi, a suo tempo concessi dal Comune a FS, sono stati assegnati a privati per sviluppare ulteriori progetti immobiliari. L’area dell’ex macello, soprastante la stazione del passante, è impegnata anch’essa in operazioni immobiliari, mentre due importanti ospedali milanesi (il Besta e l’Istituto dei tumori) emigreranno a rimpinguare i conti dei privati detentori della dismessa area Falk a Sesto San Giovanni.

Intanto, la Giunta e il sindaco Sala continuano a sentirsi assediati dai pendolari che giungono a Milano, dimenticando che, con le nuove metropolitane e il passante ferroviario, le auto in ingresso in città sono calate dalle 700.000 degli anni ’70 alle 400.000 attuali e ancora caleranno con l’apertura della M4.

Sarebbero molte meno se fossero stati realizzati i parcheggi d’interscambio alle stazioni del Passante, ancora meno se si fosse realizzato il secondo passante, tolto dalla programmazione, ahimè, dalla giunta Pisapia; mentre la Moratti ha revocato quasi 100 parcheggi interrati per i residenti.

Milano ora si chiude in se stessa: l’Area B impedisce la circolazione alle auto che non siano Euro 6 diesel o Euro 4 benzina, danneggiando migliaia di pendolari, operatori e anziani e comuni cittadini che non hanno i mezzi per cambiare l’auto dopo la pandemia e l’aumento dei costi.

La Giunta milanese restringe le strade della città per realizzare piste ciclabili, in sé cosa molto buona, ma non se fatta in spregio alle norme di sicurezza, su strade di grande traffico e non sulla rete locale. Il risultato è la congestione di queste arterie ed un cospicuo numero di incidenti.

L’ultima novità è la cosiddetta “città in 15 minuti” dove i cittadini dovrebbero muoversi a piedi o in bici avendo tutti i servizi entro 15 minuti di cammino (ovvero un chilometro), dimenticando la cospicua quantità di centri commerciali che hanno strangolato il commercio di vicinato: un prestito da Parigi, nonostante che il sindaco di Parigi, Anne Hidalgo, presentatasi alla presidenziali, non abbia raggiunto nemmeno il 2% di voti.

Giustamente, anche la CGIL ha definito Milano una città classista; direi che, dimenticando la sua storia, non è più la città di tutti e per tutti, ma solo per alcuni.

Giorgio Goggi

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  • 18-10-2022
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