Critica Sociale - Portale della Rivista storica del socialismo fondata da Filippo Turati nel 1891
Critica Sociale ha ottenuto l'Alto Patronato del Presidente della Repubblica

Socialismo

Testo della pagina Socialismo

  • 14-05-2023
    Franco Astengo
    SAVONA:PER LA CITTADINANZA ONORARIA A JULIAN ASSANGE

    Cittadinanza Onoraria a Julian Assange: La proposta della vittà di savona.

  • 12-05-2023
  • 09-05-2023
    Chris Nineham
  • 05-05-2023
  • 05-05-2023
    David Harvey
  • 01-05-2023
    Eric Hobsbawm
  • 01-05-2023
  • 27-04-2023
  • 25-04-2023
    Nick French
  • 21-04-2023
    William Beaumont
  • 14-04-2023
    Nick French
  • 14-04-2023
    Seth Ackerman
  • 11-04-2023
  • 03-04-2023
    Jacopo Nicola Bergamo
  • 31-03-2023
  • 29-03-2023
    Owen Dowling
  • 19-03-2023
    Silvia Bianciardi
  • 19-03-2023
    William Smaldone
  • 14-03-2023
    Deepankar Basu
  • 12-03-2023
    Giuseppe Giudice
    UN CARO RICORDO DEL COMPAGNO TRISTANO CODIGNOLA....

     

    Fu uno dei più importanti esponenti di quella sinistra socialista autonomista, sorta dopo l scissione del Psiup nel 1964. Con Lombardi, Santi e Giolitti (anche quest'ultimo ne uscirà tre anni dopo). Tutte grandissime personalità politiche. Codignola restò per molti anni il colloboratore più stretto di Lombardi, suo amico fraterno. Entrambi venivano dl Partito D'Azione. Lombardi e Foa , confluirono nel PSI di Nenni (dove diedero vita , con Santi e Jacometti alla prima corrente "autonomist" del PSI del dopoguerra. Codignola invece aderì alla Scissione di Palazzo Barberiini di Saragat, ed al suo PSLI (in cui c'era, inizialmente anche una componente di radice trotzkista, tra cu Ruffolo, Formica e Libertini). Uscì del partito di Saragat (che intanto mutò la sua denominazione in PSDI) , nel 1953 , in seguito al sostegno saragattiano alla "Legge Truffa". Nel 1958 aderì al PSI , e rimese sempre vicino a Riccardo Lombardi. Grande esperto di scuola (il padre era stato un grande pedagogista, mio padre, che molti anni ha lavorato nell'amministrazione scolastica, aveva letto gran partedelle sue opere). L'attuazione della "scuola media unica" (una delle riforme più importanti del primo centro-sinistra) che aboliva la scuola di avviamento, evitando la selezione di classe e favorendo la sclarizzazione di massa (oggi invece , con la "buona scuola" ed alttre amenità viviamo un processo opposto). Fu anche un importnte editore. Creò la casa editrice "La Nuova Italia". Fra l'altro la sua casa editrice pubblico per primo in Italiano i "Grundrisse" di Marx , cjhe, non a caso , non furono mai pubblicati dagli Editori Riuniti (la casa editrice del PCI). E perchè dai "grundrisse", ampi frammenti di manoscritti, emergeva un Marx profondamente eretico., rispetto alla scolastica ed alla ortodossia marxista-leninista. Un testo mal visto dai comunisti di fede togliattiana. Ma che influenzo profondamente diversi socialisti, da Raniero Panzieri a Riccardo Lombardi. Codignola fu uno dei più strenui e rigidi oppositori di Craxi. Fin dalla sua elezione a segretario nel 1976. E si distinse , anche dallo stesso Lombardi, che se certamente fu un critico di Craxi , non ne fu mai un antagonista radicale. Per tale ragione, compagni come Codignola, Achilli, Paolo Leon, ed Alberto Benzoni, fondarono la nuova corrente della "sinistra socialista per l'alternativa". Lombardi pur contestando molti punti della prima impostazione craxiana, rifiuto sempre di considerare Craxi come un corpo estraneo al socialismo (a differenza di Martelli). Disse, nella preparazione del congresso di Palermo. "cari compagni, se poi pensassimo che Craxi voglia portare il partito completamente fuori dal socialismo , non dovremmo partecipare al congresso e fondare un nuovo partito socialista" . Certo Lombardi contestò molti dei punti della mozione di Craxi, a partire dalla stessa definizione di "riformista" ...sottolineando che la corrente di Filippo Turati non si chiamò riformista , ma Critica Sociale. Comunque, dopo il Congresso di Palermo , Codignola e Leon (con Elio Veltri) uscirono dal partito. Achilli e Benzoni rimasero. Putroppo Tristano morì pochi mesi dopo. Era comunque doveroso una ricordo di un grandissimo compagno, partigiano, che ha dato un grande contributo alla cultura socialista del dopoguerra. Sempre nel nostro cuore compagno Codignola!!

     

  • 11-03-2023
    Franco Astengo
    Patria e Costituzione

     PATRIA E COSTITUZIONE 

    La giunta di Bologna, sindaco PD, ha deciso che sulle targhe delle strade dedicate a quanti si opposero al nazifascismo non ci sarà più l'indicazione "patrioti" ma quella "partigiani".

    Sarà permesso giudicare questo fatto come un passo indietro nella valutazione storica che si verifica tra l'altro in coincidenza con l'ascesa della destra (non costituzionale nelle sue principali componenti) al governo del Paese.

    E' il caso di ribadire, invece, la teoria del patriottismo costituzionale che ha caratterizzato l'ispirazione della Costituzione Repubblicana in modo peculiare e innovativo perché ha disegnato il concetto di lealtà non verso il monarca o verso lo Stato (come pretendevano sia lo statuto albertino, sia il giuramento di fedeltà verso il fascismo inteso come Stato) ma verso la Patria.

    In questo modo il concetto di Patria risponde al retaggio e alla tradizione culturale del popolo e alla fedeltà a un ordinamento politico (quello repubblicano, nel nostro caso) che si legittima in quanto espressione della volontà comune, finalizzata al perseguimento dell'interesse generale.

    Si tratta del tema riguardante l'intreccio diretto tra Resistenza e Costituzione, che la decisione della giunta bolognese minaccia di far arretrare aprendo la strada a soluzioni davvero non auspicabili come quella del mutamento della forma di governo che nasconderebbe in sé un mutamento di natura proprio della democrazia repubblicana e riducendo a "partigiani" quanti intendessero opporsi a questa deriva.

     

  • 10-03-2023
    Ben Burgis
  • 07-03-2023
    Beppe Sarno
    Violenza e democrazia

    Violenza e democrazia

    Di Beppe Sarno

    Nei giorni scorsi ci sono state due manifestazioni completamente diverse fra loro. Una a Torino  dove gli anarchici in corteo, a quanto dicono le cronache,  hanno fatto danni al tessuto urbano e a scontrarsi con la polizia in sostegno di Alfredo Cospito da due mesi in sciopero della fame per protesta contro il regime carcerario cui è stato assoggettato. A quanto si legge dopo un presidio pacifico sono successivamente scattate le violenze presumibilmente da parte degli anarchici incazzati. La manifestazione antifascista di Firenze ha visto l’abbraccio fra Elly, Giuseppe Conte, il  segretario della Cgil, Maurizio Landini, il sindaco di Firenze Dario Nardella. E’ troppo presto per esprimere un giudizio sulla manifestazione di Firenze in esito al nuovo corso che la Schlein vorrebbe imporre al PD. Sta in fatto che una donna iscritta al PD da soli due mesi ne diventa immediatamente segretaria. Vedremo! Qualche riflessione va fatta invece sulla manifestazione di Torino.  Va premesso che Alfredo Cospito va difeso per come la magistratura in ossequio ad un governo fascista su richiesta di un ministro tra i più reazionari che l’Italia abbia conosciuto e per come sia stato condannato in mancanza dei presupposti oggettivi per l’applicazione del regime dell’art. 41bis. Certo Cospito è un condannato ma non  ha mai ammazzato nessuno, “per caso” dicono i magistrati.

    Questo giustifica la violenza di Torino? Certamente no! Gli anarchici, si sa, fin dai tempi di Bakunin giustificavano la violenza come  scintilla per far scoccare la rivoluzione; il gesto violento avrebbe spinto “il proletariato straccione” a levarsi in armi contro i padroni per impadronirsi con la violenza dello Stato. Non è andata così. Il socialismo tanto condannato da Bakunin che odiava a morte Marx ed Engels ha messo le cose a posto. Condannare la violenza però non vuol dire condannare gli anarchici ed il pensiero anarchico.

    Viviamo in una società autoritaria e repressiva che ha sacrificato al profitto l’esercizio della democrazia.   L’amministrazione dello stato è soffocata da un formalismo burocratico improduttivo. Il lavoro è afflitto da manipolazioni tese a rendere impotenti i lavoratori nei confronti di una classe padronale sempre più avida e prepotente; viceversa il tempo libero viene condizionato dalla speculazione e da falsi moduli di prestigio sociale improntati al consumismo più sfrenato.

    In questa rappresentazione della realtà diventa facile far scoccare la scintilla della violenza. Gli anarchici oggi sono pochi, con scarsi mezzi con difficoltà e con prevedibili divergenze interne. Vivono in una società autoritaria che aiuta a far prevalere la componente irrazionale del movimento.

    Chi sono gli anarchici oggi? Vecchi militanti e nuove leve, ma il pensiero anarchico con le sue bandiere nere al vento non è follia, non è criminalità.  Bisogna avere rispetto per gli anarchici, quelli veri, perché l’anarchismo è umanesimo, rispetto della persona e spirito di solidarietà.

    Ricordate Pinelli? L’anarchismo presuppone cultura, cioè l’acquisizione teorica del patrimonio storico politico sviluppato dalla Comune di Parigi ad oggi. La violenza di Torino è invece figlia di chi si avvicina al movimento anarchico  con atteggiamento distruttivo in cui la presunzione è una maschera dell’ignoranza e dell’impotenza intellettuale. Certo gli anarchici tradizionalmente hanno un pregiudizio nei confronti nella democrazia come oggi viene intesa e forse hanno ragione a conservare i loro pregiudizi e ad essere antiparlamentaristi visto la sfascio delle istituzioni e fanno bene a non votare come hanno ragione ad essere diffidenti verso uno stato che non mantiene le promesse.

    Non sta a me dire cosa debbono fare gli anarchici ma sicuramente, poiché come socialista condanno ogni tipo di violenza, essi dovrebbero elaborare una stratega d’azione anche all’interno di questo sistema democratico. La violenza se portata alle estreme conseguenze  sarebbe per il movimento anarchico un suicidio inutile e diventerebbe alla fine una polemica qualunquista contro la democrazia. Farsi inquinare dal fanatismo non porta a nessun risultato . Ci sono troppi problemi su cui ragionare e dibattere: la guerra, la finanziarizzazione del lavoro, la privatizzazione delle aziende pubbliche, la privatizzazione della sanità, la solidarietà nei confronti dei migranti lasciati morire su una spiaggia, la privatizzazione delle acque pubbliche, la solidarietà con i popoli oppressi dalle guerre, la lotta contro i blocchi internazionali.

    La violenza non porterà mai la gente a ragionare sula mostruosità dell’art. 41 bis se male applicato senza la garanzia dei diritti riconosciuti dagli artt. 3 e 24 della Costituzione. La violenza non aiuterà mai nessuno a dibattere sui diritti dei detenuti, a discutere sulla sanità e sui tanti problemi che affliggono la nostra società. Sono temi sui quali gli anarchici possono portare il sale di una sana provocazione e dell’azione diretta anziché lasciarli ad un ceto politico autoreferenziale che li usa per meri fini elettorali.  

    Per fare questo è necessario che gli anarchici escano dal loro guscio e si confrontino con chi non ne condivide fino in fondo i temi di fondo, ma che comunque gli è amico e gli anarchici di amici ne hanno, siatene certi.

    L’anarchia come il socialismo non può essere il miraggio di una società perfetta da inaugurare domani grazie alla violenza rivoluzionaria, ma una rivoluzione ininterrotta all’interno della società in cui viviamo. L’azione per l’azione, lo spontaneismo violento può solo portare indietro il movimento anarchico di cento anni.

    L’azione violenta non deve diventare l’alibi per non pensare. Gli anarchici fanno parte della storia del movimento socialista e gli anarchici  alla scuola di Cafiero e Malatesta in Italia e in Spagna hanno imparato sulla loro pelle che cosa sia una rivoluzione.

  • 05-03-2023
    Franco Astengo
    Antifascismo e Costituzione

    ANTIFASCISMO E COSTITUZIONE di Franco Astengo

     

    La grande manifestazione antifascista svoltasi oggi, 4 marzo, a Firenze in risposta alle violenze fasciste dei giorni scorsi deve rappresentare il segno portante su cui è necessario si muova l'opposizione sociale e politica; il terreno su cui recuperare unità e capacità di aggregazione di consenso.

    Antifascismo e Costituzione rappresentano la strada principale per far uscire le sinistre e le forze democratiche da una situazione di fragilità del sistema politico che rischia di incrinare la democrazia repubblicana come ben dimostra il progressivo evidenziarsi della vera natura della destra e delle sue attuali espressioni di governo.

    In questi tempi così difficili e complicati non è esagerato affermare come il Paese sembra essere attraversato da un intreccio tra qualunquismo e corporativismo: fenomeni affrontati attraverso espressioni di “scambio politico” derivanti dal ritenere corporativismo e individualismo competitivo le sole frontiere possibili di un futuro contrassegnato dal crescere dello sfrangiamento sociale con la conseguenza imposizione di ristrettezze per la democrazia, rese ben evidenti dall'ipotesi presidenzialista..
    L’intero sistema appare così quanto mai fragile ed esposto a pericolose forme di inquinamento della democrazia.
    Per queste ragioni è indispensabile che il filo dell’antifascismo sia sollevato fino al punto di ricostituire la memoria perduta dell’identità nazionale collegandosi direttamente con l'affermazione e non la semplice difesa dei principi costituzionali.
    Una “memoria quella dell'intreccio tra Antifascismo e Costituzione che necessita di essere declinata sul piano politico attorno ad alcuni punti fondamentali:

    1) Razzismo. E’ indubitabile che esista e che si è affermata una politica che non può che essere giudicata come razzista. Una politica che si esercita soprattutto nell’identificazione del “diverso” e nell’affermazione di un presunto primato per “alcuni”. Il razzismo porta con sé sopraffazione, disuguaglianza, violenza.

    2)Politiche sociali. Sotto quest’aspetto si torna indietro anche rispetto al clientelismo DC, del quale pure si scorgono tracce evidenti. E' il tema del corporativismo che riaffiora in evidenza e che deve essere respinto guardando invece nel profondo di politiche del lavoro fondate sui diritti e sulla natura universalistica del welfare;

    3) Autoritarismo. Il tutto è condito da una crescita verticale nella presenza dell’autoritarismo nella vicenda politica italiana. La tendenza all’autoritarismo nasce, è bene ricordarlo, fin dagli anni’80 del XX secolo quando si cominciò a parlare, scrivere e praticare di “decisionismo”. La linea era già stata tracciata allora: la complessità della domanda sociale, frutto della crescita degli anni’70, andava tagliata riducendo lo spazio tra di essa e la politica. Per fare questo occorreva un di più di segno del comando da realizzarsi attraverso la personalizzazione. Oggi il tutto appare ulteriormente esasperato, dall’ esibizionismo dei singoli e dall’incapacità del sistema politico di leggere l’allargarsi e il trasformarsi delle contraddizioni sociali dentro la crisi.

    4) Militarismo. Questo potrà apparire un punto secondario, ma non è così. Ne abbiamo avuto la riprova ascoltando determinati accenti,in un momento così delicato come l'attuale. Nei mesi scorsi abbiamo anche sentito l’espressione di idee riguardanti il ripristino della leva militare obbligatoria intesa come strumento di “educazione nazionale” per le giovani generazioni. C’è n’è da vendere per considerare pericoloso questo “militarismo” di ritorno.

     

  • 02-03-2023
    Giuseppe Cacciatore
    La sinistra riscopra la fatica del lavoro

    Addio a Giuseppe Cacciatore, filosofo socialista scomparso a 77 anni

  • 01-03-2023
    Elio Ceglie
    Formica, in 96 anni la trama del socialismo italiano

    Auguri a un leone che non smette di ruggire

  • 01-03-2023
    Paul Blackledge
  • 23-02-2023
    Yaseen-Al-Sheikh
  • 23-02-2023
    Radio radicale
  • 16-02-2023
    Charlotte Cavaillé
  • 15-02-2023
    Mike Gonzalez
  • 11-02-2023
    Nicholas Vrousalis
  • 10-02-2023
    Michele Mezza
    Un partito del lavoro? O piuttosto il dilemma “socialismo o barbarie”?

    Dalla disaffezione per il lavoro alla marxiana “liberazione dal lavoro”: qualcosa che fa a pugni con la sinistra laburista tipica del Novecento. Ma la proposta che agita il dibattito precongressuale del Pd ignora la questione

  • 09-02-2023
    Julien Chuzeville
  • 09-02-2023
    Giuseppe Giudice
    Il vuoto di Cuperlo

     La cancellazione dei socialisti, ha di fatto reso impossibile qualsiasi progetto di ricostruzione di una cultura e di una prassi della sinistra

  • 09-02-2023
    Massimo Bilancioni
    Socialismo o barbarie

    Il socialismo non ha età e non è una utopia

  • 09-02-2023
    Un appello a tutti i socialisti

    Riceviamo e pubblichiamo da Socialismo XXI

  • 04-02-2023
  • 04-02-2023
  • 03-02-2023
    Daniel Hartey
  • 03-02-2023
    Benoit Kermoal
  • 28-01-2023
    La storia di Vivà in un podcast

    Vittoria Nenni, catturata in Francia dai nazisti e morta in un lager 

  • 27-01-2023
    Numa Ducange
  • 17-01-2023
  • 15-01-2023
    Fabio Martini
  • 13-01-2023
    Vincent Soulage
  • 13-01-2023
    David Bidussa
  • 08-01-2023
  • 03-01-2023
    Antonio Tedesco
  • 02-01-2023
    Peter Salmon
  • 01-01-2023
    Sergio Dalmasso