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Deboli segnali dal presente per una tregua

Pubblicato: 27-11-2023
Rubrica: Tempi Moderni
Deboli segnali dal presente per una tregua

Arshad – [ colui che è sulla retta via ], è un nome immaginario di un uomo che vive a Gaza assediata e ogni giorno gira tra le macerie di ciò che rimane del suo quartiere per trovare cibo e acqua per la sua famiglia. E con gli altri, pochi altri ancora vivi, condivide la quotidianità della paura e un labile sentimento di speranza per  sopravvivere. Il tempo ha combinato la sua rigidità invernale con le bombe di Israele e le famiglie, per fare fronte alle grandi difficoltà, bruciano tutto ciò che aiuti a ravvivare un fuoco per scaldare una sorta di minestra preparata con quel poco che riescono a racimolare. Una lotta per la sopravvivenza, un’impresa, che ogni giorno sempre diventa sempre più pericolosa in n mondo, Gaza, privato di tutto: acqua, carburante, medicinali, farina, zucchero, latte. Insomma, i beni essenziali e insostituibili per continuare “una vita”.

Ogni città a sud di Gaza vive in queste inenarrabili condizioni di non vita. Arshad, ha forse i nonni ancora vivi, moglie e tre figli, più alcuni nipoti rimasti orfani a seguito dei bombardamenti su, a Nord, da parte di Israele. E lui, Arshad, deve provvedere a tutti. Dorme poco, perché fin dal mattino presto si mette in giro per fare la fila all’autobotte che rifornisce l’acqua, poi si dirige verso la zona in cui le associazioni internazionali distribuiscono il poco di cibo che la tregua ha consentito di trasportare. Ma anche lì devi fare la fila e non sempre, quando tocca a lui, è rimasto qualcosa ancora da poter essere distribuita. E allora, via, di corsa, da un’altra parte, come ha sentito dire  là dove un’altra organizzazione umanitaria, o di quanto rimane dopo i bombardamenti, distribuisce cibo, aiuti per sopravvivere un altro giorno. E anche lì, il tuo turno è lungo e imprevedibile il risultato. Quando riesce a caricarsi sulle spalle il risultato delle sue pellegrinazioni alla ricerca di cibo, stanco e impaurito dal sinistro suono delle sirene torna verso casa, in qualche modo contento per quanto ha potuto raccogliere. Cosi ogni giorno, per  Arshad e i tanti, miglia di Arshad.

E’ inutile imprecare e urlare: siamo tornati all’età della pietra! Questa è la realtà e contro di essa Arshad può fare ben poco. Forse, e lui non lo può sapere, è quanto sta avvenendo nel mondo, la rivolta contro questa guerra, perché come tutte le guerre non è mai giusta, ma solo terribilmente disumana. La teoria del dente per dente o quella della guerra giusta, ha una sua motivazione, come detto teorica, astratta, da manuale di storia e consuetudini guerresche, forse dell’antica Grecia, e poi del XX secolo. Ma nella logica di uno Stato democratico una reazione di difesa non deve mai trasformarsi in odio e vendetta, diventare distruzione cieca per raggiungere l’obiettivo, mietendo vite innocenti al pari degli innocenti che vorresti vendicare , perchè tuoi cittadini, contro gli assassini che tu conosci e che avresti potuto e dovuto neutralizzare a tempo debito.  

Ora, un breve cessate il fuoco, il primo dall’inizio della guerra del 7 ottobre, ha iniziato a prendere piede venerdì e, come parte di un accordo sugli ostaggi tra Israele e Hamas, dozzine di camion con acqua e altri aiuti umanitari vitali sono entrati a Gaza. Ma gli aiuti dovranno essere costanti e più completi, con strutture mediche di soccorso per impedire che si diffondano malattie infettive cagionando altre morti tra la popolazione civile. Il mondo guarda con motivata soddisfazione a questa intesa e chiede che continui ancora. Lo chiede Biden, ma pare che anche Hamas concordi e con lei i paesi  Arabi che sostengono questo movimento di terroristi.  Lo scambio dei prigionieri prosegue e deve proseguire fino a consegnare l’ultimo/a  Israeliano nelle mani di Hamas e dei suoi assassini, non ci sono dubbi. Come non ci sono dubbi sul fatto che l’occidente deve stare dalla parte di Israele e dei Palestinesi, con la convinzione e l’impegno a trovare una soluzione a questa drammatica situazione di guerra, riportando nell’area una tregua su cui far crescere la pianta della pace. Per Israele e per la Palestina non ci sono alternative, neppure per il mondo se anche la guerra in corso in Ucraina non troverà presto un tavolo attorno al quale si seggano i grandi per trovare infine una intesa di tregua e avviare un discorso di pace. Allora il mondo, le grandi manifestazioni che ancora sono in corso, avrà raggiunto un grande risultato aprendo al futuro una prospettiva di pace.

Alberto Angeli

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