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Berlusconi, uno nessuno e centomila

Pubblicato: 14-06-2023
Rubrica: Dibattiti
Berlusconi, uno nessuno e centomila

Nel giorno dei suoi funerali, credo sia estremamente difficile fare un’analisi obiettiva di quello che Silvio Berlusconi ha rappresentato per questo paese. Abbiamo partecipato a troppe manifestazioni contro la sua persona, mentre oggi la televisione ci impone una (penosa) santificazione.

Forse, bisognerebbe scindere i vari tratti di una biografia infinita.

Come imprenditore, ha creato forse la prima vera azienda privata italiana dai tempi di Olivetti. Certo, a Mediaset non interessavano le finalità sociali, ma ha almeno avuto il merito di sconvolgere il sistema capitalistico italiano, formato da una borghesia stracciona sempre pronta a privatizzare i guadagni e socializzare le perdite. Malgrado le molte ombre, ha scardinato l’ipocrisia di una classe industriale che si presentava elegantemente per fare porcherie in privato.

A livello politico, posso salvare ben poco. Ma, a distanza di anni, penso che tante scelte scellerate si sarebbero comunque realizzate, Berlusconi o non Berlusconi, mafia o non mafia, P2 o non P2. La riforma scolastica e quella costituzionale, lo sdoganamento dei post-fascisti, il rapporto diretto con CISL e UIL per isolare la CGIL, il precariato, la depenalizzazione del falso in bilancio, la mano dura contro l’immigrazione e tanto altro facevano infatti parte di una tendenza globale dominata da idee di destra, di cui il berlusconismo è stato solo il tassello italiano.

Altri provvedimenti oggi mi appaiono meno nefasti. La politica estera sembrava incentrata su un tentativo di mediazione tra est e ovest in linea con la tradizione italiana. Tante leggi ad personam erano sbagliate solo perché lui stesso ne avrebbe beneficiato, non perché non si dovesse ripensare il rapporto tra politica e magistratura.

Credo che la sua scelta peggiore sia stata il supporto alla guerra in Iraq. Una mossa che servì solo a ingraziarsi il presidente americano George W. Bush, trascinando il paese in un’impresa stupida, senza niente in cambio. Mentre il suo errore più grande fu quello di sottovalutare la CGIL quando provò ad abolire l’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori (a proposito di riforme fatte poi da altri).

Ciò che invece non potrò mai perdonargli è la sua funzione di acceleratore del declino morale e culturale del paese. Il continuo atteggiamento di chi si sente sopra alle regole, di chi è insofferente alle istituzioni, alla democrazia, al fisco, di chi tende a trattare gli altri come suoi dipendenti, o (peggio) come oggetti. Al netto di qualche buona uscita sull’autostima e sull’autoironia, il suo atteggiamento è stata una vera e propria catastrofe sociale.

Concludo affermando che mi pare una follia celebrare il lutto nazionale per un uomo di 86 anni morto ricco e adulato. Approvo invece i funerali di stato per chi è stato per tanti anni presidente del consiglio. Ricordo però che Giulio Andreotti rifiutò i funerali di stato perché sapeva di essere stato un personaggio divisivo. Altri tempi, altra caratura.

Enrico Cerrini

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