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Il punto di non ritorno
foto Un'inchiesta di Jeffrey Goldberg
NUCLEARE IRANIANO
ISRAELE PENSA ALL'ATTACCO


Per l'amministrazione Obama la prospettiva di un Iran nuclearizzato è inquietante e deprimente, poiché sorgerà una nuova pressante minaccia alla sicurezza nazionale e si spezzerà il sogno presidenziale di porre fine alla proliferazione nucleare. Ma dal punto di osservazione israeliano la questione si fa molto più seria: un Iran nuclearizzato rappresenta, tra le altre cose, una minaccia all'esistenza dello Stato di Israele. Nella distanza tra le visioni di Washington e Gerusalemme sta il cuore del problema: chi, se qualcuno lo farà, bloccherà l'Iran prima che diventi una potenza nucleare? E come?  Mentre americani e israeliani si studiano con grande attenzione, l'inchiesta giornalistica del corrispondente di The Atlantic, Jeffrey Goldberg, propone un'analisi dei calcoli strategici su ambo i lati. In particolare, se il corso degli eventi non dovesse scostarsi dall'attuale tendenza, sostiene il giornalista americano, è importante comprendere come potrebbe svilupparsi un attacco aereo israeliano alle istallazioni iraniane


Rassegna internazionale

Israele e Turchia si riavvicinano, ma gli ostacoli non mancano
E' SCOPPIATA LA PACE?

Today's Zaman, dicembre 2010,

E' tempo di disgelo tra Turchia e Israele? E' presto per dirlo, ma non mancano i segnali incoraggianti. Il giornale turco Today's Zaman ne dà testimonianza presentando sotto una luce diversa, rispetto alle analisi di molti osservatori occidentali, la linea politica del governo di Ankara.  La Turchia, sostiene l'editorialista Ergun Babahan, si sta muovendo in competizione con l'Iran e non è certo interessata a una partnership strategica con Teheran, come molti in Israele temono. Il fatto che la Turchia si opponga ad ogni azione aggressiva contro l'Iran, non significa che tra i due paesi esista un accordo. Si tratta semplicemente di una scelta: Ankara vuole estendere la sua influenza nell'area mediorientale tramite un accorto esercizio del soft power, rifiutando categoricamente ogni tentazione militarista.


I servizi segreti Usa potrebbero tornare a un approccio pre-11 settembre
L'IMPATTO DI WIKILEAKS SUL SISTEMA INFORMATIVO DI INTELLIGENCE

Fred Burton, Stratfor, dicembre 2010,

Dopo le rivelazioni di WikiLeaks, le fonti di Stratfor sono venute a conoscenza del tentativo dell'intelligence Usa di impedire che simili fughe di notizie sensibili si ripetano in futuro. Prima dell'11 settembre 2001 non vi era un costante scambio di informazioni nel sistema americano, soprattutto tra Fbi e Cia. Anche le altre agenzie governative denotavano un difetto di comunicazione. Come conseguenza, una delle raccomandazioni espresse dalla commissione sull'11 settembre invitava a una disseminazione di informazioni molto più ampia che permettesse agli analisti di basare ragionamenti e previsioni su evidenze più accurate. Dopo l'esplodere del caso WikiLeaks, si può invece notare un diffuso desiderio di restrizione nel flusso di dati tra i vari comparti dell'intelligence.


 



Krugman: "Qualcuno dimentica le vere ragioni della crisi"
L'EUROPA SOPRAFFATTA

Paul Krugman, New York Times, dicembre 2010,

L'editorialista del Financial Times, Wolfgang Munchau, suggerisce una parola tedesca per descrivere la condizione dell'Europa in questa fase. Eeberfordert, cioè sopraffatta. I leader europei e il sistema europeo nel suo complesso non sembrano, semplicemente, in grado di fronteggiare e gestire la crisi in cui il continente si dibatte. Ma, siamo sinceri, qualcuno nel mondo occidentale sta facendo meglio? Sono passati 22 mesi quando parlai di un crescente senso di delusione davanti alla risposta americana alla crisi; gli eventi, e mi dispiace dirlo, non mi hanno convinto di aver sbagliato.
Ad ogni modo, quel che più infastidisce le persone come me è la determinazione con cui gli attori principali della scena internazionale cercano di riscrivere la storia. Wolfgang Schaeuble, il ministro delle Finanze della Germania, ora ci dice che "i debiti pubblici hanno rappresentato le principali cause della crisi"; ma in quale universo? L'Irlanda e la Spagna contavano su avanzi di bilancio alla vigilia del tracollo e hanno cominciato ad accumulare debito solo dopo l'esplodere della crisi, scatenata invece dalle bolle bancarie e del settore privato; la crisi americana è stata chiaramente determinata dal settore privato, non da quello pubblico, non dal debito nel settore pubblico. A meno che non si voglia descrivere la crisi prendendo spunto unicamente da ciò che è avvenuto in Grecia. Un non senso.
E allora è vero che siamo tutti ueberfordert, "sopraffatti", ma in termini di volontà e di lucidità intellettuale.


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CRITICA SOCIALE
Rivista fondata nel 1891 da Filippo Turati
Alto Patronato della Presidenza della Repubblica

Direttore responsabile: Stefano Carluccio

Reg. Tribunale di Milano n. 646 del 8 ottobre 1948
edizione online al n. 537 del 15 ottobre 1994

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