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Il vocabolario riformista. Il Workshop di Frascati


A Frascati, dunque, nel suo secondo appuntamento Glocus ha iniziato a scrivere un “vocabolario” di “Parole chiave, chiare e nuove per il futuro dell’Italia”, in molti casi facendo una vera e propria incursione nel campo avverso, per sottrarre ad un uso politico non condiviso, concetti che – se ridefiniti – possono ampliare l’area di influenza della componente riformista in vista del tanto auspicato (a Frascati) Partito Democratico.

relatori, ma di tutti gli interventi, innanzitutto dai contenuti che si darà come impegno di governo e di azione politica e i motivi per cui i promotori giudicano necessario un nuovo tipo di partito sono quel che ha favorevolmente colpito l’interesse di chi voglia rimettere a fuoco un “programma per l’Italia”, di destra o di sinistra che sia la propria appartenenza attuale.

A parlarne sono giunti alla Villa di Mondragone, nella campagna dei colli romani, Mario Monti, Massimo Cacciari, Michele Salvati, Francesco Gavazzi,Ospiti attesi nella seconda giornata, coordinata dal ministro Giuliano Amato, Joaquin Almunia, Antony Giddens, John Lloyd, Jean Louis Bourlanges, Andrè Sapir.

la gestazione del PD sarà tormentata e a sempre a rischio di fallimento o di soluzione più riduttive per non incrinare pericolosamente l’asse tra Prodi e l’area radicale del centrosinistra. Se viceversa prevarrà la logica della coerenza di programma, e allora ogni disgregazione/aggregazione (oggi ancora impensabile) sarà fruttuosamente possibile.

rottura nella continuità storica del PCI –PDS-DS e, viceversa, la volontà degli altri di assicurarne il proseguimentoMa tornando ai temi della due giorni. Nel primo incontro del 2005, come ha ricordato Linda Lnzillotta, il punto centrale del dibattito fu quello “della ridefinizione delle regole che devono presiedere ai rapporti tra Stato e mercato per garantire l’autonomia e la libertà della società e dei soggetti economici, regole che sono la precondizione di un’economia aperta e competitiva”. Quest’anno il tema – ha spiegato in apertura il ministri Lanzillotta – è quello dell’innovbazione culturale dei progressisti: “Ma è unPer questo Glòcus ha voluto impegnarsi a prendere in esame “parole che esprimono concetti da tempo fatti propri dalle politiche progressiste di Paesi dinamici in Europa (Gran Bretagna, Spagna e, per alcuni versi Svezia) ma che da noi in Italia continuano ad essere invece percepite non solo come lontane dalla cultura e dai sentimenti di coloro che si riconoscono nei partiti dsi centrosinistra, ma che – in qualche misura – appaiono distanti dalla cultura prevalente del Paese”. Quindi “la resistenza al cambiamento può allora essere superata partendo da un nuovo lessico” : parole evocative possano “rompere l’iommobilismo” che genera solo “ ingiustizia sociale” e pone un forte freno “alla crescita della nostra economia ipotecando negativamente il futuro delle giovani generazioni”.In conclusione:” Come fece in Italia Tony Blair all’inizio della sua felice stagione – afferma Linda Lanzillotta – dobbiamo saper proporre il cambiamento non come fine a se stesso, o peggio, come qualcosa di penalizzante…ma come strumento per realizzare in modo più stabile e duraturo ciò che alle persone sta più a cuore”.

Merito e rischio”, ne ha parlato Nicola Rossi. “La cultura della classe politica italiana è arrivata – ha detto l’economista -Altro binomio di parole chiave, “Tocca quindi a Nicola Pasini, direttore del Centro di Formazione politica di Milano (la scuola politica presieduta da Massimo Cacciari) che con un esempioLibertà, Responsabilità”. Dice Pasini: “ Dai giornali inglesi. Carlotta: - Poiché solo il 30 per cento dei maggiorenni dello Stato del New Hampshire usa le cinture di sicurezza, dovremmo fare cone alcuni paesi europei, cioè decidere che è illegale guidare un’auto senza le cinture allacciate – Samuele: - Sono d’accordo che è irragionevole guidare senza le cinture alla cciate, ma le persone hanno il diritto di decidere da se se usarle, poiche solo loro sono danneggiate dal non farlo. Nessun altro ha il diritto di obbligarli a usarle per il loro bene”. Vi è dunque una tensione tra libertà e responsabilità, come l’esempio chiarisce che è “una classica questione di etica pubblica applicata” che presuppone “autonomia e diversità degli individui e dei gruppi, il pluralismo inteso come compresenza di differenti valori, norme, culture, stili di vita, spesso anche in conflitto tra loro”. Nella tradizione liberaldemocratica e socialdemocratica tale rapporto si distingue, nella prima in base all’interesse per “la tutela dell’autonomia individuale e dei diritti negativi (libertà da) relativamente ai quali si pretende che gli individui non subiscano interferenze o imposizioni arbitrarie…La tradizione socialdemocratica, preoccupandosi degli esiti collettivi in termini di benessere sociale, richiede che i principi di eguaglianza delle opportunità dei cittadini e della giustizia sociale si concretino nei diritti sociali che sono prioritari rispetto al principio di libertà”.

Altro spunto di discussione l’accoppiata ““Dati alla mano – dice Galeotti – non per tutti gli inquinanti si ha l’andamento desiderato tra reddito ed emiccioni/concentrazioni. Il caso dell’anidride carbonica, il principale gas – serra, è controverso”. La relazione è dunque analizzabile in relazione al rapporto tra tecnologia e demografia, dove la pressione demografica annichilisce spesso i progressi tecnologici.

Protocollo di Kyoto”. Dunque la futura classe poltica, classe dirigente, una formazione politica progressista, dovrebbero ribaltare la logica di soluzione dei problemi ed “inquadrare gli interventi nel contesto di strategie di lungo periodo”.

Umanesimo e Scienza”. Dice Alfonso Fulgetta, ordinario al Politecnico di Milano e direttore scientifico del CEFRIEL: “L’Italia deve rilanciare la propria capacità di produrre conoscenza, innovazione e, in genere, valore. In questo la scienza e le tecnologie possono giocare un ruolo importante, Esse possono contribuire alla crescita del benessere e della qualità della vita nel Paese, non sono un problema, ma un’opportunità a sostegno dello sviluppo dell’uomo, dei diritti, delle aspirazioni”.

nel fatto che se non è più possibile pensare ad uno Sato imprenditore, tuttavia “non si può ignorare che le scelte di governo hanno effetti precisi sullo sviluppo del mercato. Premiare le posizioni di rendita rispetto a quelle derivanti da investimenti industriali – dicce Fulgetta – influisce sullo sviluppo. In questo quadro la promozione di generiche politiche di sostegno sociale o di mera riduzione dei costi, al posto di azioni di incentivazione dell’innovazione di prodotto, non spinge le imprese a confrontarsi realmente con la competizione internazionale”. Dunque il problema non è ideologico, se lo Stato debba o no intervenire: “Il problema – coclude – è come lo fa, con quali obiettivi e con quale coerenza tra obiettivi e azioni che vengono messe in atto”.

la spesa pro-capite è di poco superiore alla metà della media europea o un trerzo e un quarto degli USA, del Giappone, della Gran Bretagna. Unica eccezione: le telecomunicazioni.

Cacciari: "Un partito non si fa a tavolino"





Link esterno: www.glocus.it
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