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Sarkozy ri-disegna il patto sociale per la Francia del futuro

Valore al lavoro, responsabilità e solidarietà, mobilità e sicurezza: questi I prinipi dell’azione riformatrice

Con lo stile franco e deciso cui il mondo intero è ormai divenuto familiare, ma allo stesso tempo con una sobrietà apparsa “inconsueta” ad alcuni tra gli osservatori che hanno presenziato all’evento, il capo dell’Eliseo ha impartito alla nave francese le coordinate di un nuovo approdo, quello della modernità. Tracciata lungo la rotta della rupture con il sistema sociale vetero-paternalista da cui a stento la  Francia, con la vecchia Europa, è sin qui riuscita a smarcarsi, Sarkozy imbastisce la tela della nuova società con il filo del buon senso, del pragmatismo e della responsabilità di decidere e governare. 

Alla Francia impaurita, dominata dalla diseguagalianza, afflitta dalla disoccupazione e dalla paura del futuro, il Presidente Sarlozy indica allora la rotta della rinascita – sociale, civile e culturale della Repubblica.

Per questo Sarkozy non esita a chidere ai suoi concittadini di “finire con l’ipocrisia”.

In secondo luogo – prosegue il leader dell’UMP nel precisare i termini dell’ipocrisia solidaristica sulla quale si regge il welfare attuale – “il nostro sistema sociale scoraggia il lavoro: scoraggia l’impiego, scoraggia la fiducia dei giovani, scoraggia la ricerca di un lavoro, scoraggia il prolungamento dell’età lavorativa, scoraggia il lavoro aldilà dei 55-60 anni d’età. Bel risultato!”

Per il Presidente non c’è che una strada per ridare digntà allo stato sociale, fiducia alle nuove generazioni e sicurezza a chi teme la prospettiva di una pensione inadeguata ed incerta: “rimettere il lavoro al centro delle politiche sociali”

 

Ma mettere il lavoro al centro della riforma sociale significa anche interrompere l’insensatezza che obbliga alla pensione lavoratori di 50 o 55 anni. “Mantenere a lavoro chi ha già 55 anni non significa ridurre le prospettive di un giovane; al contrario significa accrescere la ricchezza prodotta, creare occupazione e aumentare il potere d’acquisto. (…) La strategia della condivisione del tempo di lavoro – osserva inoltre Sarkozy – è stata un errore che i francesi hanno pagato a caro prezzo. È tempo di cambiare strategia.”

È così che il Presidente annuncia l’avvio di una conferenza sul lavoro, volta a sciogliere il paradosso di una società che punta alla tutela dei salariati attraverso la contrattazione collettiva, con cià ottenendo in realtà il risultato opposto: il livellamento verso il basso dei salari e l’esclusione dei giovani dal sistema di protezione. “Non accetto – dichiara Sarkozy – che un’impresa convochi ogni anno un consiglio d’amministrazione per discutere la remunerazione dei dirigenti e che nella stessa impresa gli stipendi dei dipendi non debbano invece neppure essere discussi. Se la questone salariale si pone per il numero uno, si deve porre anche per l’ultimo dei sui dipendenti. Questo sì – afferma – significa realizzare i valori della Repubblica. Questa è la vera concezione di giustizia sociale”

Per le imprese, più mobilità significa capacità di mantenere un sistema competivo, pur nella complessità dell’economia globale; più mobilità per i lavoratori – ragiona quindi il Presidente – significa altresì riconoscere in essa uno “strumento di promozione sociale, un mezzo per gestire meglio il proprio destino.”

Conciliare più mobilità e più sicurezza, per Sarkozy, equivale solo ad una cosa: “riformare il contratto di lavoro”.

Il modello proposto da Sarkozy – rispetto ai servizi per l’impiego, alla formazione professionale ed alle tutele di disocuppazione – non è insomma dissimile, come dallo stesso Presidente precisato, dai sistemi sperimentati con successo in altri paesi europei, dalla Scandinavia alla Gran Bretagna.

“Penso che la solidarietà sia il fondamento della nostra protezione sociale – dichiara il Presidente - sia che si tratti di solidarietà tra giovani e meno giovani, tra disoccupati e lavoratori, tra malati e sani. Ma il primo punto di applicazine di questo principio è che non si può chiedere ai francesi di essere solidalli senza dare ad essi la garanzia che ciascuno sia parimenti responsabile del rispetto delle stesse regole. ”

Migliorare la spesa, reimpostare il sistema per renderlo in grado di reggere le nuove sfide di una società che invecchia e che presenta nuovi bisogni: è in tale ottica che si annuncia l’apertura di un grande dibattito pubblico volto a ridefinire un modello sostenibile ed equo che ridefinsca gli ambiti e le responsabilità colletive e quelle individuali rispetto al diritto all’assistenza, fermo restando il principio di solidarietà rispetto ai più deboli come fondamento dell’assicurazione sanitaria pubblica:  “L'onore di una società – per Sarkozy – sta nel saper proteggere i più deboli.” 

E se con lallungamento della vita media, l’assistenza degli anziani si presenta come un nuovo problema per la società contemporanea, una questione da affrontare con decisione è, per Sarkozy, la riforma dei regimi pensionistici speciali. 

François Fillon è di non esitare sulla strada della riforma del sistema pensionistico, in particolare eliminando quei regimi particolari che, pensati per tutelare lavoratori che operavano in tempi ed in condizioni che non esitono più, determinano una sperequazione intollerabile nella Francia di oggi.

Per i francesi è molto meglio che un governo degno di questo nome si impegna a trovare soluzioni strutturali ai loro problemi piuttosto che lasciare la situazione così com’è, nonostante sia abbia tutti la consapevolezza che non vada affatto bene.”

Il testo integrale del discorso presidenziale può essere consultato sul sito della Presidenza.






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