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AMOREGGIANDO CON STALIN
Mentre il 1917 vide nascere in Russia una cultura fiorente, l’intellighenzia post sovietica non riuscì ad esprimere una vera visione liberale




(pagina 2)

... abbiamo visto queste ambizioni realizzarsi nella recente guerra contro la Georgia. Per la prima volta dalla fine dell’Unione Sovietica la Russia ha affermato se stessa militarmente nello spazio post-sovietico dove per la sua ambizione imperiale ha combattuto con carri armati e lancia bombe. L’invasione Russa, fu interpretata, che ebbe lo scopo di lanciare un inequivocabile messaggio alle altre vecchie repubbliche sovietiche: “noi possiamo e fermeremo l’avanzamento espansionistico verso Est della Nato”. Duranti i primi giorni della guerra, la Russia bombardò Gori, la città di Stalin. Il gruppo di bombe è caduto sulla città uccidendo tra cinque e trenta persone, ma la statua di Stalin nella importante piazza Stalin rimase in piedi. Quando, su ordine di Putin, i carri armati passarono vicino alla statua, si poteva anche immaginare di vedere il dittatore sovietico strizzare gli occhi e far cenni con la mano.

È quasi sufficiente per dichiarare la manipolazione della storia russa per la fine ideologica o la restaurazione di Putin dell’inno sovietico nel 2000. Ma la verità è che la larga maggioranza di russi, il settantasette per cento secondo una votazione, diede il benvenuto alla restaurazione dell’inno, ed almeno la metà del paese vide positivamente il ruolo di Stalin nella storia. Questo si collega ad un’altra non confortevole verità: tale sconfitta per il liberalismo di e per gli intellettuali liberali (giornalisti, storici ed artisti che credevano di poter contare sull’ideologia sovietica) rappresenta invece un trionfo per Putin, secondo la versione della storia riportata da un nuovo di libro di testo. Ci fu più opposizione da parte dei liberali russi all’invasione della Cecoslovacchia nel 1968 che adesso per la guerra in Georgia.

La distruzione dell’Unione Sovietica non produsse una nuova, liberale ideologia post-sovietica.

La sconfitta del colpo si stato della direzione del KGB nell’agosto del 1991 da parte di centinaia di migliaia di di russi che rischiarono la vita per difendere il Parlamento russo non divenne un fattore decisivo. Non fu celebrata come la nascita di una nuova nazione, ma solamente il collasso della vecchia. Al contrario il mito della rivoluzione bolschevica nel 1917 si creò quasi immediatamente. Due anni dopo che i bolscheviki presero d’assalto il Palazzo di Inverno, l’evento fu considerato uno spettacolo di una massa di persone diretto da Nikolai Evreinov. L’artista Kuz’ma Petrov-Vodkin celebrò il terzo anno della rivoluzione con “1918 a Pietroburgo” un quadro con raffigurata una Madonna  di colore rosso mentre allatta un bambino. Il decimo anniversario fu celebrato dal film October di Eisenstein.

In termini di immagine, l’agosto del 1991 offrì la perfetta opportunità per la creazione di un nuovo mito: Boris Yeltsin , alto, sorprendente con i suoi capelli bianchi, rivolto alla folla in piedi in un carro armato, fu un’immagine creata per la sua canonizzazione.

Ma il giorno in cui il colpo di stato fu scongiurato e durante il quale venne fatta cadere la statua del fondatore del KGB Felix Dzerzhinsky non è neanche diventato un giorno di festività nazionale.

E non fu neanche celebrato il decimo anniversario del tentativo del colpo di stato.

È vero che il 1991 non fu un buon evento per tutti. Molte persone rimasero senza soldi. Qualcuno non ha mai creduto che il sistema sovietico fosse veramente finito. Mentre altri provarono un particolare senso di vuoto e di nostalgia. Perché dopo il 1991 la Russia fallì al giungere del termine della sua storia e al formare un nuovo corso liberale? Una ragione, forse, fu la paura della guerra civile e l’ansia che il dibattito sul sistema fiscale sovietico potesse essere potenzialmente esplosivo e generare nelle strade (come nel 1993, quando un membro della Corte Suprema sovietica mobilizzò gli irriducibili comunisti e nazionalisti in una rivolta armata). Gli archivi dei servizi segreti non furono aperti, come viceversa avvenne nell’Europa dell’Est, per la semplice ragione che troppe persone, inclusa l’intellighenzia, erano più o meno coinvolti col KGB. I servizi segreti furono ristrutturati e rinominati, ma mai messi fuori legge. E non ebbero rilievo sia la condanna dello stalinismo sia, nel 1956, la condanna da parte di Khrushchev del culto della personalità di Stalin. Non come la Georgia, l’Ucraina e gli stati baltici, la Russia non aveva nessuno da accusare per la distruzione sovietica. La Russia fu coinvolta nella distruzione di se stessa. Nel 2000 questa azione di suicidio di massa fu tetramente e scientificamente descritta nell’adattamento teatrale della novella del 1926 “Chevengur” di Andrei Platonov messo in scena dal regista Lev Dodin, uno dei maggiori talenti russi. Una delle scene dello spettacolo descrive i costruttori della grand...



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