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La speculazione colpisce quando la politica ha paura
di Rino Formica - Probabilmente i mercati, verso cui molti in Italia oggi sono col fiato sospeso, avranno un comportamento d' attesa. Essi attendono, al di la' di eventuali segnali più o meno minacciosi, la vera scadenza, quella di giovedì prossimo con la riunione del Consiglio europeo dei Capi di Stato e di Governo. Se in quella sede prevarrà la consapevolezza, soprattutto da parte della Germania, che la difesa dell'euro e' di natura politica più che contabile, allora l'Europa potrà ancora sperare di avere un futuro. La speculazione finanziaria attende al varco la politica, e in questo si dimostra superiore alla politica stessa che non sempre si dimostra consapevole della natura prevalente della sua volontà rispetto alla vicenda finanziaria. La speculazione aspetta per colpire che la politica abbia paura.
Se la politica non avrà paura, giovedì si dovranno adottare strumenti come gli Eurobond proposti da Tremonti per stabilizzare i punti di crisi, una soluzione che da sabato e' sostenuta anche dal partito socialista europeo che in una deliberazione congiunta dei suoi aderenti nazionali, sollecita la costituzione di un' Agenzia europea di rating e una riforma urgente della finanza nei nostri mercati. Del resto, politica e' stata la reazione animata dal richiamo alla sicurezza nazionale del Presidente Napolitano, affinché venisse approvata urgentemente la manovra di salvaguardia dei conti dello Stato, che ha tagliato le unghie già pronte a graffiare i risparmi di massa degli italiani all'inizio della settimana scorsa.
Se la politica non avrà paura, la speculazione non potrà nulla contro l'euro, contro l' Europa, contro gli europei. L' aggressione in corso da parte dei criminali della finanza speculativa non e' indirizzata contro questo o quello Stato, ma punta a far saltare la debolezza politica dell' Unione. Ne colpisce uno per terrorizzare tutti. L' aggressione in corso contro la moneta unica e' un' aggressione contro l' Europa atlantica, perché - questo e' il centro dello scontro- l' euro oggi non e' solo una moneta, ma e' lo scudo che difende la democrazia europea alla quale e' legato il destino politico di ogni Paese.Le sorti della moneta unica sono prima di tutto un problema politico, sia per l'Unione e sia per la speculazione: se salta l'euro ogni paese si troverà a dover affrontare da solo, senza Europa, enormi difficoltà nel mare aperto della globalizzazione senza regole. Sarebbe la fine dell' Europa e la vittoria della criminalita' finanziaria. La fine degli Stati, travolti dalla conflittualità sociale, e la vittoria dei piani alti dove siedono le vere caste.
In Italia le iene finanziarie mangeranno la seconda repubblica e la crisi di sistema si accompagnera' allo scoppio della rivolta dei giovani meridionali come nel Maghreb. L' unita' nazionale e' dunque in pericolo.Non cogliere la natura politica delle sorti dell'euro, in particolare da parte della Germania, sarebbe un errore fatale anche per lei, perché si innesterebbe una reazione a catena che nemmeno la Merkel potrebbe sostenere di fronte al diffondersi di un prevedibile sentimento anti-tedesco che ci porterebbe indietro nel tempo, agli anni '40. Laddove non e' riuscito Stalin e i suoi successori, liquidare cioè l'Europa atlantica, possono riuscire, se la Germania sbaglia posizione giovedi, le forze criminali della speculazione che puntano alla destrutturazione degli Stati per lasciare campo libero alla rapina e al terrorismo finanziario, ben piu' spaventoso di quello armato.
 

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