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LA CIVILTA' DELLA COOPERAZIONE

 

La civiltà occidentale rischia la sua decadenza, causa l’individualismo e la corruzione. La crisi che stiamo vivendo è essenzialmente etica, prima che economica e politica. Si deve ricostituire il tessuto etico della nostra società, attraverso un rinnovamento morale che si rifletta in quello istituzionale.

E’ necessario definire e mettere in atto un nuovo modello sociale. Si tratta di passare da un sistema piramidale (gerarchico e di casta) a un sistema a rete (partecipativo e cooperativo). E’ questo il “modello cooperativo”, basato sulla condivisione, sulla compartecipazione e sulla corresponsabilità, dove l’equità e la trasparenza siano al centro di tutto il sistema delle relazioni.

La formazione dei cittadini deve poter essere critica e morale. Famiglia e scuola devono poter insegnare l’arte del decentramento e dell’equità. Bisogna saper riprendere gli ideali della giustizia e della responsabilità e farne pratica di vita. In tal senso, vanno individuati dal basso tutti quei giovani preparati, impegnati, solidali e partecipi, per indirizzarli ad assumersi compiti politici.

Ora che si sta realizzando la Terza rivoluzione industriale – col decentramento delle risorse energetiche rinnovabili – si può pensare a rapporti fra popoli, nazioni e continenti improntati alla responsabilità e alla cooperazione. Quella che si sta delineando è una nuova morale utilitaria, che torni a vantaggio di tutti nel mondo della globalizzazione e dell’interdipendenza di tutti i popoli della Terra.

Per tutto ciò serve una nuova leadership etica. Tale leadership non può che essere cooperativa e compartecipe, direttamente investita dai cittadini e sotto il loro controllo, designata per meriti sociali e di lavoro, composta anche da molte persone giovani, che abbiano dimostrato impegno, attendibilità e competenza.

Ciò che la nostra società deve poter formare sono le competenze sociali: di tipo relazionale, comunicativo e organizzativo. Tutte rivolte al bene della collettività e basate su professionalità attestata dal basso, nella prassi quotidiana.

Ciò che va ricostituita è la fiducia fra cittadino e Stato, ispirata dal rispetto reciproco e dalla riconoscenza. All’interno di tale ordine di cose deve poter essere attivata un’economia della reciprocità, ossia un’economia basata sulla commisurazione fra prestazioni e servizi e sul valore dei beni d’uso rispetto ai beni consumistici. Tale economia è caratterizzata dalla morale della parabola dei talenti, dove la produttività, la semplificazione burocratica, l’efficienza dei servizi e la velocità di far girare beni e denari possa creare benessere per tutti.

Rispetto alle logiche dello sfruttamento e della separazione vanno sapute proporre logiche d’integrazione e unificazione, nella consapevolezza che nei sistemi sociali aperti, la ricchezza deriva dall’apertura a forze e idee nuove. Ciò richiede l’espansione della coscienza, che da individuale deve farsi collettiva, sino a farsi coscienza planetaria. Ci si può salvare solo tutti assieme, vivendo tutti nella medesima ecosfera. Si tratta di passare dall’ “io” narcisistico ed egocentrico al “noi” di partecipazione.

Per andare verso la civiltà della cooperazione è necessario formare persone corresponsabili e competenti. In tal senso si deve acquisire il senso del gruppo, accettandone logiche e regole morali, sviluppare l’arte del dialogare e del comunicare, attivare relazioni di cura e affinare la capacità di esser coach etici. La parte seconda del libro delinea questi strumenti metodologici. Alla base di tutto vanno saputi recuperare valori di una tradizione di eticità e merito, per rinnovarli nel contesto della post- modernità, sviluppando un modello del rinnovamento, per una nuovo rinascimento, capace di generare il nuovo umanesimo della civiltà della cooperazione

 

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