Email:
Password:
Non sei ancora iscritto? clicca qui
Iscriviti alla Newsletter:
ABBONAMENTI e RINNOVI  Critica TV Cerca nel sito:
Links   Chi Siamo  
Critica Sociale (anno 2014)
Storia e documenti di trent'anni (1980-2013)
Le pubblicazioni e i dibattiti
Le radici della democrazia e la Critica di Turati



AMBIENTE (45)
CRITICA SOCIALE (52)
CULTURA POLITICA (372)
DEMOCRAZIA (395)
DIRITTI UMANI (116)
ECONOMIA (254)
ENERGIA (74)
GEOPOLITICA (402)
POLITICHE SOCIALI (77)
SICUREZZA (291)
STORIA (98)
TERRORISMO (62)


Afghanistan (66)
Ahmadinejad (56)
Al-qaeda (29)
America (56)
Berlusconi (56)
Blair (61)
Brown (83)
Bush (131)
Cameron (31)
Casa Bianca (20)
Cina (141)
Clinton (71)
Comunismo (18)
Craxi (34)
Cremlino (33)
Crisi (88)
Egitto (19)
Elezioni (26)
Euro (24)
Europa (242)
Fed (16)
Francia (58)
Frattini (16)
G8 (17)
Gas (19)
Gaza (30)
Gazprom (24)
Georgia (40)
Germania (36)
Gran Bretagna (47)
Guerra Fredda (23)
Hamas (56)
Hezbollah (38)
India (42)
Iran (166)
Iraq (52)
Israele (148)
Italia (110)
Labour (58)
Libano (37)
Libia (21)
Mccain (84)
Medio Oriente (82)
Mediterraneo (19)
Medvedev (49)
Merkel (35)
Miliband (24)
Mosca (31)
Napolitano (16)
Nato (61)
Netanyahu (26)
Nucleare (53)
Obama (240)
Occidente (60)
Olmert (18)
Onu (43)
Pace (20)
Pakistan (34)
Palestina (23)
Palestinesi (31)
Pci (22)
Pd (26)
Pdl (16)
Pechino (27)
Petrolio (35)
Psi (19)
Putin (109)
Recessione (32)
Repubblicano (16)
Rubriche (53)
Russia (179)
Sarkozy (130)
Sinistra (24)
Siria (49)
Socialismo (40)
Stati Uniti (189)
Stato (23)
Teheran (20)
Tory (22)
Tremonti (30)
Turati (24)
Turchia (30)
Ucraina (25)
Ue (81)
Unione Europea (37)
Usa (228)
Welfare (16)

   
Home Page  >>  Rassegna Stampa
 
 



LA GERMANIA E IL RILANCIO DELLA POLITICA EUROPEA

Critica Sociale

Recentemente, Il Sole 24 ore ha ripreso una nota comparsa sul blog "Voci dalla Germania". L'articolo annunciava, citando Die Welt, la preparazione da parte di Sigmar Gabriel, presidente del SPD, di un progetto di referendum sulla Costituzione per superare i limiti imposti alla condivisione del debito europeo attraverso istituzioni politiche europee comuni. La posizione di Gabriel prende spunto dalle tesi sulla Costituzione europea di Habermas. Il filosofo, contemporaneamente alla proposta del leader SPD, ha pubblicato sulla FAZ un essai scritto con  Peter Bofinger e Julian Nida-Rumelin.

Di seguito:

1- L'articolo che dà notizia dell'iniziativa di Sigmar Gabriel;
2- L'articolo di Sigmar Gabriel;
3- L'essai di Bofinger-Habermas-Nida-Rumelin.

Nota introduttiva: Al momento della pubblicazione degli articoli, non era ancora nota la decisione della Corte costituzionale tedesca, che il 12 settembre ha approvato, seppure con alcune condizioni, la creazione del nuovo Fondo salva-Stati Esm e il Patto fiscale definito dai leader europei.




 

La SPD apre agli eurobond (da Voci dalla Germania)

"Gli stati Euro dovrebbero garantire congiuntamente per i debiti, ha dichiarato Sigmar Gabriel. Secondo il leader SPD, per trasferire i poteri di bilancio del Bundestag alla UE, c'è bisogno di modifiche costituzionali e di un voto popolare. Unione CDU/CSU e FDP rifiutano un tale dibattito costituzionale.
La coalizione di governo (Unione e FDP) e l'opposizione sono sempre più distanti nella ricerca di una soluzione alla crisi dell'euro. Mentre i leader politici dell'Unione attaccano la BCE e la Grecia, e in Europa difendono il controverso corso seguito dal governo federale, la SPD si prepara a un radicale cambio di strategia.

Sigmar Gabriel (SPD) condivide in pieno il contributo di Jürgen Habermas, Julian Nida-Rümelin e Peter Bofinger ed intende introdurre le loro idee nel dibattito sul programma elettorale della SPD. Nell'articolo dei tre professori si propone una messa in comune dei debiti fra gli Stati dell'euro, da associare a uno stretto controllo sui bilanci nazionali dei singoli Stati. Secondo i tre autori, questo passo è indispensabile per la soluzione della crisi. Manca tuttavia un progetto politico. Questo sarebbe tanto più necessario per bloccare attraverso misure politiche "i mali dell'inquietante universo parallelo" - vale a dire i cattivi mercati finanziari.

Voto popolare sull'Europa

SPD, Unione e Verdi sono stati invitati dai tre autori a iniziative comuni per lanciare una nuova convenzione costituzionale. Si dovranno quindi elaborare proposte per un cambiamento costituzionale finalizzato a trasferire alle istituzioni europee i poteri di bilancio nazionali. Il risultato dovrà essere approvato con un referendum popolare. In questo modo sarà possibile aprire la strada a una unione politica dell'Europa composta da un nucleo di 17 paesi.

Senza un tale cambiamento di strategia l'unione monetaria nella sua forma attuale non potrà sopravvivere a lungo, scrivono i filosofi Habermas e Nida-Rümelin insieme all'economista Bofinger, membro del gruppo dei cinque saggi economici. Gabriel ha dichiarato alla Berliner Zeitung che condivide questo punto di vista: "Introdurrò questo contributo nella nostra discussione sul programma di governo e farò campagna per queste proposte presso i leader dei partiti socialdemocratici europei". Il corso politico che la SPD fino ad ora ha appoggiato al Bundestag sembrerebbe chiuso.

FDP: "spettacolo di burattini"

La proposta di Gabriel ha innescato diverse risposte. Il capogruppo al Bundestag della FDP Brüderle, ha detto che la coalizione (FDP e CDU/CSU) è felice di "poter trasformare le elezioni federali in un referendum sul socialismo del debito proposto dal sig. Gabriel". Il segretario generale della FDP Patrick Doering ha accusato Gabriel di avere una politica vacillante e ha definito la proposta di Gabriel "uno spettacolo politico di burattini". E' arrivato il momento per "una parola del capo" da parte del segretario SPD Frank-Walter Steinmeier, "per ristabilire la serietà della politica socialdemocratica" ha detto Doering.

Al contrario, fra gli economisti tedeschi l'approccio ha avuto un'accoglienza positiva. In questo modo "sarebbe finalmente possibile illustrare gli argomenti economici e politici pro e contro questo corso politico" ha dichiarato ad Handelsblatt l'economista Kai Carstensen, responsabile degli studi sulla congiuntura dell'Istituto Ifo di Monaco. Se i cittadini dovessero votare in maniera favorevole, i trasferimenti di poteri sarebbero legittimati democraticamente.

Anche il direttore dell' Institut der deutschen Wirtschaft (IW), Michael Hüther, ha mostrato interesse per l'idea. "Gabriel ha ragione quando dice che una unione fiscale con regole molto rigide per il controllo dei bilanci non è possibile sulla base della costituzione vigente", ha detto Hüther. Tuttavia, questo è un processo che richiede molto tempo, perciò " la proposta non sarebbe una soluzione per l'attuale crisi". 

 
Dare coraggio alla Politica
Sigmar Gabriel

La Cancelliera dovrebbe essere onesta: l'euro può essere salvato solo se gli Stati europei rinunciano a una parte della loro sovranità nazionale.

Cosa hanno in comune le idee politiche sull'Europa di Angela Merkel e Sahra Wagenknecht (vice presidente del partito di sinistra Die Linke)? Entrambe si sottraggono alle responsabilità. La Cancelliera vuole che sia solo la Banca Centrale Europea a sobbarcarsi il peso della stabilizzazione dell'euro, in modo che i paesi più in difficoltà possano resistere alla pressione dei tassi di interessi sui mercati finanziari. Mentre Angela Merkel continua a demonizzare pubblicamente ogni ipotesi di trasformazione della UE in una "comunità di debito", ribadendo che ogni Stato membro del Sistema Europeo di Banche Centrali debba rispondere della propria gestione finanziaria, il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann condanna (a ragione) questo velato tentativo di delegare ogni responsabilità alla BCE. Weidmann considera tutto ciò sostanzialmente illegale. Se pensiamo che quest'uomo è stato fino a non troppo tempo fa il più importante consigliere della Cancelliera, le sue lamentele paiono particolarmente credibili.

Una oscura unione rosso-nera

La Merkel si comporta come la Wagenknecht, sebbene rappresentino due tendenze partitiche apparentemente inconciliabili. Nonostante vi sia un criticismo incrociato, non può sfuggire il medesimo atteggiamento di irresponsabilità politica, che traspare anche nella creazione del Meccanismo Europeo di Stabilità (ESM), al quale si vuole concedere licenza bancaria perché faccia quello che la Merkel si aspetta dalla BCE. Si vorrebbe che le istituzioni finanziarie salvassero l'unione monetaria, quando invece dovrebbe essere la politica a farlo. Forse, a un anno e mezzo dalle elezioni in Germania non sia ha il coraggio di dire scomode verità ai cittadini.

Quale soluzione?

Quanto durerà l'acquisto di titoli governativi da parte della BCE o dell'ESM? Di quale entità sarà? In ogni caso, coloro che oggi in Germania prendono a prestito a un tasso di interesse nullo, non accetteranno facilmente i rischi per Berlino di un crescente acquisto di titoli governativi da parte della BCE e dell'ESM.

La vera questione è: In che modo l'Eurozona nel suo insieme può riconquistare credibilità? Solo attraverso un meccanismo temporaneo di acquisto di titoli governativi mediante la BCE o l'ESM? Poco probabile. Ma quale dovrebbe essere la vera soluzione?

L'indebitamento dei singoli paesi membri dell'euro è più una conseguenza che una causa dei problemi. L'idea per anni prevalente in Europa che un mercato comune e una moneta unica fossero sufficienti a stimolare una competizione tra gli Stati membri che incoraggiasse il miglioramento delle performance di tutti si è rivelata un'illusione.

L'abbandono, politicamente motivato, da parte dei governi neoliberali in Europa di politiche fiscali e finanziarie condivise ha ampliato le distanze tra le economie più forti (in special modo, la Germania) e quelle più deboli. Pensate cosa sarebbe successo se nel 1948 la Germania Ovest avesse introdotto il Deutsche Mark lasciando contestualmente le varie province tedesche a sé stesse. La Baviera sarebbe probabilmente ancora una povera regione agricola, come lo è stata in passato.

L'unione monetaria è fallita da lungo tempo

Molti parlano oggi di "disintegrazione dell'unione monetaria" come "pericolo imminente". A costoro si potrebbe rispondere: "E' già accaduto". In conseguenza di ciò, alcuni dei paesi più deboli della zona euro hanno cercato di comprare prosperità indebitandosi, a livello governativo (come la Grecia) o a livello privato (come la Spagna). Questi stessi paesi sono stati ingannati dai mercati finanziari (che oggi paiono molto più maligni che in passato) anche a causa dei gravi problemi strutturali dell'unione monetaria.

Sono due le vere alternative

Due sono le reali alternative che Angela Merkel ha di fronte.

La prima chiama in causa un'unione monetaria ridotta, che includa le economie che abbiano grosso modo la stessa forza economica, sperando che una più compatta e omogenea unione monetaria possa ottenere la fiducia dei mercati dei capitali. I paesi che non saranno in grado di farne parte ricorreranno ai mezzi classici per rivitalizzare la propria competitività: la svalutazione delle monete nazionali. A prescindere dalle conseguenze economiche e dai costi di questa alternativa, che nessuno può stimare, il costo politico sarebbe enorme. L'Europa non passerebbe il suo primo test probante e, sia internamente che esternamente, un giudizio chiaro e negativo sulla credibilità europea peserebbe sul Continente per decenni; in conseguenza di ciò, aumenterebbero le spinte centrifughe.

La seconda alternativa è legata all'eliminazione dei problemi strutturali dell'Eurozona, attuando una genuina integrazione finanziaria, fiscale e di politica economica. Se dal punto di vista economico i problemi non paiono insormontabili, lo sono dal punto di vista politico, data l'indisponibilità di molti Stati a cedere quote rilevanti di sovranità nazionale. D'altro canto, la condivisione della responsabilità nell'ambito di una genuina unione fiscale necessita di un parlamento eletto e con reali poteri e non delle istituzioni burocratizzate che dominano oggi il panorama comunitario.

Segretezza e scarico di responsabilità

Il ministro delle Finanze, Wolfgang Schaeuble, è pronto, la sua Cancelliera molto meno. Avendo in mente la campagna elettorale per le elezioni federali, la Merkel teme il risentimento dell'opinione pubblica verso l'Europa e l'euro; risentimento che lei stessa ha contribuito a fomentare ("Non un cent per la Grecia"). A differenza del suo ministro, la Cancelliera ha sfortunatamente scelto la segretezza e lo scarico di responsabilità.

Un politico di governo responsabile dovrebbe agire per costituire l'unione fiscale europea al più presto e per procedere alla necessaria devoluzione di sovranità nazionale. Nel perseguire simili vitali obiettivi, non dovrebbe nascondere i fatti, dovrebbe lottare politicamente, dovrebbe confrontarsi con i pregiudizi e confutarli piuttosto che sfruttarli a fini propagandistici. Insomma, uno statista dovrebbe perseguire un obiettivo necessario, anche se questo dovesse mettere a rischio la sua stessa carriera politica.

La voce dell'Europa

Per ridare slancio all'integrazione europea e porre le condizioni per la cessione ulteriore di quote di sovranità nazionale, dobbiamo spiegare alla gente il perché  dell'Europa, ma anche qualcosa d'altro. Le originarie giustificazioni per la nascita e la sopravvivenza dell'Unione - la pace interna al Continente e la prosperità - sono nobili e importanti, ma devono essere aggiornate. Una nuova giustificazione deve essere aggiunta: abbiamo bisogno dell'unificazione dell'Europa per creare una rappresentanza verso l'esterno dei cittadini.

Nel mondo del XXI secolo, dove conta sapere quel che pensano il governo statunitense, cinese e indiano, 27 Stati divisi possono incidere poco. Al mondo interessa sapere cosa pensa l'Europa. Pertanto, o l'Europa ha una voce o non ne ha affatto. L'Europa è la nostra risposta alla globalizzazione ed è per questo motivo che dobbiamo aver il coraggio di fare politica e di non nasconderci dietro le istituzioni finanziarie.

Dichiarazione rilasciata dal presidente dell' SPD, Sigmar Gabriel, e apparsa sul quotidiano tedesco "Die Welt" il 3 agosto 2012

 
Per un nuovo corso dell’Europa in opposizione a una democrazia di facciata
Jürgen Habermas e altri (dalla FAZ del 3 agosto)

La crisi dell'euro riflette il fallimento della politica del vicolo cieco. Il governo federale non ha il coraggio di superare uno status quo insostenibile. Questa è la ragione per cui, nonostante gli ampi programmi di salvataggio e i summit che si sono susseguiti nell'area euro negli ultimi due anni, la situazione si è deteriorata.
La crisi economica della Grecia minaccia la permanenza di Atene nell'euro. L'uscita greca dalla moneta unica sarebbe associata a reazioni a catena imprevedibili per gli altri paesi membri. Italia, Spagna e Portogallo sono caduti in una grave recessione che determina un continuo aumento della disoccupazione.
La situazione economica sfavorevole di molti paesi aggrava la già fragile situazione delle banche, mentre la crescente incertezza sul futuro dell'unione monetaria fa sì che gli investitori siano sempre più riluttanti ad acquistare obbligazioni dei paesi problematici. L'aumento dei tassi di interesse sui titoli di Stato, ma anche le condizioni economiche sempre più difficili, rendono complicato metter in moto processi di consolidamento.

L'UE può fungere da avanguardia
Questa destabilizzazione che si auto-alimenta è dovuta principalmente al fatto che le strategie di gestione delle crisi non contemplino l'approfondimento delle istituzioni europee. Il fatto che la crisi sia peggiorata negli anni nonostante i vari tentativi esperiti, dimostra ancora una volta le carenze della politica.
La giustificazione di un passo di integrazione di grandi dimensioni deriva non solo dalla crisi in corso nella zona euro, ma anche dalle necessità che emergono dall'inquietante universo parallelo delle banche di investimento e degli hedge fund, oltre ai segnali negativi dall'economia reale, di beni e servizi.

Le misure necessarie per una ri-regolamentazione sono evidenti. Tuttavia, l'implementazione di simili misure si scontra con le reazioni particolaristiche degli interessi nazionali e questo spiega il fallimento di quell'approccio globale coordinato proposto per la prima volta al G 20 di Londra nel 2009.


Jürgen Habermas

Una grande potenza economica come la UE, o quantomeno l'Eurozona, dovrebbe svolgere una funzione di avanguardia. Solo con un significativo approfondimento dell'integrazione potrà essere mantenuta in vita una moneta unica, senza necessità che vi sia bisogno di una sequela indefinita di interventi di salvataggio a favore degli Stati in difficoltà da parte degli altri paesi dell'Unione.
Il trasferimento di sovranità alle istituzioni europee è ormai inevitabile, se si vuole applicare efficacemente la disciplina di bilancio e garantire un sistema finanziario stabile. Allo stesso tempo, si avverte l'esigenza di un maggiore coordinamento delle politiche finanziarie, economiche e sociali dei paesi membri con l'obiettivo di compensare gli squilibri strutturali nell'area della moneta unica.

Gli approcci precedenti si sono rivelati inadeguati

L'intensificazione della crisi dimostra che la politica del governo federale nei confronti dell'Europa si è basata su una diagnosi sbagliata. La crisi attuale non è una crisi dell'euro. L'euro ha dimostrato di essere una moneta stabile. La crisi attuale non è specificamente una crisi del debito europeo.
Rispetto a grandi economie come quella americana e giapponese, la situazione dell'Unione Europea, e dei singoli Stati al suo interno, è configurabile non come una crisi del debito ma come una crisi di finanziamento dei singoli paesi dell'area dell'euro, dovuta principalmente a una mancanza di tutela istituzionale della causa della moneta comune.
L'escalation della crisi dimostra che gli approcci precedenti sono stati insufficienti. E' pertanto legittimo il timore che l'unione monetaria non sopravviva senza un cambiamento fondamentale di strategia. Il punto di partenza per un ri-orientamento concettuale deve essere una chiara diagnosi delle cause della crisi.
Il governo federale sembra presupporre che i problemi siano principalmente causati da una mancanza di disciplina fiscale a livello nazionale e che la soluzione debba principalmente ricercarsi in una rigorosa politica di austerità dei singoli paesi. Istituzionalmente, questo approccio dovrebbe in primo luogo passare attraverso norme più rigorose di bilancio per costringere i paesi in difficoltà a una forte austerità.

Due strategie per superare l'attuale crisi

In realtà, queste politiche hanno indebolito l'economia e determinato l'aumento della disoccupazione. I paesi in difficoltà nel confronto internazionale, nonostante una rigorosa politica di austerità e varie riforme strutturali, non sono stati ancora in grado di limitare i loro costi di finanziamento a un livello gestibile. Gli sviluppi degli ultimi mesi dimostrano pertanto che la diagnosi e il trattamento posti in essere dal governo federale sono stati sin dall'inizio unidimensionali. Infatti, la crisi non è dovuta solo a fattori nazionali, ma può essere in larga misura attribuita a problemi sistemici.
La gravi difficoltà attuali non possono essere superate soltanto dagli sforzi a livello nazionale, ma hanno bisogno di una risposta sistemica. Solo attraverso una responsabilità congiunta verso i titoli di Stato nell'area dell'euro sarà possibile limitare l'attuale instabilità dei mercati finanziari  e minimizzare il rischio di insolvenza individuale di un paese.
Le preoccupazioni di chi non vuole incentivare gli Stati a prendere rischi e a sbagliare nuovamente devono, tuttavia, essere prese molto sul serio. La responsabilità dell'Unione Europea deve essere pertanto associata a un controllo rigoroso rispetto ai bilanci nazionali. Per quanto riguarda il controllo fiscale, solo determinati aspetti dovrebbero essere sottratti alla sovranità nazionale e delegati all'autorità delle istituzioni UE.


Peter Bofinger

Vi sono solo due strategie coerenti per superare l'attuale crisi: o il ritorno alle valute nazionali nell'Unione Europea, in modo che ogni paese sia soggetto a fluttuazioni imprevedibili di mercati valutari altamente speculativi, o il consolidamento istituzionale di una comune politica fiscale, economica e sociale nella zona euro, con l'obiettivo più ampio di recuperare l'iniziativa politica nei confronti degli imperativi del mercato a livello transnazionale.

Preparare il terreno per l'unione politica

Da una prospettiva che si estenda oltre l'attuale crisi, si intravede la promessa di una "Europa sociale". Perché solo un'Europa politicamente unita è la chiave per invertire il processo di trasformazione della democrazia del welfare in una democrazia basata unicamente sul mercato. Proprio per il legame con questa prospettiva espansiva la seconda opzione (comune politica fiscale, economica e sociale) merita di essere preferita alla prima (ritorno alle valute nazionali).
Se si vuole evitare un ritorno al nazionalismo monetario, nonché un prolungarsi nel lungo periodo della crisi dell'euro, è necessario gettare le basi per un'unione politica, inizialmente nel cuore dell'Europa, ossia i 17 membri dell'attuale unione monetaria.

"No taxation without representation"

Noi sosteniamo che, senza nascondere alcunché, se si vuole aderire alla moneta unica si deve anche sostenere una responsabilità condivisa, si deve superare il deficit istituzionale nell'area dell'euro. Il governo federale ha respinto la proposta di istituire di un fondo di debito seguitando a dar corpo all'illusione della sovranità nazionale.
Quando i governi non spiegano con chiarezza ai cittadini il loro reale corso di azione, minano ancora di più le fragili fondamenta democratiche dell'Unione Europea. Il grido di battaglia della Guerra d'indipendenza americana ("No taxation without representation") ha oggi una lettura sorprendente: Una volta creata nella zona euro la possibilità di attuare politiche che abbiano effetti redistributivi entro i confini dei singoli Stati membri, il legislatore europeo che ne ha la responsabilità (il Parlamento europeo e, indirettamente, il Consiglio) deve essere espressione degli elettori. Altrimenti si viola il principio secondo cui il legislatore, colui che decide sulla ripartizione della spesa pubblica e che raccoglie le tasse per quella stessa spesa, debba essere espressione democratica della cittadinanza.

La Repubblica federale dovrebbe prendere l'iniziativa

La memoria storica dell'unificazione dell'Impero tedesco dovrebbe servire da avvertimento. I mercati finanziari non possono essere soddisfatti con disegni complicati e imperscrutabili, mentre i governi accettano tacitamente un'autorità centralizzata, che diventa potere esecutivo indipendente sopra le loro teste e quelle dei cittadini. Al punto in cui siamo giunti, il popolo deve parlare.


Julian Nida-Rumelin

La Repubblica federale, essendo il più grande "azionista" del Consiglio europeo, dovrebbe prendere l'iniziativa di convocare una convenzione costituzionale. Solo in questo modo potrebbe essere colmato il deficit di legittimità che le misure di emergenza non hanno potuto riempire. Un eventuale esito positivo del referendum sulla suddetta Costituzione sancirebbe la vittoria della sovranità dei popoli sull'usurpazione dei mercati.

Scegliere gli strumenti adeguati

La strategia della modifica del patto costituzionale è finalizzata alla creazione di un nucleo di Stati europei, politicamente unificato nell'area della moneta europea e aperto alle adesioni di altri paesi dell'UE, in particolare la Polonia. La Costituzione richiede una chiara visione politica di una democrazia sovranazionale, che permetta una governance condivisa, senza assumere la forma di uno Stato federale.
Lo Stato federale europeo è il modello sbagliato e mobiliterebbe le nazioni europee, storicamente indipendenti, per sopraffarlo. Oggi, la causa dell'approfondimento delle istituzioni dovrebbe essere guidata dall'idea che il compito di un nucleo democratico di Stati europei sia quello di rappresentare tutti i cittadini degli stati membri dell'UEM, non solo i cittadini direttamente coinvolti in quella che inizialmente sarebbe una sorta di Unione Protestante, ma anche i cittadini degli altri paesi europei.
E' possibile che la Corte costituzionale federale ostacoli quei partiti politici che proponessero un'iniziativa referendaria di modifica costituzionale. A quel punto,
SPD, CDU e verdi dovrebbero allearsi per stabilire una Convenzione Costituzionale. Una simile vasta alleanza tra partiti avrebbe la forza necessaria per convincere l'opinione pubblica tedesca dell'esistenza di una valida alternativa europea, che vada nella direzione dell'unione politica.

Un addio alla storia del mondo?

I quattro anni di crisi hanno innescato un dibattito spinto che ha diretto l'attenzione della pubblica opinione nazionale, come mai prima d'ora, sulle questioni europee. Questa consapevolezza della necessità di una regolamentazione dei mercati finanziari e del superamento degli squilibri strutturali è emersa dal confronto all'interno della zona euro. Per la prima volta nella storia del capitalismo è stato uno dei settori più avanzati, il sistema bancario, a innescare la crisi e a costringere i governi e i contribuenti a intervenire in soccorso.

Le barriere tra i processi sistemici e la vita ordinaria sono saltate. I cittadini avvertono uno sgomento giustificato. Si diffonde la sensazione che i meccanismi anonimi di mercato operino ledendo la giustizia sociale e l'equità. Questa sensazione si fonde con la rabbia, dovuta alla propria impotenza. Tutto ciò dovrebbe essere alla base di scelte politiche che operino per l'empowerment e il coinvolgimento dei cittadini.
Una discussione sulle finalità del processo di unificazione europea offrirebbe l'opportunità di inquadrare meglio le questioni economiche al centro del dibattito pubblico. La spostamento epocale di potere da ovest a est e il cambiamento nel rapporto con gli Stati Uniti mettono in evidenza i vantaggi sinergici dell'unificazione europea, ma in una luce diversa rispetto a quanto è avvenuto sino a oggi.
Nel mondo post-coloniale, il ruolo dell'Europa è in declino. Le proiezioni statistiche per il futuro evidenziano che  l'Europa ha davanti a sé un destino segnato dal calo demografico, dalla diminuzione del suo peso economico e politico negli affari globali. I cittadini europei devono capire che possono mantenere il loro modello sociale e la diversità delle loro culture nazionali solo lavorando insieme. È necessario unire le forze se si vuole comunque contare nell'agenda della politica mondiale e contribuire alla soluzione dei problemi globali. L'assenza di integrazione europea rappresenterebbe un congedo dalla storia del mondo.


La genesi di questo saggio

Sigmar Gabriel, presidente dell'SPD, ha incontrato Jürgen Habermas chiedendogli un contributo al programma di governo del suo partito. In seguito, si sono aggiunti i contributi del filosofo Julian Nida-Rumelin e dell'economista Peter Bofinger. Il risultato contribuirà a integrare il programma politico dei socialdemocratici tedeschi. Si tratta di un nuovo metodo, per fare in modo che le scelte del partito non siano frutto solo del lavorio nelle "oscure stanze", ma vengano anche influenzate dagli apporti di studiosi e intellettuali.

 

Data:





mccain   sicurezza   critica sociale   bush   iran   siria   politiche sociali   francia   energia   nucleare   sarkozy   iraq   clinton   india   nato   economia   occidente   ahmadinejad   stati uniti   gran bretagna   storia   putin   medio oriente   terrorismo   diritti umani   russia   israele   berlusconi   crisi   america   italia   medvedev   blair   usa   geopolitica   onu   cina   brown   obama   ue   europa   democrazia   ambiente   afghanistan   hamas   cultura politica   rubriche   labour