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150 ANNI DI UNITA’ DELLA NAZIONE. 120 ANNI PER L’UNITA’ SOCIALE
di Critica Sociale

Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha concesso il Suo Alto Patronato alla celebrazione dei 120 anni della Critica Sociale. Il comitato promotore è formato, oltre che dalla stessa Rivista, dalla Società Umanitaria, dalle Ragioni del Socialismo, da Mondoperaio e dagli Amici di Critica Sociale, con la consulenza scientifica della Fondazione Filippo Turati. Pubblichiamo la nota con cui la Direzione della Critica ha illustrato il significato che intende attribuire alla celebrazione di questo anniversario

“Signor Presidente, cento venti anni fa nasceva Critica Sociale: nel primo numero del 15 gennaio 1891, Filippo Turati spiegò ai lettori della Rivista, nel suo editoriale di presentazione della nuova Direzione, le ragioni che lo inducevano a scegliere il nome “Critica Sociale” in luogo della vecchia testata “Cuore e Critica” creata nel 1887 dal mazziniano Arcangelo Ghisleri e della quale Turati era già redattore. La nuova linea del giornale si proponeva di evolvere il socialismo democratico risorgimentale, umanitario e romantico, verso un nuovo socialismo scientifico, un socialismo basato sullo studio critico della società che si andava formando nella nuova Nazione, frutto del processo unitario terminato solo 30 anni prima, e che metteva a fuoco l’esistenza di una “Eterna questione”, come definì la Questione sociale.
Intendiamo ricordare l’anniversario della Critica Sociale cogliendone la profonda relazione con le sue radici originarie, che coincidono con le Celebrazioni del 150 Anniversario dell’Unità d’Italia. Vi sono ragioni di fondo, a nostro giudizio, che brevemente desideriamo sottoporre alla Sua cortese considerazione e pazienza.
Innanzitutto la Rivista sorge prima del Partito dei socialisti (essi già con un ruolo di primo piano nel movimento democratico unitario), nel tentativo di contribuire alla costruzione della Nazione attraverso l’ ingresso delle masse lavoratrici - che compaiono per la prima volta sulla scena - nella vita unitaria del nuovo Stato. Il fine del gruppo della Critica Sociale fu quello di organizzare la partecipazione dei lavoratori alla vita politica con un proprio partito, formando così un popolo (Il “fare gli Italiani” garibaldino) con l’educazione alla associazione: alla cooperazione nell’economia, alla mutualità nei sindacati e nelle primordiali strutture di welfare, all’autogoverno nei municipi, nelle battaglie per i diritti, prima di tutto per il suffragio universale e per la legge elettorale proporzionale. Si coglieva (pur tra le polemiche interne) ogni opportunità offerta dalla democrazia liberale per promuovere il movimento dei lavoratori come soggetto protagonista a pieno titolo dello sviluppo e del progresso italiano. Forse questo è il lascito più importante dell’idea socialista della Critica Sociale, e costituisce per noi ancora una finalità ed un metodo di attualissimo valore patriottico.
In secondo luogo, il nesso che cogliamo con le Celebrazioni del 150° dell’Unità d’Italia, è la ricca documentazione sui processi di organizzazione e di sviluppo delle forme istituzionali, dell’economica e della nuova società unitaria, che Critica Sociale conserva nella sua storia, per la longevità e continuità della sua pubblicazione a cavallo dei due secoli, fino all’avvento del fascismo e all’esilio. Sono molte le altre importanti riviste pubblicate in quegli anni, ma la continuità della Critica Sociale consente di avere uno sguardo unitario sui processi storici, sulle realizzazioni, le interruzioni, i confronti e i cambiamenti intervenuti nelle politiche dell’epoca.
Sotto questo profilo riteniamo la divulgazione del suo archivio essere interessante non solo per la storia del movimento dei lavoratori e socialista, ma per la conoscenza, quasi nel dettaglio, degli studi, dei dibatti e persino delle polemiche che hanno accompagnato la costruzione della Nazione. E’ dunque, a nostro modo di sentire, un patrimonio di tutti gli italiani, un patrimonio nazionale che sentiamo il dovere di rendere disponibile. Infine e in questa prospettiva, amanti dei nostri ideali, desideriamo cogliere ogni possibilità di collaborazione con le Istituzioni, sia pubbliche che private, per dare un contributo alla conoscenza dei processi storici e delle idee che hanno dato al nostro Paese la democrazia come sua civiltà. In proposito ci permettiamo di anticiparLe che è stata predisposta l’edizione digitale, in un cofanetto di sette DVD, dell’intera Collezione Storica diretta da Filippo Turati (1891-1926) di cui intendiamo fare dono ad ogni biblioteca, centro studi, archivio e ateneo interessato ad arricchire la propria documentazione. Una iniziativa che ci auguriamo possa essere utile ed apprezzata soprattuto dai giovani.
La vastità delle collaborazioni alla Critica Sociale è di tale ampiezza da non poterci consentire di abusare ulteriormente della Sua cortese attenzione per essere illustrata: si tratta di personalità di spicco del pensiero sociale, economico, giuridico e culturale italiano, ma anche internazionale, in un arco di tendenze lasciato sempre aperto ad ogni contributo. Quindi è solo a titolo indicativo che ricordiamo tra gli autori lo stesso Federico Engels, Vilfredo Pareto, i coniugi Webb della Fabian Society (con la quale intratteniamo tutt’ora fraterni rapporti di attiva collaborazione), Emile Vandervelde, Giovanni Mosca, Gaetano Salvemini, Enrico Ferri, Gabriele Rosa, Carlo Rosselli, Giacomo Matteotti, Benvenuto Griziotti, Giovanni Montemartini, Attilio Cabiati, e molti altri tra i quali, nel secondo dopoguerra, ricordiamo in segno di omaggio alla memoria, il senatore a vita, Leo Valiani e il giornalista Walter Tobagi.
In questo quadro di autori della Critica Sociale spiccano, in particolare, i nomi di due futuri Presidenti della Repubblica: Luigi Einaudi, che iniziò giovanissimo la sua collaborazione, ancora responsabile del circolo socialista universitario di Torino, e che proseguì a offrire i suoi studi in saggi di grande livello, già divenuto editorialista del Corriere della Sera, per un arco di dieci anni (1893-1903); Giuseppe Saragat, che ebbe nella Critica Sociale un punto di riferimento della sua posizione politica, in particolare con la direzione di Giuseppe Faravelli che ne fece per qualche anno una vera e propria corrente socialdemocratica all’interno del Partito socialista. L’attuale edizione è curata da ex giornalisti dell’Avanti! che hanno garantito la continuità della storica testata dopo la chiusura del quotidiano socialista nel 1994. La registrazione di legge con cui le pubblicazioni proseguono, infatti, è ancora la medesima con la quale Antonio Greppi e Ugo Guido Mondolfo, ereditandola dallo stesso Turati nell’esilio francese, la iscrissero al Tribunale di Milano, nell’ottobre del 1948, secondo la prima legge sulla Stampa della neonata Repubblica italiana, dopo la Liberazione.
E’ dunque con viva attesa, Signor Presidente, che Le rivolgiamo la richiesta di un Suo Alto Patronato per la celebrazioni dei 120 anni della Critica Sociale.

Con stima, la Direzione”
 

 

Data:





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