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Center for American Progress e Rand Corporation, marzo 2010,

“La riforma sanitaria appena approvata dalla Camera dei rappresentanti è stata per cinque anni la stella polare del lavoro del Center for American Progress (Cap)”. L'entusiasmo traspare dalle poche e ispirate righe che John Podesta, direttore di uno dei think tank più vicini a Barack Obama, dedica all'Evento atteso da decenni dai liberal statunitensi, da Ted Kennedy i giù. Una tradizione che affonda le sue radici nella storia politica del paese, da Teddy Roosevelt a Woodrow Wilson, da Franklin D. Roosevelt a Harry Truman, da Lyndon Johnson ai Clinton (si veda il fallimento del cosiddetto Hillarycare negli anni novanta). Podesta nel suo breve corsivo, che appare in inglese ma anche in spagnolo nella homepage del sito web del Cap, ricorda con orgoglio come molti dei suggerimenti emersi dalla ricerca del Centro siano diventati parte integrante della nuova legge che modifica sostanzialmente la concezione americana dell'health care.
Ruy Teixeira, sempre del Cap, definisce la riforma obamiana “il più grande saggio di legislazione sociale dal 1965 a oggi” e evidenzia come l'opinione pubblica americana abbia accolto la sua tormentata approvazione congressuale in maniera cauta ma positiva. Nonostante la dura opposizione Repubblicana a Capitol Hill abbia prefigurato una “rivolta” popolare contro una norma apparentemente contraria all'ethos individualistico nazionale, un sondaggio del rinomato istituto di ricerca Gallup mostra che il 49% degli americani si dichiara soddisfatto della decisone del Congresso di riformare il sistema sanitario a fronte di un 40% di elettori contrari.
Anche nel mondo dell'informazione le reazioni appaiono variegate. Ross Douthat, opinionista conservatore del New York Times, si domanda come il provvedimento inciderà sul sistema sanitario Usa e sulla salute dei cittadini, ma anche sull'economia statunitense e la sua sostenibilità nel lungo periodo.
L'Obamacare consentirà di risparmiare? Salverà delle vite? Taglierà il deficit federale? Tra una decina d'anni il quadro sarà più chiaro, vaticina Douthat, non nascondendo un certo pessimismo, che diventa catastrofismo nei commenti di altri pundit conservative. Per Sean Hannity “con la nazionalizzazione della sanità passiamo al socialismo”. Secondo Rush Limbaugh “i Democratici vogliono regolare ogni aspetto delle nostre vite.” "Nancy Pelosi si sta compiacendo per il passaggio congressuale di una legge che farà più danni dell'11 settembre”, si lamenta l'opinionista radiofonico Neal Boortz. Ancora, Erick Erickson, della Cnn: “i Democratici hanno deciso di spedire in galera le persone senza un'assicurazione sanitaria, di gonfiare i costi della sanità, di destabilizzare le finanze federali e di mantenere un alto livello di disoccupazione.” Infine, la blogger libertarian Megan McArdle  assume toni sinistri e cupi: “ci siamo svegliati in un mondo diverso (dopo l'approvazione della riforma), segnato dalla tirannia della maggioranza.”
Timori e opposizioni che mettono in luce come in America vi sia un entusiasmo molto meno diffuso rispetto all'Europa nei confronti della storica legislazione appena adottata. L' editorialista della rivista Nation, Eric Alterman, non ha difficoltà a riconoscerlo. Tuttavia, in quanto convinto sostenitore della svolta dell'amministrazione Obama, invita i suoi lettori a non farsi ingannare dalla fioritura propagandistica di falsi miti che sta facendo da contorno alla riforma.
Una riforma che prevede l'introduzione dell'assistenza sanitaria nei confronti di 32 milioni di cittadini americani che attualmente non godono di alcuna copertura. Entro il 2020 si conta di arrivare a coprire il 95% della popolazione. Il testo prevede poi una serie di norme restrittive per le compagnie assicurative, introducendo nel mercato la public option, l'opzione pubblica voluta dal governo per calmierare il mercato. Altri aspetti innovativi attengono all'obbligo da parte dei datori di lavoro di assicurare i loro dipendenti, al divieto nei confronti delle compagnie di assicurazione di negare ai clienti la copertura sulla base delle cosiddette “condizioni mediche preesistenti” e di innalzare sostanzialmente il prezzo delle polizze nei confronti delle persone più anziane.
Elizabeth McGlynn. della Rand Corporation, esamina nel dettaglio la nuova e chiaccherata legislazione con l'intento di separare le congetture dalla realtà. A chi teme che la public option finirà per espellere dal mercato le assicurazioni private incapaci di competere con il governo, McGlynn fa notare che l' health care plan non introduce un'assicurazione statale, ma mira a fare del governo un garante per l'istituzione di polizze private standardizzate e più eque per le classi medio-basse e le piccole imprese. Così, i piani assicurativi meno competitivi scompariranno dal mercato, a tutto vantaggio dei consumatori di quel particolare prodotto che è la salute.
Quasi a tranquillizzare la destra americana che vede come il fumo negli occhi molte delle novità introdotte, la ricercatrice della Rand ricorda che gli immigrati irregolari sono esplicitamente esclusi da ogni copertura e che un executive order presidenziale garantisce che mai i fondi pubblici saranno indirizzati a favorire l'interruzione di gravidanza (a esclusione dei casi di particolare gravità).
Secondo MGlynn risultano azzardate le funeste previsioni sul futuro del Medicare, il programma di assicurazione medica amministrato dal governo degli Stati Uniti riguardante le persone anziane. Alcuni oppositori della riforma hanno ventilato la possibilità di un aumento dei costi a fronte di una riduzione dei benefit garantiti. In realtà, gli utenti del Medicare pagheranno meno per effettuare esami preventivi e ottenere prescrizioni di medicinali. Verrà completamente garantita la copertura di mammografie, colonoscopie e altri esami per la prevenzione.
Un sistema assimilabile ai modelli dell'Europa continentale, del Regno Unito e del Canada? Non proprio. Il governo americano non ha intenzione di rilevare ospedali e cliniche e di assumerne il personale. Gli operatori non diventeranno dipendenti statali. Il governo si limiterà ad agevolare i cittadini nell'acquisto delle polizze sanitarie private più adatte alle loro esigenze. La spesa sanitaria nazionale aumenterà del 2% circa, ma la ragione è molto semplice e dovuta al fatto che i nuovi assicurati usufruiranno dell'health care più di quanto facciano oggi. Una circostanza che, se verificata, dovrebbe rallegrare qualsiasi decisore pubblico, senza distinzioni di schieramento politico e orientamento ideologico. (F.L.)
 

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