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Melanie Kirkpatrick, Wall Street Journal, 13 luglio 2009,

“Ogni giorno vengono utilizzate armi nucleari." Questo è ciò che dice l'ex Segretario della Difesa James Schlesinger, il mese scorso nel suo ufficio nell' enclave boscosa di Maclean, in Virginia. E' un scenario tranquillo per  un colloquio su tematiche apocalittiche e il tono di Mr. Schlesinger dissimula il peso delle questioni di cui parla --punti che apparentemente sono stati trascurati nel summit a Mosca tra Barack Obama e Dmitry Medvedev. Schlesinger spiega che l'utilizzo quotidiano di armi nucleari avviene per "scoraggiare i nemici potenziali e come garanzia agli alleati ai quali abbiamo offerto la nostra protezione". A Mr. Obama piace parlare della sua visione di un mondo libero dal nucleare: a Mosca lui e Medvedev hanno firmato un accordo che stabilisce gli obbiettivi per un massiccia riduzione dei maggiori arsenali nucleari del mondo. Ripensando alle ore passate con Mr. Schlesinger, non riesco a smettere di chiedermi: E' davvero questo che vogliamo?

Per gli strateghi del nucleare, Mr. Schlesinger e' Yoda, il padrone, maestro nel loro universo. Oltre ad esser stato il Segretario della Difesa e il direttore dell'Intelligence (nell'amministrazione Nixon e Ford), è stato il Segretario per l'energia (al tempo di Carter). Ha studiato la "Nuclear Posture" fin dai primi anni ‘60, quando si trovava alla RAND Corporation, un think thank Californiano che spesso fa ricerche per il governo americano. Lui e' l'esperto che il Segretario della Difesa Robert Gates ha chiamato l'anno scorso per condurre un'investigazione sulla gestione sconsiderata della armi nucleari nella Air Force dopo che  alcuni "missili da crociera" erano stati accidentalmente spediti a Taiwan. Più recentemente, e' stato il vice presidente di una organizzazione bipartisan che in maggio ha emesso un monito urgente circa la necessità per gli Usa di mantenere un forte deterrente.

Più di ogni altra cosa, però, Schlesinger e' un realista del nucleare. Siamo davvero sul punto di dirigerci verso un modo libero dal nucleare? Seccamente mi risponde, con una sola parola, "No". Io rimango zitta, lasciando che sia lui a continuare a parlare. E così prosegue: "Abbiamo bisogno di un forte deterrente nucleare, che e' misurabile come minimo in decenni,--per me, a dir il vero, piu' o meno in eterno. L'idea che si possano abolire le armi atomiche e' il risultato di una combinazione tra l'utopismo e il campanilismo americano. . . . Un po' come il Patto  Kellogg-Briand del 1928 che intendeva rinunciare alla guerra come strumento di politica nazionale . . . E di fatti non si basa su di una lucida comprensione della realtà".

In altre parole: andare avanti e sperare in un mondo libero dal nucleare, ma pregare che ciò che desideriamo non avvenga. Un mondo senza testate atomiche sarebbe ben più pericoloso che un mondo che invece ne ha, sostiene Schlesinger. "Se per miracolo, fossimo in grado di eliminare le armi nucleari, ciò che ci troveremmo di fronte è un gran numero di paesi “problematici”, sempre in procinto di dotarsi dell'arma atomica per finalità intimidatorie, e, con ogni probabilità, esisterebbero ovunque scorte clandestine di armamenti non convenzionali”. Questa situazione renderebbe senz'altro gli Stati Uniti più vulnerabili.

Schlesinger sostiene la tesi di un forte deterrente nucleare. Si, la Guerra fredda e' terminata e “noi ci preoccupiamo della postura nucleare russa fino a un certo punto, perché non è più temibile come lo era un tempo”. Gli Stati uniti ancora necessitano di porre un deterrente alla Russia, che ha una potenzialità nucleare maggiore di qualsiasi altro avversario. Il deterrente nucleare non ha influenza sulla Corea del nord o sull'Iran, egli dice, così come su qualsiasi altro attore non-statale i quali, "Non si farebbero fermare dalla possibilità di una reazione nucleare a una loro eventuale azione di qualsiasi tipo" egli dice. Schlesinger allude all'esito unanime della Commissione Congressuale bipartisan sulla Postura Strategica degli Stati Uniti, che egli aveva co-diretto con il Presidente William Perry. La Commissione raccomandava “fortemente” ulteriori discussioni con i russi sul controllo delle armi. “Dovremmo procedere con negoziazioni su un'estensione del Trattato Start”. Questo è il progetto che Obama ha messo in moto a Mosca questa settimana. Il patto—il cui nome intero è Strategic Arms Reduction Treaty –scade in dicembre. Ma come mai tutta questa fretta? Mr. Schlesinger mette in guarda circa la fretta degli accordi sulle riduzioni e i tagli. “Il trattato può essere esteso per un tempo di cinque anni. E, se fosse necessario, io lo estenderei per tutti e cinque gli anni”.

C'è un' altra ragione convincente a supporto di un forte deterrente nucleare americano: l'ombrello nucleare americano, che protegge più di 30 alleati in tutto il mondo. "Se stessimo solo cercando di proteggere il Continente Americano potremmo fare ciò con un numero di testate ben minore delle scorte che abbiamo ora”  prosegue Schlesinger. Ma il principale obbiettivo del deterrente nucleare è di “fornire la sicurezza  necessaria ai nostri alleati, sia in Asia che in Europa”. E tra questi, “I nostri nuovi alleati NATO come la Polonia e i Paesi baltici”, come egli fa notare senza giri di parole, continuano a temere il loro vicino russo. “Ovviamente, essi ci informano regolarmente e comprendono i russi ben meglio di quanto possiamo fare noi”.

Secondo la Commissione  siamo a un “punto critico”  della proliferazione. Nel caso in cui perdessero la loro fiducia nel deterrente americano, se smettessero di fidarsi della capacità di Washington di proteggerli, gli stessi alleati dell'America potrebbero lanciarsi in una nuova corsa agli armamenti. Questa è una delle ragioni per cui Schlesinger desidera coinvolgere il Giappone nel dibattito sul nucleare. "Una delle più vive raccomandazioni della Commissione è di aprire un dialogo con i giapponesi circa le capacità strategiche in modo sia di illuminarli che di fornire loro la sicurezza di essere protetti dall'ombrello nucleare degli Stati Uniti. Nel passato, non è mai stato seriamente il caso. Il Giappone non è mai stato minacciato dalle capacità nucleari sovietiche, poiché Mosca perlopiù rivolgeva lo sguardo verso l'Occidente, da cui si sentiva minacciata.  Ma ora che le forze militari cinesi sono cresciute a dismisura, pensiamo sia necessario parlare ai giapponesi  nello stesso modo in cui abbiamo parlato all'Europa per anni”.

Mi ricordo del commento del leader politico giapponese Ichiro Ozawa che nel 2002 disse che sarebbe stato facile per il Giappone costruire testate e che egli aveva abbastanza plutonio per  la produzione di svariate migliaia di armi. "Se si riflette su questi numeri, si può facilmente comprendere il ruolo fondamentale che ha svolto l'ombrello nucleare Usa nella non proliferazione. Senza ciò, alcuni, o svariati, dei nostri alleati sentirebbero la necessità di contare sulle proprie capacità nucleari". Egli si preoccupa di un “contagio” in Medio Oriente, per il quale molte nazioni entrerebbero nel club del nucleare seguendo l'esempio dell'Iran. "A lungo abbiamo parlato dell'Iran come di un nodo critico, nella misura in cui potrebbe indurre la Turchia, che per lungo tempo ha goduto della protezione della NATO, l'Egitto e l'Arabia Saudita a seguire il suo esempio.. . Si è parlato di una estensione dell'ombrello nucleare Usa al Medio Oriente, nel caso in cui gli iraniani riuscissero a ottenere il loro scopo."

Schlesinger esprime la sua preoccupazione anche sulla sicurezza e l'affidabilità  delle armi nucleari americane, le quali, ormai, hanno più di venti anni. "Più il tempo passa e più io dubito dell'efficacia delle armi... Non quest'anno, non il prossimo, ma più il tempo passa la nostro arsenale invecchia". Inoltre egli teme l'esaurirsi delle “infrastrutture intellettuali”, ovvero che gran parte dei tecnici capaci di costruire ordigni atomici possa ritirarsi o morire. Infine, fa notare che “l'infrastruttura fisica”, adesso, “ha superato i sessanta anni”. Parte di essa “risale al Manhattan Project."

Gli Stati Uniti rappresentano l'unica, tre le maggiori potenze nucleari, che non sta modernizzando le sue armi. “I russi hanno stabilito un periodo di obsolescenza di circa dieci anni per le loro armi, le ricambiano di continuo”. Gli inglesi e i francesi “si tengono aggiornati”. E i cinesi e gli indiani, “proseguono nell'ampliare i loro arsenali”. Ma negli Stati Uniti, la Commissione non finanzierà nemmeno R&D per il progetto Reliable Replacement Warhead (rimpiazzare i vecchi ordigni con bombe più affidabili). “Il RRW è divenuto un termine estremamente negativo in Campidoglio” dice Schlesinger . Dandogli un nuovo nome, si può tentare con più possibilità di successo a farsi finanziare dal Congresso, egli sembra suggerire. "Bisogna essere più tenaci per quanto riguarda i programmi di life-extension” per le  armi atomiche.

Infine, abbiamo chiacchierato degli ultimi cinquant' anni di Schlesinger', in qualità di stratega del nucleare. Viviamo in un'epoca nella quale l'uso di armi nucleari è più verosimile che nel passato? "La probabilità di una guerra nucleare è sostanzialmente inesistente ora”. E questa è la buona notizia. “Ma ciò non toglie che la possibilità di un attacco nucleare terroristico a danno degli Stati Uniti sia elevatissima”. Egli ricorda che durante i suoi anni alla RAND, gli anni '60, “lavoravamo cercando di mitigare i possibili effetti (di un attacco nucleare) attraverso la difesa civile, sulla quale, tra parentesi, dovremmo lavorare anche oggi, riflettendo sulla possibilità di un attacco contro gli USA. . . . Dovremmo sviluppare una capacità di reazione più rapida…e per ora non siamo organizzati come dovremmo”. Schlesinger constata un'altra differenza tra ora e i tempi: "L'interesse pubblico nella nostra postura strategica" ha detto. "Durante la Guerra fredda, si trattava del problema più dibattuto. Ora l'opinione pubblica praticamente non se ne preoccupa. E ciò vale anche per quanto riguarda il Congresso stesso, “determinando una impasse nelle spese”. Schlesinger alza insomma il livello di allarme. Mentre il Congresso, l'amministrazione e il popolo americano lo ignorano a loro rischio e pericolo.
 

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