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LA NUOVA SOCIALDEMOCRAZIA?

Le conclusioni del saggio di Policy Network

Data: 2012-05-18

Olaf Cramme e Patrick Diamond

Crediamo che questo libro sia necessario considerando che le due narrative prevalenti rispetto alla socialdemocrazia in Europa risultano palesemente superficiali, o quantomeno inaccurate. Da un lato, "i modernizzatori della Terza Via" hanno insistito sul fatto che i socialdemocratici non potessero fare altro che abbracciare le logiche della globalizzazione, delle liberalizzazioni e della riforma del settore pubblico. Il presupposto di un tale ragionamento è che le forze della Storia puntano in una sola direzione, quella del neo-liberismo anglo-americano. Dall'altro, gli esponenti della "sinistra tradizionale" hanno cercato di tornare alle radici storiche della socialdemocrazia post-bellica, costruita sullo Stato-nazione unitario e su un modello di capitalismo di mercato che ha visto la sua fine nelle crisi economiche degli anni settanta del secolo scorso. Nessuna di queste narrative offre una credibile strategia futura per il centro-sinistra.

Gli autori di questo volume hanno attentamente evitato di esporre i propri punti di vista all'interno di quei due quadri concettuali: invece, hanno tentato di indicare nuove dottrine, nuovi concetti e nuove interpretazioni in grado di generare nuove idee e su cui si possa edificare una credibile politica di centro-sinistra. Il risultato non è un programma politico complessivo per una nuova socialdemocrazia europea, ma un meditato, riflessivo, resoconto delle opzioni e delle scelte praticabili per partiti di centro-sinistra che operano in contesti nazionali segnati da tradizioni, circostanze e vincoli mutevoli.

Se la crisi finanziaria del 2007-08 segna l'accantonamento del neo-liberismo anni ottanta, essa non ha tuttavia incoraggiato la rinascita dello Stato a spese del Mercato. L'egemonia  neo-liberista degli ultimi trent'anni non si è fondata su particolari misure politiche imposte ai governi nazionali, ma sul presupposto che "non ci fosse alternativa" all'implacabile avanzata dei mercati in un'epoca di capitalismo globale. Riecheggiando il Francis Fukuyama convinto della "fine della Storia", molti commentatori e decisori politici hanno a più riprese dichiarato la loro rassegnata sottomissione al predominio neo-liberista. I più ottimisti ritenevano che l'epoca dell'instabilità economica (boom and bust) fosse definitivamente tramontata e che l'economia globale avesse assunto una forma così flessibile e dinamica da impedire il verificarsi di crisi sistemiche di vasta entità.

Nelle parole di Andrew Gamble, la crisi finanziaria globale del 2007-08 "ha avuto l'effetto di un terremoto nel cuore delle istituzioni, delle prassi e delle credenze di quegli anni". Le conseguenze traumatiche della crisi si faranno sentire per anni, similmente a quanto avvenuto dopo il tracollo economico mondiale degli anni trenta; al momento, si è alla ricerca di idee e rimedi che consentano al mondo di esorcizzare lo spettro di un capitalismo globale perennemente depresso e instabile. La questione centrale che emerge dalla crisi non riguarda la possibilità che essa ringiovanisca la socialdemocrazia tradizionale basata sugli Stati nazione, ma che essa eventualmente stimoli nuovi programmi e strategie per rivitalizzare un sistema di prosperità egalitaria e di welfare sociale. La sfida è modulare delle risposte alla crisi che consentano di trarre vantaggio dall'attuale contingenza per rilanciare il modello riformista su scala globale, evitando allo stesso tempo che divenga dominante l'impostazione teorica delle residuali forze del neo-liberismo, che, da parte loro, ricollegano la crisi a un sistema internazionale ancora troppo condizionato da regolamentazioni e istituzione di matrice socialdemocratica.

Nell'intraprendere una simile impresa, tre sono i temi che appaiono sin dal principio dominanti. Il primo attiene alla natura del capitalismo globale. Storicamente, la socialdemocrazia si è sviluppata in connessione con il sistema capitalistico stesso. Nel dopoguerra, alcuni critici, ad esempio il commentatore accademico britannico David Coates, sottolineavano come i partiti di centro-sinistra fossero diventati "strutturalmente dipendenti" dal capitalismo, mentre lo storico Donald Sassoon scriveva che le fortune dei partiti socialdemocratici avrebbero finito per dipendere dagli sviluppi interni al sistema capitalistico.

Infatti, il capitalismo continua a definire i confini del politicamente fattibile, in quanto i socialdemocratici non mirano a sostituirlo con un modello economico alternativo ma a riformare la natura dei suoi istituti. Ciò rende essenziale che i partiti di centro-sinistra comprendano i cambiamenti del capitalismo, che definiscono il contesto all'interno del quale si lotta per raggiungere il potere. Nelle ultime decadi, il capitalismo è stato ampiamente trasformato attraverso le nuove tecnologie, l'accelerazione dei trend verso la globalizzazione e lo spostamento dal manifatturiero ai servizi, in particolari i servizi finanziari. Ciò ha smantellato le forme produttive dell'era industriale, che hanno alimentato il boom post-bellico e finanziato l'impetuosa espansione del ruolo dello Stato nel garantire protezione e servizi sociali ai suoi cittadini. Vi è anche "una varietà di capitalismi" che sono emersi nelle economie avanzate del mondo e che devono essere debitamente considerati. Confrontarsi con la trasformazione strutturale su grande scala del capitalismo mai è stato così urgente per un centro-sinistra che voglia realizzare una più giusta, umana ed efficiente concezione dell'economia capitalista di mercato.

Il secondo tema si riferisce alla natura cangiante e alla forma dello Stato. Ancora, storicamente la socialdemocrazia è stata dipendente da una particolare forma di potere statale, una circostanza che oggi pone sempre più problemi considerando la congiuntura che stiamo vivendo. La taglia e la complessità dello Stato rendono sempre più difficile per i cittadini comprendere a chi tocchi prendere le decisioni e chi debba essere considerato responsabile delle scelte. Il potere decisionale riposa in maniera crescente nelle mani di tecnici, e ciò determina una serie di vincoli aggiuntivi sulle forme moderne di democrazia liberale rappresentativa e partecipativa. Le enormi burocrazie hanno l'effetto di alimentare il disimpegno dei cittadini e diminuire la loro fiducia nel sistema politico. Come questo libro ha dimostrato, esistono anche pressioni sulla tradizionale concezione socialdemocratica di welfare state, quali una società che invecchia e una demografia in cambiamento. In realtà, la crisi accelererà l'impatto di questi trend e di queste forze di lungo periodo sull'affidabilità e l'efficacia del welfare state contemporaneo.

L'ultima questione riguarda i nuovi conflitti culturali e i dissidi che hanno minato la solidità dei partiti di centro-sinistra in Europa e negli Stati Uniti. Sono criticità che afferiscono all'eterogeneità etnica, al libero movimento del lavoro e dei migranti, alla crescita di nuove forme politicizzate e assertive di radicalismo islamico, e all'apparente conflitto tra interessi "cosmopoliti" e "comunitari". Molte delle identità, delle solidarietà e delle appartenenze su cui è stata costruita la socialdemocrazia europea sono sottoposte a crescenti tensioni. Nuovi attori politici, all'estrema sinistra come all'estrema destra, come anche  gli astuti partiti conservatori e cristiano-democratici, non esiteranno a capitalizzare le pressioni politiche per confezionare narrative populistiche e risposte programmatiche. In un simile contesto, il segno della rivitalizzazione intellettuale del centro-sinistra starà nel fornire ai cittadini un più chiaro senso di appartenenza e offrire loro propositi collettivi e comunitari in un mondo in rapido cambiamento. Non deve essere consentito di prosperare senza limitazioni a un sistema di mercato che non abbia rispetto per i valori tradizionali e per gli stili di vita consolidati di una comunità.

Ciò considerato, una moderna politica riformista ha davanti a sé un'agenda espansiva  da perseguire. Inevitabilmente, la socialdemocrazia deve rinnovarsi a ogni generazione se vuole mantenersi rilevante e concreta. Deve sempre adattarsi se vuole sopravvivere, anche se la sfida rimane comunque  quella di combinare politiche funzionanti e credibili con una chiara visione del tipo di società che i socialdemocratici vogliono realizzare. Ciascuno dei temi richiamati in questa capitolo conclusivo del libro devono essere sottoposti a un rigoroso test di credibilità: I socialdemocratici sono in grado di sviluppare una strategia di governo in grado di affrontare le enormi sfide che si trovano davanti? Con la fine irrevocabile della "golden age" degli Stati-nazione, urgono nuovi metodi, capacità e strumenti da applicare ai differenti livelli di governance e di potere statuale. Per i socialdemocratici, questo comporta un mutamento fondamentale negli schemi mentali che attribuivano fissamente ai livelli centrali del potere statale il diritto/dovere di costruire un società più giusta in un determinato paese.

In realtà, l'orgoglio di aver edificato i welfare nazionali ha consentito alla sinistra di ammantarsi di moderno patriottismo, comunque abbinato a un genuino impegno all'internazionalismo. Ciò si è declinato per tutto il secondo dopoguerra in un'armoniosa e cooperativa partnership internazionale che ha preso corpo nell'Alleanza Atlantica. Ma nel mondo di oggi i cittadini devono essere coinvolti in una più sofisticata e complessa interpretazione dei concetti di sovranità e interdipendenza. Come questo volume ha cercato di dimostrare, ritrarsi da un contesto internazionale sempre più esigente e complesso non è tra le opzioni praticabili. Il centro-sinistra deve invece riprendere il controllo dell'agenda globale: dall'integrazione europea al cambiamento climatico, all'impegno ad affrontare le crisi umanitarie di varia natura che continuano ad affliggere il nostro mondo.

In breve, si è cercato di descrivere il terreno su cui i partiti socialdemocratici devono forgiare rigorose strategie elettorali, identità politiche e agende operative. Il proposito di questo libro è sviluppare nuovi quadri di riferimento e nuovi concetti che siano strumenti di realizzazione dei compiti che i riformisti si trovano ad affrontare, rimanendo purtuttavia nell'ambito ideale della socialdemocrazia europea. Il successo è tutt'altro che garantito: le contingenze e gli eventi cospirano contro le idee, anche le migliori. Tuttavia, senza idee non vi è speranza. (Traduzione a cura di Fabio Lucchini)

Tratto da: O. Cramme e P. Diamond, After the Third Way. The Future of Social Democracy in Europe, I. B. Tauris, Londra . New York, Policy Network 2012







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