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NUCLEARE. MORATORIA, NON RINUNCIA

Chicco Testa: “E’ necessaria un’agenzia europea per la sicurezza atomica”

Data: 2011-03-24

Critica Sociale, marzo 2011,

Il governo ha deciso una moratoria di un anno sull'avanzamento del programma nucleare in Italia. Quali prospettive intravede per il futuro del nucleare nel nostro paese?

E' in atto una revisione generale che interessa l'intero continente europeo e che si focalizza su tre aspetti: le cause e le conseguenze dell'incidente giapponese, il destino delle vecchie centrali tuttora attive in Europa e le valutazioni sulle centrali di futura costruzione. Mi sembra normale e legittimo che ci si fermi a riflettere e credo che l'Italia possa approfittare della situazione per fare il punto sullo stato dell'arte e per agire finalmente di concerto con le altre nazioni europee. A questo proposito, non so spiegarmi per quale motivo non si dia vita a un'agenzia europea per la sicurezza nucleare, assimilabile all'esperienza statunitense. E' un passaggio fondamentale che consentirebbe di attuare standard condivisi di sicurezza in tutti i paesi del Vecchio Continente. Non ha senso che la sicurezza continui a essere applicata in maniera diversa nei vari paesi dell'Unione. E' una situazione anacronistica e pericolosa.

Dal punto di vista economico, il nucleare presenta dei vantaggi decisivi rispetto ad altre fonti energetiche?

Se diamo uno sguardo ai dati disponibili, scopriamo che l'energia elettrica nel mondo viene prodotta principalmente mediante i combustibili fossili (petrolio, carbone, gas naturale). Il 67% dell'energia elettrica deriva infatti da essi, in particolar modo dal carbone (il 40%). Questa è una percentuale in costante aumento. Da un bilancio comparato che tenga conto degli ultimi quindici anni, si nota che il contributo dei combustibili fossili al fabbisogno globale passa appunto dal 62 al 67%, mentre quello delle fonti rinnovabili dal 19,7 al 20% con un aumento trascurabile.

Io non ritengo che il nucleare rappresenti "la Soluzione", ma sono convinto che sia un modo per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili, poiché ne possiede le medesime caratteristiche. Le rinnovabili, invece, sono in gran parte intermittenti, cioè funzionano solo in presenza di particolari condizioni atmosferiche o geografiche. E' un problema che accomuna solare, eolico e idroelettrico. I combustibili fossili possono vantare un grande vantaggio, ossia la continuità.

Nella nostra vita quotidiana abbiamo bisogno di elettricità con intensità variabile, a seconda dei vari momenti della giornata e delle diverse stagioni dell'anno. Esigenza che può essere soddisfatta da fonti energetiche che funzionino sempre e che riescano a competere per taglia e continuità con i combustibili fossili, che è nel nostro interesse eliminare sempre di più dall'uso comune. Il nucleare risponde a questi requisiti. Innanzitutto, per considerazioni squisitamente ambientali. Dopo l'incidente nucleare di queste settimane, è facile prevedere che i giapponesi (ma anche i tedeschi) facciano un passo indietro e tornino massicciamente ad utilizzare petrolio e carbone. Nel frattempo, il prezzo della Co2 ha cominciato a salire. Non è un buon segnale.

Non si tratta di esprimere una netta preferenza a favore del nucleare, ma solo riconoscere la sua potenziale importanza per la diversificazione energetica e per la riduzione della nostra dipendenza dai combustibili fossili. Un discorso che vale a maggior ragione per l'Italia. Un paese tradizionalmente povero di risorse come la Cina può perlomeno contare sul carbone (per quanto sia molto inquinante), mentre l'Italia si trova a dipendere dall'estero per l'80% del proprio fabbisogno energetico.

L'enfasi posta sul futuro delle energie rinnovabili pare dunque eccessiva e fuorviante?

Le rinnovabili potranno sicuramente far la loro parte nel riequilibrio del fabbisogno energetico globale, ma la problematica dei costi e della quantità rimane ineludibile. La rinnovabile più importante in Italia è tuttora l'idroelettrico, un sistema costruito quasi interamente prima degli anni settanta del secolo scorso. Si tratta di una fonte energetica che non garantisce prestazioni stabili, ma che è soggetta a oscillazioni di diversi punti percentuali da un anno all'altro a seconda dei livelli di piovosità. Il solare rappresenta l'1% del totale ed è presumibile che nel futuro prevedibile possa raggiungere il 3%. Bastano questi dati per capire quanto sia improbabile che le energie rinnovabili risolvano a breve il dilemma energetico mondiale e nazionale.

Da una recente analisi del Professor Bruno Coppi del Mit, pubblicata dal Sole 24 ore, emerge una preferenza, in termini di efficienza e sicurezza, per reattori nucleari di dimensioni contenute (Westinghouse). L'Italia sembra essersi indirizzata verso il modello francese (Epr), che prevede invece impianti più grandi. Qual è la sua valutazione?

L'Italia ha adottato il modello francese soltanto per le quattro centrali che fanno parte dell'accordo concluso con Enel, ma l'obbiettivo è di realizzarne una decina. Siccome non sono un tecnologo, non voglio pronunciarmi a favore di una soluzione a discapito di un'altra. Teniamo conto che si parla comunque di impianti di notevoli dimensioni; la centrale che possiamo definire di ispirazione francese (Epr) supera di una volta e mezzo l'impianto americano (Westinghouse). La differenza non è considerevole.

Segnalo piuttosto una linea di ricerca interessante, nella quale ha investito molto Bill Gates, volta a realizzare reattori nucleari di piccola taglia (di dimensioni pari a un quinto/un sesto delle centrali francesi). Si tratterebbe di reattori con caratteristiche di costruzione standardizzate e pertanto molto meno costosi. Seguo questi sviluppi con interesse, ma non è il mio mestiere esprimere preferenze. Ciò che posso dire è che oramai ci confrontiamo con pacchetti tecnologici avanzati che hanno superato test probanti di ogni sorta. L'esempio giapponese è illuminante al riguardo.

A Fukushima è andato in crisi l'impianto di raffreddamento poiché è venuta a mancare l'energia elettrica. Per quale motivo? Non tutti sanno che l'elettricità è venuta meno non solo per il black-out successivo al terremoto, ma anche a causa dell'onda di diciassette metri provocata dallo tsunami che ha investito i generatori di riserva poche ore dopo il terribile sisma. In una centrale di nuova generazione, prendiamo il modello Epr francese, esistono quattro sistemi di raffreddamento indipendenti l'uno dall'altro. Non c'è paragone. D'altronde, basti pensare che la centrale giapponese è stata progettata e costruita a cavallo tra gli anni cinquanta e sessanta.

Aldilà dell'obsolescenza tecnologica, ha notato altre mancanze nella gestione della crisi giapponese?

Probabilmente vi è stata una sottovalutazione da parte della Tepco, la società responsabile dell'impianto. Nella prima fase dell'emergenza, i tecnici forse speravano di poter salvare i reattori. Di conseguenza, invece di optare per un intervento deciso che avrebbe fermato (ma anche compromesso fin da subito) gli impianti, si è preferito attuare una scelta di compromesso che non li rendesse inservibili. La manovra purtroppo non ha avuto successo.

Tornando all'Italia, l'umore dell'opinione pubblica è stato influenzato dai fatti giapponesi e sembra orientato a rifiutare nuovamente il nucleare, come nel 1987 dopo Chernobyl. Crede che la scelta governativa di una moratoria possa condurre a un rinvio del referendum sul nucleare previsto il 12 giugno?

Non saprei, ma propongo una piccola considerazione laterale: sembra che in Giappone vi sia stato un incidente nucleare e solo secondariamente un terremoto e uno tsunami devastante, e non viceversa. Questo almeno è stato il taglio dato dai media italiani alla vicenda. Non voglio parlare di allarmismo eccessivo, i bilanci devono essere stilati a tempo debito, ma le informazioni che passano al pubblico vengono gestite in maniera quantomeno discutibile e fanno sì che la tematica della radioattività sia conosciuta superficialmente dalla stragrande maggioranza degli italiani. Si tratta di un argomento circondato da un alone magico, che evoca una minaccia oscura e imminente. E' allora comprensibile che dopo ogni incidente si scatenino le paure che albergano dentro gli individui. Tuttavia, la paura non aiuta a prendere decisioni ponderate e lungimiranti.

Invito ad allargare il nostro sguardo. Reagendo ai fatti di Fukushima, Obama ha dato disposizione all'agenzia statunitense per l'energia nucleare di rivedere i criteri di sicurezza, ma ha anche ribadito l'orientamento energetico del Paese, evitando bruschi ripensamenti. Se consultiamo i sondaggi negli Stati Uniti, rimane una maggioranza popolare favorevole al nucleare.

Negli ultimi tempi si è discusso a lungo sulla capacità del sistema Italia di gestire tecnologicamente ed organizzativamente un complesso programma nucleare. Molti sostengono che le prove negative fornite davanti ad alcune recenti situazioni emergenziali dovrebbero scoraggiarci. E' d'accordo?

E' un'obiezione che si ripresenta spesso e che mi lascia perplesso perché la dice lunga sul grado di sfiducia che gli italiani dimostrano nei confronti del loro sistema, delle loro classi dirigenti, dell'onestà dei controllori. Serve una riflessione seria per superare questa sindrome perché si rischia ormai la paralisi nazionale, non solo rispetto al nucleare ma a qualsiasi progetto di sviluppo e innovazione. Io piuttosto vedevo, e vedo, nel nucleare un'occasione per rilanciare e riaffermare le nostre competenze e risorse. Gli italiani danno grande prova di sé ovunque nel mondo, costruendo impianti favolosi ed efficienti, mentre in patria sembriamo incapaci di realizzazioni anche molto banali, come discariche o termocombustori. Intorno ad ogni progetto si addensano dubbi, sospetti e recriminazioni rispetto a eventuali infiltrazioni truffaldine o malavitose. Nel secondo dopoguerra e sino agli anni settanta l'Italia è cresciuta e progredita, mentre oggi appare un paese sfiduciato e annichilito, privo di autostima. Io vedo in tutto ciò un preoccupante disfacimento della coscienza nazionale, che deve essere superato. (Intervista a cura di Fabio Lucchini)


Tra i fondatori di Legambiente, Chicco Testa attualmente è Managing Director di Rothschild, Presidente della Telit Communications PLC e Presidente di E.VA., Energie Valsabbia, società che sviluppa e costruisce impianti idroelettrici e solari. E' stato membro del Parlamento italiano e Presidente di Acea e di Enel.







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