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“LA RAGIONE PER LA QUALE ABBIAMO VOLUTO UNA NAZIONE”.
I 120 ANNI DI CRITICA SOCIALE

Nel gennaio del 1891 il primo numero diretto da Turati

Data: 2011-01-18

Cento venti anni fa nasceva Critica Sociale: nel primo numero del 15 gennaio 1891, Filippo Turati spiegò ai lettori della Rivista, nel suo editoriale di presentazione della nuova Direzione, le ragioni che lo inducevano a scegliere il nome "Critica Sociale" in luogo della vecchia testata "Cuore e Critica", creata nel 1887 dal mazziniano Arcangelo Ghisleri e della quale Turati era già redattore.  La nuova linea del giornale si proponeva di evolvere il socialismo democratico risorgimentale, umanitario e romantico, verso un nuovo socialismo scientifico, un socialismo basato sullo studio critico della società che si andava formando nella nuova Nazione, frutto del processo unitario terminato solo 30 anni prima, e che metteva a fuoco l'esistenza di una "Eterna questione", come definì la Questione sociale.

Intendiamo ricordare l'anniversario della Critica Sociale cogliendone la profonda relazione  con le Celebrazioni del 150 anniversario dell'Unità d'Italia, poiché la Critica Sociale fu testimone e protagonista con i suoi autori delle analisi sulle problematiche relative allo sviluppo della società italiana immediatamente dopo l'Unificazione e all' ingresso del movimento dei lavoratori nella vita politica e civile del nuovo Stato.

Vi sono essenzialmente due ragioni di fondo per cogliere il rapporto di continuità tra i due momenti, i 150 anni dell'Unità d'Italia e i 120 ani di Critica Sociale, in questo 2011.

Primo. La Rivista precede di un anno la nascita del Partito dei socialisti (essi già con un ruolo di primo piano nel movimento democratico unitario). Dopo il 1861, trent'anni dopo l'Unità e un anno prima di fare il proprio partito, i socialisti si ponevano la questione - con il passaggio da "Cuore e Critica" a "Critica Sociale" -  di avere un programma, una visione su quale tipo di società nazionale quel partito avrebbe contribuito a costruire. Lo studio della società era dunque la strada obbligata per giungere a creare un proprio partito che fosse adeguato a una visione. Progettarono, cioè, il partito in funzione della società che si desiderava.

Turati dopo 30 anni di Unità d'Italia cerca una piattaforma culturale moderna per la nascita di un partito socialista ed individua nelle lotte sociali il terreno democratico per la modernizzazione della società italiana. Insomma getta le basi per una analisi critica dell'assetto sociale esistente e per la costruzione di una linea politica che possa aprire la strada ad una nuova società.

Le date sono essenziali: nel 1891, nasce la rivista teorica del riformismo socialista; nel 1892, si costituisce il partito socialista, unitario e nazionale; nel 1893, prende corpo il coordinamento del movimento cooperativistico, forza di resistenza e di sostegno per la lotta operaia e contadina; sempre nel 1893, a Parma, tredici Camere del Lavoro si federano e aprono la strada alla costituzione della CGIL; nel 1896 esce il primo numero dell'Avanti!, il giornale nazionale della opposizione sociale e politica dell'Italia unita. Turati nel 1891 ha la felice e fertile intuizione: una solida e robusta cultura del cambiamento deve precedere la costituzione della forza politica organizzata del cambiamento, nel tentativo di contribuire alla costruzione della Nazione attraverso l' ingresso delle masse lavoratrici - che compaiono per la prima volta sulla scena - nella vita unitaria del nuovo Stato.

Il fine del gruppo della Critica Sociale fu quello di organizzare la partecipazione dei lavoratori alla vita politica con un loro partito, formando così un popolo (Il "fare gli Italiani" garibaldino)  con l'educazione alla associazione e con la creazione di quelle istituzioni civili che ancora oggi sono alla base della coesione sociale: educazione alla cooperazione e al sindacato nell'economia e nel lavoro organizzato sulla base di doveri e di diritti, educazione all'autorganizzazione con la mutualità, (anticipando l'odierno Terzo Settore e costringendo la Chiesa alla rincorsa con la nuova Dottrina Sociale e la Sussidiarietà) le forme primordiali del welfare, all'autogoverno nei  municipi,  ai diritti politici con le battaglie che coniugavano l'emancipazione dalle piaghe sociali, come l'analfabetismo o l'alcoolismo e i diritti politici e sociali, prima di tutto rivendicando il suffragio universale e la legge elettorale proporzionale, il voto alle donne, le otto ore, l'abolizione del lavoro minorile, la libertà di stampa e di opinione. Si voleva cogliere ogni opportunità offerta dalla democrazia liberale per promuovere (spesso in contraddizione coi governi) il movimento dei lavoratori come soggetto protagonista a pieno titolo dello sviluppo e del progresso italiano, costruendo nel nuovo Stato unitario, una società inclusiva, "la ragione -  come diceva Turati - per la quale abbiamo voluto una nazione".

In secondo luogo, il nesso che cogliamo con le Celebrazioni del 150° dell'Unità d'Italia, è la ricca  documentazione sui processi di organizzazione e di sviluppo delle forme istituzionali, dell'economia e della nuova società unitaria, che Critica Sociale conserva nella sua storia e nel suo archivio, per la longevità e continuità della sua pubblicazione a cavallo dei due secoli, fino all'avvento del fascismo e all'esilio. Sono molte le altre importanti riviste pubblicate in quegli anni, ma la continuità della Critica Sociale consente di avere uno sguardo unitario sui processi storici, sulle realizzazioni, le interruzioni, i confronti e i cambiamenti intervenuti nelle politiche dell'epoca.

La divulgazione del suo archivio, in occasione della concomitanza tra il 150° anniversario dell'Unità italiana e il 120° anniversario della Critica Sociale, può essere di interesse non solo per la storia del movimento dei lavoratori e socialista, ma per la conoscenza, quasi nel dettaglio, degli studi, dei dibattiti e persino delle polemiche che hanno accompagnato la costruzione della Nazione. E' un patrimonio di tutti gli italiani, un patrimonio nazionale che tra pochi mesi renderemo pubblicamente disponibile in ogni biblioteca comunale, nelle scuole e nei centri di documentazione che ne siano interessati, oltre che per i lettori con la diffusione dell'edizione digitale, in un cofanetto di  sette DVD, dell'intera Collezione Storica diretta da Filippo Turati (1891-1926). Una iniziativa che ci auguriamo possa essere utile ed apprezzata soprattutto dai giovani.

La vastità delle collaborazioni alla Critica Sociale è di tale ampiezza da non potere essere esaurita in questa nota, ma basta scorrere l'indice delle annate (disponibile online in Novecento nel sito di Critica Sociale****): si tratta di personalità di spicco del pensiero sociale, economico, giuridico e culturale italiano, ma anche internazionale, in un arco di tendenze lasciato sempre aperto ad ogni contributo. Quindi è solo a titolo indicativo che ricordiamo tra gli autori lo stesso Federico Engels, Vilfredo Pareto, i coniugi Webb della Fabian Society (con la quale intratteniamo tutt'ora fraterni rapporti di attiva collaborazione), Emile Vandervelde, Giovanni Mosca, Gaetano Salvemini, Enrico Ferri, Gabriele Rosa, Carlo Rosselli, Giacomo Matteotti, Alessandro Levi, Benvenuto Griziotti, Giovanni Montemartini, Attilio Cabiati, e molti altri tra i quali, nel secondo dopoguerra, ricordiamo  in segno di omaggio alla memoria, il senatore a vita, Leo Valiani e il giornalista Walter Tobagi. Arrigo Levi, di cui abbiamo recentemente pubblicato una lunga ed importante intervista, e' stato collaboratore con la Direzione di Ugo Mondolfo nel 1949 con due acutissimi saggi sulla costruzione della nuova società israeliana e le forti influenze socialiste nel processo di national building, scritte da giovane volontario al fronte in Israele, dove si era recato l'anno prima, immediatamente dopo la proclamazione del nuovo Stato accerchiato dai vicini paesi arabi.

Bettino Craxi, appena eletto segretario al Midas, salvò la Rivista dalla scomparsa, dopo la morte di Giuseppe Faravelli: come testimonia Massimo Pini, suo amico di vecchia data e allora presidente della casa editrice SugarCo, Craxi fece raccogliere presso i vecchi socialdemocratici, ormai non più in condizione di mantenere economicamente la testata e nemmeno di garantirne la redazione, le azioni per creare una nuova editrice che ne mantenesse la continuità. Fu una delle prime decisioni prese dal nuovo leader socialista che prefigurava in tal modo la futura prospettiva di "nuovo corso riformista" nel PSI, partito ancora incerto sulle sue radici identitarie e ancora subordinato alla egemonia e all'influenza del Grande Fratello, il PCI.

Il recupero e la salvaguardia di quello che Craxi definì "un patrimonio nazionale" rende oggi possibile che nelle celebrazioni dell'Unità di'Italia la Critica Sociale possa offrire il suo contributo di testimonianza e di riflessione sulla costruzione della nuova Nazione, unica voce della storia socialista ancora viva.

Nel quadro degli autori della Critica Sociale spiccano, in particolare, i nomi di due futuri Presidenti della Repubblica: Luigi Einaudi, che iniziò giovanissimo la sua collaborazione, ancora responsabile del circolo socialista universitario di Torino, e che proseguì a offrire i suoi studi in saggi di grande livello, già divenuto editorialista del Corriere della Sera, per un arco di dieci anni (1893-1903); Giuseppe Saragat, che ebbe nella Critica Sociale un punto di riferimento della sua posizione politica, in particolare con la direzione di Giuseppe Faravelli, che ne fece per qualche anno una vera e propria corrente socialdemocratica all'interno del Partito socialista.

L'attuale edizione è curata da ex giornalisti dell'Avanti! che hanno garantito la continuità della testata, dopo la chiusura del quotidiano socialista nel 1994. La registrazione di legge con cui le pubblicazioni proseguono, infatti, è ancora la medesima con la quale  Antonio Greppi e Ugo Guido Mondolfo, ereditandola dallo stesso Turati nell'esilio francese, la iscrissero al Tribunale di Milano, nell'ottobre del 1948, secondo la prima legge sulla Stampa della neonata Repubblica italiana, dopo la Liberazione.


La Direzione







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