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UN INTELLETTUALE AL POTERE

Il nuovo primo ministro britannico Gordon Brown è stato recentemente oggetto di studio ed analisi. Ma quali sono la sua formazione ed il suo stile culturale? E come caratterizzerà la sua premiership?
John Lloyd scrive per il Financial Times ed ha pubblicato, per Constable&Robinson, What the Media are Doing to our Politics (Cosa stanno facendo i media alla nostra politica)


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Il nuovo primo ministro britannico Gordon Brown è stato recentemente oggetto di studio ed analisi. Ma quali sono la sua formazione ed il suo stile culturale? E come caratterizzerà la sua premiership?
John Lloyd scrive per il Financial Times ed ha pubblicato, per Constable&Robinson, What the Media are Doing to our Politics (Cosa stanno facendo i media alla nostra politica)

In  un saggio apparso nel Red Paper sulla Scozia, un'opera curata da Gordon Brown nel 1975, il neo-premier britannico rivelava una giovanile forma di ammirazione per Antonio Gramsci, leader dei comunisti italiani degli anni Venti. Un simile sentimento era all'epoca condiviso da molti intellettuali di sinistra, inclusi  i socialisti democratici come Brown. Gramsci veniva considerato il precursore della versione accettabile e pluralista del comunismo, che sarebbe poi stata promossa dai partiti comunisti italiano e spagnolo fino a costituire un ponte tra il cosiddetto socialismo rivoluzionario, ancora forte nel movimento laburista scozzese negli anni Sessanta-Settanta, ed il socialismo revisionista e riformista.
È nel senso gramsciano del termine che Brown è un intellettuale ed è importante distinguere questa tipologia dalle tre più comuni definizioni contemporanee. La prima afferisce all'intellettuale di professione: una personalità accademica, altamente specializzata, il cui lavoro si basa sull'insegnamento e la ricerca settoriale. La seconda riconduce al modello francese del dotto, capace di spaziare in vari ambiti, come la politica, la filosofia e la sociologia; uomini come Foucault o Derrida che, secondo Mark Lilla, “si affacciano alla vita pubblica non come decisori ma come maestri, oratori, poeti (intellettuali pubblici). La terza definizione ha natura caricaturale e si riferisce a quei politici colti che non riescono ad andare oltre i libri che hanno scritto: l'ultimo Keith Joseph, il mentore di Margaret Thatcher, né un esempio recente.
Subito dopo essere diventato Segretario Generale della Fabian Society, Sunder Katwala andò a trovare il Ministro dell'Interno John Reid ed ebbe con lui una discussione a proposito di The Future of Socialism di Anthony Crosland, un'opera considerata tuttora come il sostegno teorico della social democrazia britannica. Katwala sosteneva che Crosland aveva potuto scrivere il libro perché, essendo un intellettuale in quel momento privo di un seggio parlamentare, disponeva del tempo libero per farlo. Reid lo contestò, affermando che Crosland aveva potuto scrivere il libro proprio in quanto uomo politico.
Rispetto all'economia, Brown si è formato le proprie convinzioni ma segue con attenzione il dibattito tra i tecnici. Uno dei suoi consiglieri economici nega tuttavia che egli passi gran parte delle sue giornate a consultare le riviste specializzate: “predilige le letture storiche alle elaborazioni teoriche. Il suo intellettualismo è strumentale, attuativo e mira a risolvere problemi specifici. Brown non distoglie l'attenzione dai legami che uniscono l'economia alla politica, ad esempio lo appassionano i dibattiti che indagano le cause (il commercio o la tecnologia?) dell'ineguaglianza. In quest'area, come in altre, le sue inclinazioni intellettuali sembrano avvicinarsi al cattolicesimo più di quanto la sua immagine politica lasci intendere. “Si è allontanato da una concezione economica di stampo social democratico ed ora è quasi liberista” sostiene un altro consigliere.
Le letture di Brown sono variegate quanto mirate: si documenta puntualmente sul grande best seller del momento (“Lo scontro di Civiltà” di Samuel Huntington, Free World di Garton Ash, “L'arte della diplomazia” di Henry Kissinger) e, si dice, chiede ai colleghi di governo pareri in proposito, per scoprire che pochi di loro condividono il suo stesso appetito intellettuale. In verità, a Westminster circolano diversi aneddoti che confermano la vastità degli interessi di Brown. Ad esempio, Douglas Hurd ebbe anni fa una conversazione con  il leader laburista a proposito del sistema carcerario. Il dibattito cadde su Robert Peel, sul cui conto Hurd avrebbe poi scritto una biografia e rispetto al quale Brown dimostrò una conoscenza sorprendente.
Brown si è recentemente concentrato, oltre a proseguire il suo lavoro sulle politiche economico-sociali, nella preparazione di discorsi ed articoli a proposito della Britishness (britannicità). Tipicamente, Brown ha gettato la sua rete per includere nel suo discorso la quasi totalità dei maggiori commentatori, pensatori ed autori contemporanei. Come ci ricorda un collaboratore: “In occasione della sua conferenza al British Council (luglio 2004) invitò Linda Colley e David Cannadine, Jonathan Freedland e Roger Scruton. Lesse i loro contributi e discusse con loro, ed infine scrisse il discorso.” Britons della Colley ha avuto una particolare influenza. Ella argomenta che la Gran Bretagna sia una nazione inventata, unita dalla cultura protestante, da guerre “tonificanti” e ricorrenti, specialmente con la Francia, e dal prestigio e dalle opportunità lavorative offerti da un grande impero. Il patriottismo risvegliato dalla Britishness è stato reale, profondo e popolare, anche in Scozia (fattore importante per un leader politico nato a Glasgow). Traendo spunto da queste ed altre osservazioni, Brown ha suggerito una narrazione della Gran Bretagna basata sui valori, come in occasione della citata conferenza del 2004: “Al di là delle vicende storiche del nostro Paese…certe forze riemergono continuamente, caratterizzando un nocciolo duro di valori e qualità che, considerati nel loro insieme, segnalano l'esistenza di una forte e vibrante Britishness.” Nel corso di quel discorso, Brown citò George Orwell, Douglas Bader, Andrei Marr, Neal Ascherson, Tom Nairn, Linda Colley, Norman Davies, Roger Scruton, Simon Heffer, Ferdinand Mount, Melanine Philips, Montesquieu, David Goddhart, Herman Ousley, Bernard Crick, Henry Grattan, Matthew Arnold, Edmund Burke, Winston Churchill, Adam Smith, Jonathan Sacks e Benjamin Disraeli. Probabilmente, tutti autori da lui letti e conosciuti.
In una cultura politica spesso caratterizzata dall'anti-intellettualismo l'accusa sollevata rispetto a questo tipo di attività è che i progetti che ne scaturiscono appaiono dei surrogati, intrisi di artifizi e non genuini. Quest'anno David Cameron ha avuto buon gioco nell'attaccare la retorica browniana della Britishness. La stessa Colley, sebbene politicamente affine a Brown e convinta come lui della necessità di riaffermare i valori della britannicità in un'epoca segnata dalle divisioni, afferma che “insistere eccessivamente sulle virtù nazionali non ottenga, nel lungo periodo, altro effetto che convincerci delle nostre qualità.”
La Colley crede sia meglio promuovere i principi in cui si crede per quello valgono a livello civico ed universale, più che legarli alla specificità nazionale. In effetti, Brown attribuisce immensa importanza ai valori civici, in particolare alla natura morale della cittadinanza e, sebbene esista la tendenza a considerare cinici gli uomini politici, l'interesse per queste tematiche è aumentato in Brown durante gli anni di governo e non vi è ragione di credere che la sua propensione cambierà ora che è diventato primo ministro. Secondo un collaboratore, egli sta programmando discorsi ed eventi pubblici dedicati alla celebrazione ed all'encomio di quelle personalità che abbiano impostato la loro vita ed il loro lavoro secondo i dettami della moralità civica. “Filosofi utili” nella formulazione gramsciana, realmente in grado di agire per modificare la situazione sociale in cui si trovano ad operare.
Il tema dell'associazione (connectedness) è particolarmente rilevante nel pensiero di Brown. Il timore di un crollo dei valori morali a livello individuale e sociale, ha spinto Brown ad approfondire la conoscenza di quei pensatori, negli ultimi tempi prevalentemente di destra, che condividono la sue preoccupazioni. La sinistra moderna, soprattutto dagli anni Sessanta in poi, ha mostrato una certa riluttanza ad occuparsi della moralità, considerata una tematica “borghese” e, esaltando forme spinte di collettivismo, ha in pratica favorito il diffondersi di un individualismo libertino all'origine del consumismo contemporaneo. La destra, a contrario, ha richiamato l'attenzione generale sul diffondersi di una sorta di “lebbra sociale”. Nessuno lo ha fatto con più convinzione di due dei pensatori preferiti dal neo-premier; lo scienziato politico James Q. Wilson e la filosofa Gertrude Himmelfarb, americani, che sono stati invitati da Brown a tenere seminari al numero 11 di Downing Street. In Moral Sense del 1993, Wilson sostiene che l'indulgenza, la crudeltà e la violenza, così pervasive nella vita contemporanea, siano da imputare alla debolezza ed all'atteggiamento difensivo di coloro che dovrebbero conservare e difendere la moralità sociale e ribadisce che “il vigore con cui noi, persone prevalentemente mature, imporremo il rispetto degli imprescindibili valori morali dipenderà dalla nostra convinzione nei confronti dei principi che sono alla base della moralità stessa. Alcuni di noi hanno perso quella convinzione. Le avanguardie musicali, artistiche e letterarie si fanno beffe delle nostre convinzioni.”
Gli esponenti dell'Illuminismo britannico entrarono anche in contrasto con la religione e, pur meno drasticamente dei razionalisti francesi, definirono soffocanti i precetti più tradizionalisti. Tuttavia, la maggior parte degli illuministi britannici non ruppe radicalmente con la religione: essi respinsero la pretesa che essa fosse la fonte della moralità, ma non la giudicarono nemica del senso morale. Lo stesso Adam Smith era una sorta di deista. “I filosofi morali britannici erano tolleranti e rispettosi  verso la religione perchè rispettavano l'uomo comune, generalmente religioso” ha ricordato la Himmelfarb nella conferenza Three Paths to Modernity (Tre percorsi verso la modernità) del 2004. Brown, e il più apertamente religioso Tony Blair, si trovano su posizioni ora analoghe, ora distinte: analoghe perché collocano la propria moralità in una cornice religiosa, pur mantenendosi liberi di allontanarsi da quel quadro concettuale; distinte perché ora l'uomo della strada è generalmente distante dalla religione.
Durante una conferenza del 2005, Sacks rifletteva su come far funzionare la società: “Non appelliamoci agli interessi, ma all'altruismo. Non all'amor proprio, ma al rispetto degli altri. Se noi abbiamo a cuore questo tipo di società, dobbiamo porre il benessere collettivo al centro del discorso politico…non deve prevalere il gruppo più persuasivo, più abile nel far sentire la propria voce o suscettibile di “portare più voti”. Abbiamo il dovere di ricercare il bene collettivo insieme.”







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