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L’uomo non può essere l’elemento di riproduzione del denaro *

Pubblicato: 21-11-2022

È mancato oggi a Milano, a 92 anni, Fulvio Papi, filosofo, politico, scrittore e giornalista, già direttore dell’edizione milanese dell’Avanti! Lo ha annunciato con un post su Facebook la Casa della Cultura di Milano, di cui era Presidente onorario. Nato nel 1930 a Trieste, Papi era professore emerito dell’Università di Pavia, dove ha insegnato filosofia fino al 2000. Pubblichiamo un suo intervento del 2012, tratto da una relazione che tenne a un convegno sul 120esimo della fondazione del Partito dei Lavoratori Italiani.

Preciso molto brevemente le tesi che mi sembrano proprie di una posizione socialista, che deve tenere conto:

  • del fatto che una prospettiva socialista si elabora in una situazione storicamente data e non attraverso concetti astratti
  • del fatto che il modo di produzione capitalistico è un elemento epocale che non può essere sostituito con altro modo di produzione, ma che può essere corretto – come del resto è già avvenuto – nella sua forma contemporanea.

Fatte queste indispensabili premesse, indispensabili per chi voglia trovare oggi una linea politica, per chi si fermi a una dimensione morale è sufficiente dire: la persona umana non può essere l’elemento di riproduzione del denaro.

Penso quindi che definire la situazione attuale come “crisi” sia limitativo se non fuorviante. Noi siamo in una fase di sviluppo e trasformazione del capitalismo che ha una storia e non è una essenza (una storia delle forma di produzione, del capitale tecnologico, della situazione della concorrenza dei mercati, dei rapporti con le istituzioni nazionali, dell’organizzazione del lavoro ecc. ecc. ).

Credo si possa dire che la forma attuale del capitalismo sia quella del capitale finanziario così come in Italia lo ha riassunto magistralmente Gallino facendo riferimento a una bibliografia internazionale. Il capitalismo finanziario su scala mondiale ha la caratteristica del comando rispetto alla quale gli Stati – che pure devono tener conto delle loro concrete situazioni sociali – sono tramiti esecutivi. La democrazia è locale, rituale, immaginaria e demagogica nel senso che risponde per lo più ai sentimenti pubblici che vengono indotti dall’etica del capitale finanziario.

Quando vi è opposizione sociale a tutto ciò va interpretata attraverso linee politiche corrette (quivi è il problema della trasformazione attiva degli attuali partiti ridotti a élite autoreferenziali).

La proposta è una politica per l’unità politico europea come stato federale – in quest’ottica vanno modificate tutte le istituzioni europee che di fatto gestiscono la presenza degli stati nazionali nel quadro stanco del capitalismo finanziario. Uno stato federale ha una sua politica estera, economica, fiscale, sociale, ambientale, un uso del denaro del credito e come relazione con la finanza internazionale.

Questo è l’unico modo per autentiche riforme, riprendendo la parola a chi per riforme intende la decostruzione dello stato sociale, una tassazione molto parzialmente ri- dotta che favorisca un consumo su merci offerte (è l’offerta che regola la domanda) dal mercato come luogo di valorizzazione del capitale.

Una prospettiva del genere come “uscita dalla crisi” è moltiplicatrice degli elementi che rendono più facili le varie forme di catastrofe ambientale. Inoltre, salari bassi per la competitività con i “poveri”. Risultato: un mercato alto del 10% della popolazione, un mercato basso per il resto al quale resta la frequentazione di una società di tipo spetta- colare e della sua mitizzazione; una prospettiva da tradizionale “economia politica” e radicalmente antiumanistica, che, invece, è un elemento comune delle grandi tradizioni culturali europee.

È in questa prospettiva storica che ritengo attuale una prospettiva socialista che, in questo quadro e nella prospettiva europea, deve promuovere una concentrazione permanente tra l’iniziativa industriale, il lavoro (nella sua forma attuale) e la decisione politica. È il solo modo per dare dignità al lavoro, sicurezza sociale, un progetto certo ed equilibrato alla proprietà produttiva.

(…) Il mio discorso è interno alle condizioni storiche del capitalismo come modo di produzione storico, ma ne taglia le conseguenze attuali come “ingovernabili” secondo altre finalità che non siano quelle dominate dal capitale finanziario.

Come questa prospettiva possa diventare cultura sociale che indirizza le fondamentali figure positive della nostra vita sociale, è problema politico, di comunicazione e di linguaggio.

FULVIO PAPI


*Contributo per il 120° Anniversario della fondazione del Partito dei Lavoratori Italiani a Genova nel 1892