Critica Sociale - Portale della Rivista storica del socialismo fondata da Filippo Turati nel 1891
Critica Sociale ha ottenuto l'Alto Patronato del Presidente della Repubblica

Pd, movimenti e sistema politico

Pubblicato: 23-01-2023
Rubrica: Tempi Moderni
Pd, movimenti e sistema politico

Nel corso del dibattito che si è sviluppato nell'Assemblea di lancio per le "primarie" del PD è mancata l'analisi del vero "oggetto del contendere" .

Il tema di fondo, infatti, non risiede nella situazione del partito, nella sua evidente incapacità di rappresentare soggetto di proposta politica e di aggregazione del consenso.

Il nodo gordiano di questa fase è invece quello della fragilità congenita del sistema politico italiano e del suo disancoraggio complessivo dall'insieme delle contraddizioni sociali.

Un dato di analisi che coinvolge tutti i soggetti in campo: la fragilità del sistema politico sta già presentando il conto, dopo pochi mesi, anche al governo di destra che non appare in grado di ravvisare un punto comune o una capacità di condensare spinte diverse in qualcosa di coerente e compatto, sbandando di qua e di là .

Come vedremo meglio in seguito per la destra non risulterà sicuramente sufficiente portare avanti la problematica della modifica costituzionale (questione che è sempre risultata viatico di sconfitta per il suoi propugnatori) avanzata in termini tra loro contrastanti e fortemente divisiva anche rispetto all'elettorato (al di là delle sirene dei facili slogan: " la donna/uomo forte"; "la priorità del proprio giardinetto").

Tornando al PD il primo interrogativo che si pone riguarda la difficoltà nel porsi come "traduzione politica" ai movimenti reali presenti nel Paese: movimenti che pure stanno fornendo significativi segnali di vitalità e di presenza sociale.

Due soli esempi: il movimento sindacale, con lo sciopero generale del 16 dicembre scorso e il movimento per la pace che, dopo la manifestazione nazionale del 5 novembre, sta continuando a crescere, anche in dimensione europea (a questo livello è prevista una manifestazione a Barcellona).

Presenza sindacale in connessione pacifista che fa sì che nel movimento confluiscano vari impulsi sia al riguardo del modello economico, della giustizia sociale, dell'uguaglianza e dell'impatto ambientale.

Il PD, pur svolgendo a lungo ruolo di governo in funzione pivotale dovrebbe analizzare meglio come elemento di principio di non essere stato al governo tra il 2011 e il 2022 con i governi Monti,Letta, Renzi, Gentiloni, Conte II, Draghi, come soggetto parte di una coalizione vincente alle elezioni (in seguito: o governi di larghe intese oppure frutto di trasformismi e scissioni, dal Nuovo Centro destra di Alfano al M5S versione Conte II) . Ed è questo un punto che definisce davvero la crisi come "sistemica": un partito dal consenso insufficiente che si regge come "architrave" della governabilità per un periodo di circa 10 anni (esclusa la parentesi gialloverde).

Osserviamo per punti:

1) Via via, tra le elezioni 2013 e quelle 2022 passando per le Europee 2014 e 2019 il consenso per il partito di maggioranza relativa pro-tempore si è via, via ristretto in un quadro di altissima volatilità (dagli 11 milioni di voti del PD targato Renzi nel 2014 ai poco più di 7 milioni raggranellati da FdI nel 2022);

2) L'esito elettorale è stato sempre determinato da una costante ricerca del "nuovo" da parte di settori molto consistenti dell'elettorato che via, via si sono espressi in "sacche" di consenso territoriale oppure legate a "single issue" di stampo corporativo, anche se dettate da istanze materiali molto pressanti (nel frattempo sono falliti progetti politici di rilevante portata: quello del PD "vocazione maggioritaria", quello dei 5 stelle "uno vale uno e il consenso aggregato per via web", quello della Lega di trasformazione da partito regionale a partito nazionale);

3) Nel ridefinirsi del quadro internazionale dalla fase di "globalizzazione aperta" ad un tentativo di risistemazione in "blocchi" emerge una grande incertezza al riguardo della potestà legislativa e della facoltà esecutiva: tra Parlamento e Governo; tra "Stato - Nazione e UE" (UE di cui si sta cercando di far coincidere perimetro e intenzioni con quello della NATO); tra Stato e Regioni. In questo quadro frammentato emergono rischi di abbattimento costituzionale attorno a temi di grande delicatezza quali la forma di stato ( forma di stato repubblicana legata al ruolo mediatorio della Presidenza della Repubblica) e la forma di governo (al riguardo della quale sta avanzando una proposta di presidenzialismo non chiarita sul punto - chiave della distinzione tra legislativo ed esecutivo) Confusione che del resto albergava anche nei progetti già presentati in precedenza: Bicamerale 1997, governo di centro - destra 2005, governo di centro - sinistra 2016. Il tutto collegato a continue e folli modifiche della legge elettorale, due delle quali bocciate dalla Corte Costituzionale e con quella in vigore contenente in sé una potenzialità di fortissimo squilibrio nella formula che traduce i voti in seggi.

In sostanza: politica estera ridotta ad acquiescenza al progetto di compiuta identificazione nella NATO, insufficienza della base di consenso a livello sistemico, debolissima tenuta del radicamento elettorale sul territorio; progetto di frammentazione territoriale nella risposta ai bisogni sociali (già in stato avanzato) con distruzione dei residui di welfare e aumento delle disuguaglianze; distanza dalle contraddizioni sociali; vocazione corporativa ( nello specifico della destra attualmente al governo, ma non solo); evidente insufficienza di espressione culturale da parte dei partiti (e dei mezzi di comunicazione che li sostengono).

Risultato: il punto non sta "dentro" al PD ma nella debolezza complessiva del sistema.

Una debolezza che non può e non potrà essere affrontata soltanto dall'avvento di meccanismi istituzionali di ulteriore prevalenza della governabilità e di soffocamento delle esigenze di rappresentanza.

Prima di guardarsi all'interno e contendersi leadership di gusci vuoti il PD e la sinistra dovrebbero tentare di esaminare il quadro generale in Italia e fuori d'Italia e comprenderne le difficoltà "sistemiche" in termini di equilibrio tra i poteri tra cessione di sovranità al di fuori e all'interno dello "Stato Nazione", di debole radicamento complessivo, dell'emergere di istanze settoriali, corporative, di vero e proprio egoismo sociale, di vera e propria sparizione del concetto di "interesse generale".

Franco Astengo

Condividi

Facebook Twitter WhatsApp Telegram E-mail

Ultimi articoli della rubrica...

  • 31-01-2023
    Tempi di rancore

    Sul caso Cospito

    •••
  • 23-01-2023
    Pd, movimenti e sistema politico

    di Franco Astengo

    •••
  • 22-01-2023
    Le guerre del XXI secolo

    di Alberto Benzoni

    •••
  • 21-01-2023
    Qualcuno spieghi a Calenda...

    il "premierato" peggio del presidenzialismo

    •••
  • 08-01-2023
    L'unica cosa che so

    Allora come oggi

    •••
  • 12-12-2022
    La scoperta dell'ombrello

    Come è noto, l’ombrello è l’oggetto più infido che esista. Perché non ti accorgi mai di averlo smarrito. E non riesci mai a ritrovarlo. Perché lo prendi quando ci sarà il sole; dovendoti affidare poi al bengalese di turno nel caso contrario...

    •••
  • 08-11-2022
    Tre appelli per la parola "socialismo"

    Gli appelli e i testi che pubblichiamo in questa pagina sono accomunati, ci pare, dalla necessaria “rimessa in circolo” di una parola, socialismo, che è la necessaria ragion d’essere della nostra rivista. Ci pare quindi da una parte un indice della serietà della situazione politica attuale, dall’altra, finalmente, il segnale per ricominciare a ragionare non solo in termini di alternanza, ma anche, e soprattutto, di alternativa socialista. Per tutti coloro che vogliano ragionare in questa prospettiva, sono parti gli spazi del nostro sito e le colonne della nostra rivista.

    •••
  • 31-07-2022
    Rilanciare il tema dell’eguaglianza per la costruzione di un nuovo campo socialista

    Il risultato delle elezioni del 25 settembre, oltre alla conquista della destra, e poi anche del governo, da parte di FdI, è la rinascita della questione sociale. Ciò non può significare che un’altra occasione di ritorno definitivo del socialismo, perché laddove si impone la questione sociale c’è spazio, anzi bisogno, del socialismo. 

    •••
Archivio...