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“Non penso saremo disposti a tenere negoziati, ma nemmeno a parlare, con Saakashvili. Egli ha commesso crimini contro i nostri cittadini e non si è pentito."Così il ministro degli Esteri russo Lavrov, citato dall'agenzia Interfax. "La nostra posizione è che Saakashvili non può più essere nostro partner. Dovrebbe lasciare", ha aggiunto. "Noi non abbiamo piani per rovesciare nessuno, non corrisponde alla cultura politica della Russia, noi non rovesciamo nessuno e non mettiamo nessuno sul trono, di ciò si occupano altri", ha poi precisato Lavrov. "Con la sua azione barbarica in Ossezia del sud lui stesso ha minato l'integrità territoriale della Georgia e questo è un fatto oggettivo", ha proseguito il capo della diplomazia russa riferendosi al presidente georgiano.Il Presidente russo Medvedev aveva dato ordine di fermare i combattimenti nella stessa mattinata in cui stava giungendo a Mosca il presidente francese Sarkozy, leader di turno della UE. Ma non vi è alcun ritiro di truppe dalla Georgia, e lo stato avanzato della occupazione russa rende difficoltosa la forza diplomatica della proposta di “cessate-il-fuoco” rivolta dagli europei ai russi che hanno sbaragliato di già le forze georgiane. Si tenta quindi di salvare il salvabile, ovvero il governo filo-occidentale di Saakavhili. Cosa che sembra essere riuscita a Sarkozy che nel tardo pomeriggio aveva annunciato di aver raggiunto un accordo in sei punti che contemplano il riconoscimento della "sovranità" dello stato Georgiano anche se la "sovranità" è stata distinta dalla sua "integrità territoriale".Sarkozy in conferenza stampa ha tenuto a sottolineare che nel piano "c'è l'impegno russo a rispettare e garantire la sovranità della Georgia: è un punto importante". E ha sottolineato che "ci siamo messi d'accordo sul principio della sovranità". La Georgia, aggiunge, "è un paese indipendente, è un paese sovrano e questa formula, il principio della sovranità a mio parere è più importante del principio dell'integrità territoriale". Chiaro l'intento di distinguere fra 'sovranità' (accettata dai russi) e 'integrità territoriale' (che comporta la permanenza delle regioni separatiste in Georgia e dunque per Mosca è ben più sensibile). Dal canto suo il presidente russo Medvedev ha detto che la Russia "senza dubbio riconosce la sovranità della Georgia, ma questo non significa che la parte georgiana possa fare tutto quello che vuole".Quello del presidente georgiano di attaccare il sud Ossezia, quindi, è forse stato “un gesto imprudente e anche cinico, all'interno di un ordine carico di tensioni, esposto ai venti di interventi esterni devastanti, e di una democrazia, quella georgiana, che aveva tradito molte delle sue promesse di ennesima rivoluzione colorata”, sostiene sul Sole 24 ore Silvio Fagiolo.

Una situazione nella quale la Russia “può sentirsi incoraggiata – prosegue Fagiolo -  da una presidenza americana al tramonto. Da una Europa che non riesce a uscire dalla sua crisi istituzionale. Da precedenti, come quello del Kosovo, che possono offrire il pretesto per relativizzare il valore delle frontiere internazionalmente riconosciute. La Georgia ricorda come siano tuttora giovevoli e più realistiche identità forti anche sul piano militari, alle quali gli europei hanno sempre guardato con malinconica gelosia”.

Ora siamo di fronte ad un bivio, e finalmente si chiariranno le reali prospettive di politica estera del Kremlino, afferma il Wall Street Journal. “L'azione della Russia ha sollevato seri interrogativi sui suoi reali intenti in Georgia e nella regione caucasica. Queste azioni hanno sicuramente danneggiato l'immagine della Russia agli occhi del mondo e incrinano gravemente le relazioni con gli Stati Uniti e l'Europa. Dirigenti dell'Amministrazione americana – prosegue il giornale – hanno ammesso che l'opzione militare non era sul tavolo delle ipotesi operative, ma l'aiuto dato dagli USA al rientro aerotrasportato delle truppe georgiane in Iraq, rispondendo ad una richiesta del governo di Tiblisi, è stata l'imediata risposta ai russi. Washington potrebbe fare pressioni per isolare a livello internazionale Mosca fino a chiederne l'esclusione dal G8 ( come ha proposto il candidato repubblicano McCain). Ancora non ci sono segnali che le potenze occidentali possano esercitare una qualche leva su Mosca qualora i propri avvisi fossero ignorati.

“Se c'erano dubbi, l'intervento militare in Georgia ha confermato che è ancora Putin, divenuto primo ministro dopo 8 anni di presidenza, a comandare in Russia, non il suo successore, il Presidente Medvedev – afferma Ellen Barry del WSJ -  E Putin è stato capace di trovare un sollievo dagli insulti che la Russia ha sofferto dopo la fine dell'Unione sovietica".

2.      Il Cremlino ha anche detto di voler portare il presidente della Georgia, Mikheil Saakashvili, davanti a un tribunale per crimini di guerra (una evidente simmetria con Milosevic e il Kossovo) per  strage di civili (Mosca sostiene esserci stato un genocidio) durante l'attacco a Tskhinvali.

4.     L'estrema opzione, potrebbe essere il voler occupare ‘intera Georgia, una nazione di 4.4 milioni di abitanti  sospettosa da secoli verso la Russia, dove l'Occidente ha da tempo programmato di far correre un importante oleodotto.

Ma mentre ad Ovest può sembrare di vedere una Russia tornare aggressiva, Putin si sente circondato da nemici, sostiene Sergei Markov, direttore dell'Istituto di Studi politici di Mosca il quale ha strette relazioni con alti dirigenti al Cremlino. “La Russia – dice - è in una situazione estremamente pericolosa”,  intrappolata tra l'obbligo di proteggere i cittadini russi e il rischio di una escalation in una “Nuova Guerra Fredda” con gli Stati Uniti.


Niente ha creato un senso di smarrimento al Cremlino come la campagna per il Kossovo, dove la Nato in aiuto della popolazione albanese ha ottenuto la sua indipendenza dalla Serbia  e i  78 giorni di bombardamenti americani durante la campagna del 1999 hanno rivelato al mondo intero l' impotenza di  quella che una volta era una Superpotenza.

Con una Russia così rifoggiata come uno Stato del petrolio,  ben provvista di denaro dal greggio e dal gas naturale, Putin ha mandato un segnale ai suoi vicini: il gettito di energia a basso costo può finire al'improvviso. Due anni fa, dopo quella che è stata chiamata la Rivoluzione Arancione che ha portato al potere in Ukraina leaders amici dell'Occidente, la Russia ha immediatamente interrotto il flusso di gas naturale, gettando nel panico tutta l'Europa.

Agli inizi della vicenda attuale,  quando le nazioni occidentali riconobbero la sovranità del Kosovo,  Putin fece altrettanto verso l'Ossetia del Sud e la Abkhazia. Nel corso dell'ultimo decennio, infatti,  Putin ha fornito di passaporti russi i suoi abitanti, un passo che avrebbe giustificato un eventuale futuro intervento militare. Lo scorso anno ha ritirato l'adesione al Trattato sulle Forze convenzionali in Europa che, tra le altre cose, prevede il ritiro delle truppe internazionali dalla Georgia e dalla Moldavia.

I messaggi che Putin ha spedito ad occidente con l'invasione della Georgia, avrebbero potuto essere ritardati, ma una cosa è chiara: la Russia vuole essere considerata una grande potenza.

 

 

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