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Per il nuovo anno
Decisivo il sostegno degli Amici della Critica per superare una difficile crisi
UN ISTITUTO DI STUDI DI CRITICA SOCIALE

Grazie a una sottoscrizione straordinaria di amici e simpatizzanti siamo riusciti a completare il lavoro di quest’anno. Tutto questo, in un quadro caratterizzato dalla crisi e dalla chiusura di numerose testate giornalistiche cartacee e web. Da parte nostra, non rinunceremo né alla carta né al web. 
A questo scopo stiamo preparando la documentazione per costituire la fondazione “Istituto di Studi di Critica Sociale”, che avrà una sede affiliata in ogni capoluogo di provincia. Il progetto verrà illustrato nei dettagli nel corso delle prime settimane del 2014.
Svariate le tematiche: la storia e la crisi della Seconda Repubblica, la riforma costituzionale, il declino economico, politico e culturale dell’Unione Europea, la riscoperta dell’eredità del “vero centro-sinistra italiano” degli anni sessanta e le proposte per rilanciare, nelle condizioni attuali, una genuina ed efficace azione riformista in Italia e in Europa.



Un saggio provocatorio sull'ultimo libro di Jean-Claude Michéa
SOCIALISMO, NE' SINISTRA NE' DESTRA

Il gennaio 1905, il «regolamento» della Sezione francese dell'Internazionale operaia (SFIO) – il partito socialista dell'epoca – indicava ancora quest'ultima come un «partito della classe operaia che si prefigge di socializzare i mezzi di produzione e scambio, ossia di trasformare la società capitalistica in società collettivista o comunista, attraverso l'organizzazione economica e politica del proletariato». Beninteso, nessun partito «socialista» oserebbe oggi dire una cosa del genere, essendo i socialisti diventati socialdemocratici o social-liberali. Che oggi la «sinistra», nella sua quasi totalità, sia divenuta riformista, che abbia aderito all'economia di mercato, che si sia progressivamente separata dai lavoratori e dalle classi popolari, non è certo una rivelazione. Lo spettacolo della vita politica ne è una ininterrotta dimostrazione.



La sconfitta della politica: o una società nuova o la guerra per le risorse
BAUMAN, LA FINE DELLO STATO SOCIALE
E LA SMITIZZAZIONE DEL SESSANTOTTO


Negli occhi ha il guizzo di un ragazzino sveglio e intelligente e l'acume disincantato di chi ha attraversato molte generazioni, conosce bene il lato cinico dell'uomo, ma non ha perso neanche la fede nel suo lato più nobile. ‘Umano' si dice dell'uomo quando prova dolore e istintiva partecipazione per le miserie altrui, tende la mano all'altro nella difficoltà e spera di arrivare insieme a un traguardo comune. E in fondo Zygmunt Bauman, uomo solido che ha teorizzato la società liquida, è stato accolto senza riserve nelle campagne dello Yorkshire inglese dopo essere sfuggito, da ebreo polacco, prima all'occupazione nazista, poi all'antisemitismo strisciante del regime comunista. Dall'inizio degli Anni 70 non si è mai mosso dalla sua cattedra all'università di Leeds. «A wonderful city», dice con entusiasmo mai spento, mentre si siede di scatto sulla poltrona in pelle del suo studio, accendendosi con gusto la pipa.



La “repressione finanziaria” è un concetto sconosciuto
LE CONTRADDIZIONI TRA L'UNIONE E LA COSTITUZIONE

Nell'uso volgare indica due diversi fenomeni: una situazione, creata da un'azione politica; e l'azione politica che la genera. Con la formula “azione politica” alludo all'emanazione e alla vigenza di un insieme di norme giuridiche volto a reprimere la redditività del capitale finanziario messo a rendita. Repressione finanziaria è la situazione in cui il risparmio non genera rendite, o meglio genera rendite molto basse, inferiori al tasso d'inflazione. Nella situazione di repressione finanziaria, il tasso d'interesse reale  dei titoli del debito pubblico (reale vuol dire che è corretto dall'inflazione) è negativo.



Interviste al filosofo Emanuele Severino
LA TECNICA PRENDERA' IL SOPRAVVENTO SULLA POLITICA.
E L'EFFICIENZA SUBORDINERA' LA SOLIDARIETA' SOCIALE


“L'umanità è molto vecchia, l'eredità, gli incroci hanno dato una forza insuperabile alle cattive abitudini, ai riflessi viziosi”, ammonisce Proust ne La prigioniera. Il taxi attraversa Brescia, gelida. L'indicazione stradale è precisa e, nel finale, perfino letteraria: “La via è lunga, io abito in quel tratto di strada dove amava passeggiare Foscolo”. Giunti nei pressi dei luoghi cari al poeta - che a Brescia, oltre ad amare appassionatamente una gentildonna, diede alle stampe i Sepolcri- si apre la porta di casa di Emanuele Severino. Per capire qual è lo sguardo di un filosofo sull'Italia (e se Proust - di cui il professore si occupa ne La filosofia futura - aveva ragione), partiamo da Leopardi, perché al piano di sotto c'è uno studio “riservato” dove il professore ha scritto i due libri dedicati al poeta di Recanati.



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CRITICA SOCIALE
Rivista fondata nel 1891 da Filippo Turati
Alto Patronato della Presidenza della Repubblica

Direttore responsabile: Stefano Carluccio

Reg. Tribunale di Milano n. 646 del 8 ottobre 1948
edizione online al n. 537 del 15 ottobre 1994

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