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Ucraina: situazione, prospettive e priorità, nell’agenda interna ed internazionale

Per il Ministro degli Esteri, la via dello sviluppo è una sola: riforme, riforme, riforme

L’Ukraina, ha detto il Ministro, vive una fase eccezionale di sviluppo economico. Tuttavia, l’instabilità politica, l’elevata corruzione, la non completa emancipazione da Mosca e la ancora limitata influenza nelle sedi internazionali, rimangono i “nodi” cruciali allo sviluppo democratico di un paese che si sente naturalmente “europeo” e profondamente amico degli Stati Uniti.

“Per quanto riguarda gli aspetti macro-economici, il Prodotto Interno Lordo, pari a circa l’8%, è ideale” - ha esordito il Ministro ukraino.

“Il deficit nazionale – proseguito il Ministro – è estremamente basso. Per il 2006 abbiamo registrato una diminuzione all’1% rispetto al pervisto 2,5%.

Un ulteriore elemento cui guardare con fiducia è l’opportunità delle Olimpiadi del 2012 che si terranno in Ucraina e Polonia. I giochi rappresentano non solo un volano allo sviluppo di nuove reti infrastrutturali, ma anche catalizzeranno l’apertura del paese ai cittadini provenienti dagli stati partner, come Ue e Usa, e l’attenzione del mondo dell’economia, della scienza, della cultura, del turismo.

L’Ukraina, spiega, deve concentrarsi sulla diversificazione della sua economia, limitando la dipendenza dalle esportazioni delle merci tradizionali, come i metalli e i prodotti chimici..

“Tra i temi cruciali per il paese – continua il Ministro degli Esteri – c’è il miglioramento dell’efficienza energetica che, come noto, è un problema più di carattere politico e geopolitica che economico, poiché i dati sul consumo energetico in Ucraina sono in realtà perfettamente in linea.”

I primi accordi hanno infatti avuto bisogno di una integrazione nella legislazione nazionale, che ha molto rallentato i tempi di implementazione. Tuttavia, rileva l’esponente del governo ukraino, non può che accogliersi come un segno estremamente positivo il fatto che i quindici disegni di legge sottoposti dal Presidente all’approvazione della Rada siano stati tutti sostenuti dal Presidente del Consiglio, nonostante le divisioni profonde e talvolta drammatiche, che tutt’ora separano i massimi vertici delle istituzioni nazionali.

Il problema principale, per la giovane democrazia ucraina, rimane infatti l’instabilità politica, ovvero la pulsione tra istanze filomoscovite e aspirazioni eurpeiste. Le une e le altre rappresentate rispettivamente dal Premier nonché leader del Partito delle Regioni, Viktor Yanukovych, e la compagine rissosa e instabili dei partiti democratici dei due leader della rivoluzione arancione, YuliaVictor Yuschenko, attuale Presidente della Repubblica.

La recente crisi di governo, sfociata nell’estromissione, sotto l’accusa di corruzione, dell’allora Primo Ministro, la pasionaria della “rivoluzione arancione”, YuliaYury Yekhanurov, non ha in realtà sciolto il nodo cruciale della politica nazionale: i rapporti con la Russia. Le elezioni del 2006 premiano il BYT, consegnando tuttavia la vittoria al partito filo-russo di Con una maggioranza parlamentare indebolita dall’emorragia di parlamentari verso gli scranni dell’opposizione, e la scissione all’interno del partito del Presidente, del gruppo degli imprenditori guidati dall'ex Primo Ministro, l Parlamento, che rifiutando lo scioglimento, riuscirà ad approvare in extremis una legge sulla “prevenzione

Victor Yuschenko. Nel 2004 sono state infatti introdotte modifiche che, con l’obiettivo di trasformare l’Ukraina da Repubblica presidenziale a Repubblica parlamentare, hanno in realtà portato a quell’enorme “sbilanciamento dei poteri istituzionali” che ha creato le condizioni della crisi recente.

Lotta alla corruzione, dunque, ma anche Stato di Diritto e ruolo delle organizzazioni internazionali sono i problemi cogenti all’agenda della politica ucraina. “In sostanza – ragiona il capo dei diplomatici ucraini – tutto quello che dobbiamo fare è fare le riforme, tutte le riforme di cui abbiamo bisogno, a cominciare da quelle economiche, sociali, legali, amministrative. È questo il miglior modo per far progredire l’Ucraina – conclude”.

Ma è la politica estera il vero rebus nel futuro dell’Ukraina. Pur con la dovuta cautela, il messaggio lanciato dal ministro non avrebbe potuto essere più esplicito: “Noi puntiamo all’integrazione europea ed euro-atlantica – ha dichiarato”. Riportando con orgoglio, i progressi nel dialogo con l’Europa – si pensi all’accordo di cooperazione con l’Unione che, in scadenza nel 2008, è in fase di rinegoziazione insieme all’accordo per la semplificazione delle procedure dei visti di ingresso in Ucraina dei cittadini Ue – il Ministro spiega la necessità di procedere con pragmatismo sulla strada dell’integrazione, ovvero con una ragionevole definizione degli obiettivi della partnership con l’Europa.

Con i suoi 47 milioni di abitanti, l’Ukraina non è uno stato membro dell’Unione “ ma è uno stato europeo – insiste.”

Sebbene puntuale e determinato nel fissare le ambizioni e i risultati conseguiti dal suo paese, il Ministro mantiene un abbottonato riserbo proprio quando si giunge all’anello più debole della catena democratica ukraina: i rapporti con la Russia e l’alleanza con gli Stati Uniti.

A chi gli chiede dell’opportunità di una mediazione russa per la risoluzione della crisi politica interna, il Ministro degli Esteri non ha quindi remore ad esprimersi contro ogni forma di interferenza nella vita politica del suo paese, paragonando la forma della “mediazione”ad un “matrimonio, per celebrare il quale è necessario che tutte“Potremo invitare qualcuno a ratificare la decisione – prosegue il Ministro – ma la decisione deve essere elaborata dai politici ucraini. Così come l’hanno creata, loro è adesso il compito di risolvere la frizione politica che paralizza il paese”

Rispetto agli Stati Uniti, il Ministro ribadisce l’amicizia e l’apprezzamento del suo paese per “il sostegno alla democrazia, ai progetti comuni, all’efficienza energetica e all’annessione al Wto.

Tra i dossier “sensibili” sul tavolo del responsabile degli Esteri dell’Ucraina, i capitoli Georgia e Azerbaijan. Il Ministro ricorda al proposito il recente summit tenuto con i colleghi dei due paesi vicini, per giungere ad una rapida accelerazione nell’implementazione del Guam -  “Per noi – afferma il Ministro – il Guam è un importante veicolo per consolidare la nostra presenza sullo scenario geopolitico globale.” La chiave di volta, anche in questo caso, è l’impegno comune per lo sviluppo economico e il peacekeeping. Incalzato dalle domande del pubblico – composto da esperti, studiosi, analisti e giornalisti internazionali - il Ministro Yatsenyuk non può esimersi dall’affrontare la questione dell’indipendenza energetica, ovvero dell’indipendenza da Mosca. L’Ucraina è infatti tra i leader mondiali nella tecnologia per la produzione di energia ricavata dai prodotti agricoli, come il mais. Da questo tuttavia il Ministro dubita possa derivare l’indipendenza energetica del paese. O almeno non nel breve o medio periodo. E ciò in virtù dei costi di produzione ancora troppo elevati rispetto al pur alto prezzo del petrolio. “La vera chiave di tutto – conclude Yatsenyuk – è il New York Stock Exchange”, la borsa che decide in tutto il mondo il prezzo del barile. Solo una sensibile crescita del prezzo del greggio, allo stato dei fatti, potrebbe infatti essere in grado di far esplodere il mercato dell’energia di derivazione alternativa al petrolio.

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