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Tony Blair Faith Foundation

I valori unificanti delle fedi per le sfide del XXI Secolo

Time Warner Centre, New York
May 30th, 2008

Un mese fa, alla Cattedrale di Westminster, ho indicato gli obbiettivi della Tony Blair Faith Foundation. Il compito della Fondazione è di impegnarsi con le sei grandi confessioni religiose; Cristiana, Musulmana, Hindu, Buddista, Sikh ed Ebraica. Oggi diamo seguito a quel proposito, con il lancio della prima di una serie di iniziative.
Permettetemi di spiegare innanzitutto il “perché” di questa Fondazione. Il mondo è nel pieno di una tumultuosa trasformazione, di cui la globalizzazione - che è stata innescata dalla tecnologia - è una delle forze-guida. Sono cadute le barriere, è cambiata la composizione delle comunità e degli stati, e si sono determinate le circostanze per il nascere di sfide nuove, che possono essere affrontate solo attraverso un impegno comune. È l'interdipendenza, oggi, la sola condizione umana possibile.
La caratteristica del mondo contemporaneo, dunque, è il cambiamento. La conseguenza di ciò è un mondo che si apre e che diviene sempre più interdipendente. La conclusione è che il senso di questa interdipendenza risiede nella coesistenza pacifica e nella cooperazione come condizioni necessarie a risolvere le sfide comuni.
Ciò significa assumere di volta in volta un atteggiamento, uno stato mentale, una risposta emotiva ed intellettuale compatibili con la conclusione che si è ricavata. Appartenere ad una comunità globale, ma nello stesso tempo ad una singola nazione, significa essere ad un tempo cittadini globali e cittadini della propria comunità nazionale.
Questo ragionamento suona idealistico, ai limiti del possibile.
Ma se la mia lettura della condizione del mondo attuale è fondata, allora, le conclusioni che ne traggo sono, di fatto, una soluzione pratica, la sola che possa garantirci la possibilità di risolvere i problemi. L'idealismo è il nuovo realismo.
Ed è tale perché il mondo cambia in più direzioni.
Il potere si sposta verso est. Si sposta, a sua volta, anche il centro di gravità degli interessi e dei poteri politici. In passato, l'emergere di Cina ed India veniva dato per ineluttabile, ma come eventualità futura. Oggi, quella eventualità è una realtà, di cui si fa quotidiana esperienza, nel lontano e nel vicino Oriente.
Si pensi ad un'istituzione come il G7, si pensi a quando e da chi è stata fondata; si pensi a quanto diversa sarebbe la sua composizione se solo fosse stata creata oggi. L'ordine del XX secolo appartiene ormai alla storia. La realtà è diversa, ed è necessario affrontarla. Accettare, in sostanza, che o si ha la co-esistenza pacifica o sarà la catastrofe.
È in questo mondo che entra la forza della fede religiosa. [L'Istituto di Ricerca] Gallup mi ha gentilmente fornito gli ultimi dati sui comportamenti religiosi, un'importantissima fonte di analisi. Ebbene, i dati dicono che la maggioranza dei cristiani vorrebbe un rapporto migliore con il mondo islamico ma ritiene che siano i musulmani a non volerlo. Dicono poi che la maggioranza degli americani è convinta che i musulmani non accettino le altre religioni, mentre la maggioranza dei musulmani dichiara di volere una maggiore interazioni con le altre fedi.
Alla domanda “è la religione una parte importante della tua vita?”, i cittadini di molti stati musulmani rispondono “si” nell'80 o 90% dei casi; negli Usa, nel 70% dei casi; nel Regno Unito e nella maggior parte dei paesi europei, la risposta è “si” in meno del 40% dei casi. È interessante notare tuttavia come persino in Gran Bretagna un terzo dei cittadini consideri la religione un componente importante della propria vita.
In sintesi, quello che ci dicono le ricerche è che la religione è importante e che c'è un certo sospetto reciproco tra le fedi.
Non si può allora pensare di poter capire il mondo contemporaneo se non si tiene conto della rilevanza della fede religiosa. La fede motiva, galvanizza, organizza, integra milioni di persone.
È questo il punto cruciale. La globalizzazione spinge le persone le une verso le altre, l'interdipendenza è un fatto. La coesistenza pacifica è essenziale. Se la fede diventa una forza di contrapposizione, che separa invece di unire, allora è distruttiva e pericolosa. Se, al contrario, si fa strumento di coesistenza pacifica, insegnando a convivere con la differenza, a trattare la diversità come una forza, a rispettare l'altro, allora diventa fondamentale per la costruzione del XXI secolo, perché può arricchire, informare, fornire una comune base di valori e credenze che permettano la convivenza tra i popoli.
Da credente, sono convinto che la fede religiosa giochi un ruolo enorme nella vita degli individui.
Ma anche se non credessi, continuerei lo stesso ad esser convinto della necessità per gli uomini di fede di insegnare a vivere nel rispetto reciproco e nella pace.
È questo il “perché” della Fondazione.
Vengo ora al “cosa”. Esistono già molti tipi di iniziative, convegni, conferenze ed organizzazioni eccellenti che si occupano della sfera inter-religiosa. Non è nostra intenzione sovrapporci al loro lavoro. Non vogliamo entrare nel merito del dibattito dottrinario. Non vogliamo ridurre le differenze tra le fedi ad un minimo comune denominatore.
Vogliamo mostrare l'esperienza della fede.
Vogliamo produrre, attraverso l'incontro, una migliore comprensione tra le fedi. Vogliamo che i credenti di una fede si sentano a proprio agio con i credenti di una diversa confessione religiosa perché ne comprendono meglio le convinzioni reali, non quelle presunte.
Mi soffermo oggi su quattro aspetti su cui si concentrerà, in particolare, il nostro lavoro.
Il primo: la Fondazione si pone l'obbiettivo di istruire. Abbiamo avviato una collaborazione con la Yale University. La Yale's School of Divinity and School of Management ci aiuterà a progettare un corso di studi che si chiamerà "Fede e Globalizzazione" che avrà una durata triennale. Dal prossimo settembre, terrò ogni autunno un ciclo di seminari. L'idea è di avviare un corso che, nel tempo, possa divenire parte integrante dell'offerta formativa di Yale; possa diffondersi ad altre università in altre parti del mondo; possa stimolare la ricerca e divenire una risorsa per gli studiosi.
Utilizzeremo le nuove tecnologie della comunicazione interattiva per coinvolgere i giovani delle diverse fedi. Questo settore della Fondazione sarà gestito da Annika Small, che in Gran Bretagna ha ottenuto ottimi risultati nell'integrazione dei nuovi media nel settore dell'insegnamento grazie al lavoro svolto per Future Lab.
Stiamo trattando con diversi editori la possibilità di avviare una linea editoriale specifica per la Fondazione e stiamo lavorando alla creazione di progetti educativi sul mondo della fede. Nel corso dell'anno, annunceremo gli sviluppi sui diversi cantieri in corso.
I materiali saranno pensati non solo per i giovani e le comunità religiose ma anche per il mondo delle imprese, del commercio e della politica. Nessuno può più permettersi l'analfabetismo religioso. Nessuna impresa moderna può ignorare i problemi legati alla razza o al genere, lo stesso deve valere per le fedi.
In secondo luogo, stiamo per annunciare un programma volto a mobilitare i credenti per il raggiungimento degli obbiettivi indicati dalle Nazioni Unite nel Millennium Development Goals. Ci appelliamo oggi ai 4 milioni di credenti in tutto il mondo perché si impegnino nella lotta contro la malaria che uccide così tanti esseri umani e che ancora molti ne ucciderà se non verrà estirpata al più presto.
Ci impegneremo con la Malaria No More Campaign, una organizzazione che sta facendo un lavoro fantastico perché questa malattia mortale sia debellata nell'arco dei prossimi 5-10 anni. Ogni anno, oltre un milione di persone viene ucciso dalla malaria. Queste morti possono essere evitate. In Africa, il 40% delle vittime sono musulmani. In Asia, la malattia continua a seminare morte. Combattere la malaria diventa allora un'occasione straordinaria per unire i credenti di fedi diverse – Hindu, Sikh, Buddisti, e credenti delle fedi che hanno origine in Abramo – in una azione comune.
La soluzione risiede nella distribuzione di letti e medicine. Le risorse si stanno trovando. Ma affinché i farmaci arrivino ai malati e vengano impiegati nel modo giusto l'azione delle comunità di credenti presenti in ciascuno dei paesi colpiti dalla malattia sarà cruciale. Il nostro compito sarà quello di mobilitare le diverse comunità di credenti per raggiungere questo obbiettivo.
Terzo punto: siamo convinti che l'interazione tra le fedi possa beneficiare della presenza di una struttura materiale comune destinata all'incontro, all'apprendimento, alla discussione, alla contemplazione. Abbiamo deciso di associarci all'iniziativa della Co-Exist Foundation per la costruzione della Abraham House, a Londra, che sebbene pensata per le fedi abramiche, sarà aperta ai membri di tutte le comunità religiose. Vi sarà una mostra permanente, una biblioteca ed un centro-congressi dedicati all'universo inter-religioso. Lo straordinario successo ottenuto lo scorso anno dalla mostra sui Testi Sacri allestita alla British Library dimostra il potenziale di questa nuova iniziativa.
Infine, contribuiremo a tutte le iniziative volte a contrastare l'estremismo e promuovere la riconciliazione in materia di fede religiosa. Anche se la maggiore attenzione è comprensibilmente rivolta all'estremismo causato dallo stravolgimento della fede islamica, nessuna grande fede è immune da forme di radicalizzazione estrema. È dunque importante che gli uomini di fede impegnati per contrastare queste degenerazioni siano aiutati.
In conclusione, le possibilità offerte da un mondo che cambia sono immense.
Questo secolo ha gli strumenti per affrontare i problemi, dare benessere, risolvere le ingiustizie sociali che in passato non si aveva la possibilità di governare. Ma è necessario che i valori che ispirano il cambiamento siano valori unificanti e non divisivi. La fede religiosa può contribuirvi in maniera decisiva. Nel bene o nel male.
La Tony Blair Faith Foundation cercherà di fare in modo che quel contributo volga al bene.




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