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Esiste davvero un’opposizione in Russia?

Un’analisi (impietosa) sullo stato dei Partiti anti-Putin

Politicamente atomizzata e strategicamente inadeguata: viene descritta così l'opposizione politica al regime del Presidente russo Wladimir Putin.

Composta da una una varietà di sigle, ispirate a tutto lo spettro della filosofia politica, ma priva di una piattaforma politica e comunicativa realmente competitiva, l'opposizione democratica russa rischia il flop alle elezioni per il rinnovo della Duma del prossimo dicembre e di conseguenza, la perdita dell'autorità morale necessaria a rappresentare il paese che non cista.

All'opposizone politica in Russia è appunto dedicato l'ultimo numero del Russian Analytical Digest – il bimestrale online realizzato dalla collaborazione tra il Research Centre for East European Studies e il Center for Security Studies (CSS).

Il fenomeno "opposizione" è analizzato secondo due prospettive, adottate rispettivamente nei due paper, pubblicati sulla rivista con un corposo supporto di dati.

In Does Russia still have an Opposition? lo studioso britannico Andrew Wilson si interroga sul peso politico della cosidetta “opposizione liberale” - dal radicamento territoriale, alla popolarità, alla chiarezza di prospettiva e messaggio dei partiti che la compongono, riflettendo altresì sulla cosidetta “opposizione amica”, ovvero quei partiti creati nel laboratorio putiniano per la Russia plurale e democratica.

Il secondo contributo, a cura dello statunitense Robert Orttung, affronta invece il tema del ruolo assunto dai blog nella formazione e divulgazione dell'opinione democratica d'opposizione. Anche qui, le sorprese non mancano. Se Internet si rivela infatti uno strumento utile alla circolazione delle idee di opposizione, soprattutto tra le giovani generazioni, la rete è un'arma che anche il Kremlino ha imparato ad usare. L'autorità centrale infatti già da tempo ha messo in rete blog finto-indipendnenti mantendendo al contempo un'attività di monitoraggio e repressione delle voci più critiche espresse nei blog dell'opposizione vera e indipendente.

Insomma, esiste una una vera opposizione al partito del Cremlino? 

Scrive al riguardo, Andrew Wilson: “Alle prossime elezioni per la Duma, la tradizionale opposizione liberale rappresentata dai partiti Yabloko  e Unione delle forze di destra non avrà un grande ruolo. E marginali saranno anche gli outsiders, Garry Kasparov, Mikhail Kasyanov, Dmitry Rogozin, Eduard Limonov.”

Il problema, secondo l'autore, è che “gli oppositori del potere attuale non hanno saputo adattarsi alle nuove regole del gioco – la soglia di sbarramento passata dal 5% del 2003 al 7% attuale - unendo le forze, superando le differenze "ideologiche", evitando l'identificazione con figure screditate come l'oligarcaliberale, Anatoly Chubais”.

I liberali– ci ricorda tuttavia Wilson – non sono tuttavia l'unica forza che si oppone a Putin. Le elezioni del 2003 hanno portato nella Duma quattro partiti: Russia Unita, i Comunisti,il Partito Libera-Democratico Russo e Rodina. Ma l'unico dei quattro che pone a Putin qualche problema è Rodina.

“Nonostante sia una creatura tecnocratica del Cremlino – scrive l'autore – Rodina è un fenomeno complesso che pone più di un problema a Putin, stretto com'è tra la pulsione a cooptare o controllare quella particolare nicchia politica, e il timore di trovarvi un competitor reale sulle radici nazionaliste espresse dal movimento.

Nasce da qui l'idea di inventare un nuovo partito di opposizione, Solo Russia, che affianchi Russia Unita, il Partito del Presidente, nel nuovo sistema bipartito che Putin ha in mente di realizzare, il cosidetto progetto “Cremlino 2” a cui si lavora da qualche tempo nell'entourage del Presidente.

Ma come con Rodina, anche Solo Russia ha finito con il creare problemi al suo inventore.“Solo Russia è troppo visibile – spiega infatti Wilson – e troppo visibilmente pro-Cremlino”, il che, in sostanza, impedisce a Putin di realizzare una convincente campagna di rinnovamento.
Inoltre - si chiede ancora l'autore del paper Does Russia still have an Opposition?
– da dove dovrebbero arrivare i voti a Solo Russia?

Russia Unita registra oltre il 50% nei sondaggi, ovvero 15 punti in più del 37,5% ottenuto nel 2003. Nel frattempo, il conflitto in corso tra Russia Unita e Solo Russia potrebbe finire con l'avvantaggiare il Partito Comunista Russo. I Comunisti – spiega l'autore - potrebbero raccogliere i voti andati a Rodina nel 2003. Ed è curioso –continua Wilson – che rispetto alle elezioni (perse) del 2003, il Partito Comunista non abbia neppure c

ritenuto di dover cambiare il proprio personale, evidentemente confidando nella disponibilità dei funzionari e l'aiuto della macchina propagandistica del Cremlino.”

La carta sulla quale Putin probabilmente tornerà a scommettere per imporre agli altri partiti la forza del suo consenso, è la battaglia contro l'aristocrazia offshore, ovvero l'odio viscerale dei russi per quei potentissimi oligarchi divenuti autorevoli cittadini delle democazie occidentali europee.

Secondo il Digest, insomma, la de-internazionalizzazione della Russia – perseguita con la battaglia ingaggiata dallo zar del Cremlino contro le Ong e l'Ocse - fa eco al sentire profondo dell'elettorato di Putin ed ancora una volta potrebbe valergli la vittoria assoluta, ovvero quella forza dei numeri necessaria ad auto-investirsi dell'autorità di riplasmare il potere, riplasmando le regole. Ovvero agire sempre nel pieno risetto di una “legalità democratca” confezionata su misura.

Si pensi al silenzio nel quale è passato il provvedimento che, nei fatti, ha zittito quel 4,7% di elettori che nel 2003 ha messo una croce sulla casella “contro tutti”. Quella opzione infatti non apparirà più sulla scheda elettorale perché è stata eliminata per legge.

“Il compito del Cremlino oggi – osserva allora Wilson – è riuscire a mantenere risorse e popolarità in una fase come questa in cui l'opposizione si sta rivelando incapace persino di sfidare l'agenda dell'autorità.”

I partiti di opposizione infatti – è questa l'accusa formulata nell'analisi del Digest –sembrano interessati più alla propria sopravvivenza che a garantire il successo dell'opposizione democratica. Inoltre, si osserva, gli outsiders di Altra Russia – la coalizione composta dal Fronte Civile Unito di Garry Kasparov e ilPartito Nazionale Democratico di Mikhail Kasyanov – e parallelamente la Grande Russia di Dmitry Rogozin e i Bolscevichi Nazionali di Eduard Limonov rischiano di scomparire del tutto dalla scena politica se non riusciranno neppure a prendere parte alla competizione elettorale.

Prima ancora che dalle autorità al potere, insomma, l'opposizione sembra paralizzata dalla sua stessa inadeguatezza. Non è un caso, infatti, che in Russia non stia avvenendo nulla di quanto accaduto con le “rivoluzioni democratiche” in Georgia o Ucraina, mentre secondo l'autore sta proprio lì la chiave di volta per la mobilitazione della società democratica.

Nel 2004,la rivoluzione arancione in Ucraina ha innanzitutto insegnato che uniti si può vincere. Ma che l'unità da sola non basta.  Gli arancioni ucraini hanno vinto i cuori della popolazione,“reinventandosi un'immagine”, definendo la propria identità politica oltre gli Anni 90, ed evitando di apparire semplicemente il megafono politico dell'oligarchia capitalista post-sovietica.

Se è infatti vero che  i leader dell'opposizione filo-occidentale ucraina, Yushchenko e Tymoshenko, hanno entrambi portato alla causa della democrazia arancione consistenti risorse “private”, è altrettanto vero che in Russia questo non sarebbe perdonato ed un legame esplicito con un magnate non sarebbe altro che un generoso regalo a Putin ed alla propaganda ordita dalla casta al potere.

“Che piaccia o no – scrive Wilson – è proprio il Cremlino che interpreta e garantisce il rispetto della profonda ostilità con cui molti, in Russia, disapprovano i connazionali super-ricchi, ed è quindi ancora il Cremlino ad avere in mano la carta anti-oligarchia - non l'opposizione.”

Poi certo c'è il problema dei mezzi con i quali il Cremlino controlla media e strumenti di comunicazione, così impedendo all'opposizione la promozione di un dibattito reale presso l'opinione pubblica.

I blog, e la loro rapida diffusione presso gli internauti russi, hanno già dato prova di funzionare, sia rispetto alla circolazione delle informazioni, sia come strumento organizzativo, ad esempio per convocare manifestazioni di protesta o raduni in piazza. Tuttavia, sono uno strumento ambiguo, nel senso che ad avvalersene sono sia l'opposizione sia i gruppi filo-governativi.

Come scrive Robert Orttung nel contributo citato, i “Russian blogs” sono diventati una risorsa utile per i nazionalisti. Konstantin Krylov, ad esempio, ha usato il suo giornale online per convocare i tre mila manifestanti di Mosca nel novembre 2006.”

E lo stesso è stato fatto lo scorso aprile, in Estonia (v. Intervista Andreas Tomasberg, Ambasciatore estone in Italia) quando sui blog dei nazionalisti russi hanno cominciato ad apparire mappe dei luoghi dei raduni.

Secondo Masha Lipman, del Carnegie Centre di Mosca, il Cremlino controlla un certo numero di siti finanziati da imprese ad esso collegate.

“Questi siti – si legge sul Russian Analytical Digest – sono difficili da identificare perché non si mostrano esageratamente leali al Cremlino ma consentono che vengano espresse solo le critiche autorizzate da Mosca.”

In più, rispetto alla possibilità finanziaria di controllare la blogosphera, il Cremlino ha il vantaggio di poter intervenire sulla informazione indipendente, attraverso due ulteriori canali: la legge e la polizia.

In pratica,il Cremlino controlla l'opposizione - sia alla Duma sia nella comunicazione -per il semplice fatto che con i finti partiti di opposizione e i finti blog indipendenti, Putin può scriversi le regole su msura, in modo da rendere legalil e pratiche che gli servono per eliminare gli avversari, come oscurare i siti che divulgano notizie ritenute “offensive” delle istituzioni.

“Una volta divenuta legge – scrive l'agenzia ITAR-TASS, il 13 agosto scorso, nel commentare la notizia dell'approvazione della norma anti-blog – il Cremlino avrà il controllo non soltanto dei media elettronici, ma anche dei dati personali degli utenti.”

A Putin, insomma, non mancano né risorse nè popolarità. “Il problema del Presidente consiste allora nel conservarle entrambe ed eventualmente trasferirle, senza provocare un aperto conflitto tra le gerarchie, sia nel caso di una “operazione successione”, sia nella circostanza di una riconfigurazione dei poteri tra le cariche istituzionali.”

Il limite dell'opposizione russa – si osserva in conclusione - è dato allora dalla incapacità di condizionare l'agenda del Cremlino, cadendo nella trappola della subordinazione delle elezioni per la Duma – che si terranno nel 2007 – con la partita presidenziale, sotto cui evidentemente liberali e democratici finiranno col consegnere le proprie spoglie.

La versione integrale del Russian Analytical Digest può essere consultata online. 






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