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A New Social Contract

L’Hamilton Project promuove un nuovo patto sociale per l’era globale

Il 26 luglio l’Hamilton Project, in collaborazione con la rivista di riflessione politica, Democracy, organizza a Washington un incontro per discutere le proposte sul nuovo “patto sociale per la società globale”, espresse in un paper curato dal direttore politico dell’Hamilton, Jason Bordoff.

Per la prima volta nella storia, afferma l’autore, l’America vive il proprio futuro con smarrimento. I figli non hanno più quella certezza che hanno sinora avuto I cittadini americani, ovvero che per migliorare la propria posizione sociale, fossero sufficienti l’investimento in formazione e l’impegno. Questa ricetta ha garantito sin qui ai figli di fare meglio dei loro padri. Ma quella ricetta oggi non basta più

La globalizzazione – che non è in sè nè un bene nè un male, ma solo una diversa codificazione dei rapporti economici e sociali, ha infatti rotto l’equilibrio che ha garantito al sistema di reggere fino alla fine del secolo scorso. Introducendo nuove variabili all’equazione economia-sicurezza sociale, infatti, I processi economico-sociali globali hanno finito col modificare gli stessi meccanismi che realizzano il progresso delle società alterando la percezione dei singoli individui di poter ancora essere in grado di farsi arbitro del proprio destino.

A poco servono allora le resistenze ideologiche, tanto da parte dell’ortodossia liberale quanto di quella anti-mercatista, di fronte a dati di fatto macro e micro economici evidenti.

“Entrambe le prospettive – scrive Bordoff – ignorano il fatto che le forze prepotenti dell’ecnomia globale del XXI secolo sono sia un bene sia un male. Da una parte, portano infatti benefici economici sostanziali per la famiglia americana media; dall’altra tuttavia possono risultare in difficoltà economiche reali.”

L’autore ritiene allora che non abbia senso buttare il bambino – il benessere economico largamente diffuso – con l’acqua sporca – l’insicurezza e il rischio ad esso legato, prodotti dall’economia globale. È altresì necessario non ignorare il fatto che la rete di protezione sociale non è solo uno slogan gradito ai palati anti-mercato ma un‘esigenza economica.

“Si ha bisogno – scrive Bordoff nel saggio pubblicato sul numero estivo del quadrimestrale Democracy – di un modello che riconosca la natura bivalente del problema posto alle società dall’economia globale.

Questo modello dovrebbe essere ispirato all’idea che la crescita economica è tanto più forte e sostenibile quanto più è diffus. Dovrebbe risultare inoltre dalla convinzione che un governo forte, sebbene misuratamente strutturato, abbia un ruolo fondamentale sia nel correggere i limiti del mercato sia nel favorire la sicurezza sociale.”

È evidente che questo non significa affatto ripristinare gli antichi strumenti di protezione, ovverro irrigidire i mercati – compreso quello del lavoro -  di regole e vincoli fiscali, perché questo avrebbe come sola conseguenza l’annichilimento dell’economia e quindi una povertà diffusa, piuttosto che una agognata sicurezza.

Al contrario, il modello proposto dallo studioso della Brookings si fonda sulla scrittura di un nuovo “patto sociale” che governo, imprese, organizzazioni collettive e singoli individui si impegnano a stipulare, assumendosi ciascuno la propria quota di responsabilità sociale. Il Governo, laddove si tratta di intervenire in soccorso delle sacche di emarginazione legate ai rischi di uscita inattesa o non controllabile, dal mercato del lavoro; le imprese, accettando di garantire un set minimo concordato di assicurazioni e garanzie ai lavoratori; le organizzazioni collettive, per fornire quelle forme di supprorto – in termini di formazione o accompagnamento alla ricollocazione professionale - e, infine, i singoli cittadini che dovranno accettare di affrontare un rischio maggiore di quello sopportato dalle generazioni precedenti, in cambio tuttavia di una maggiore diffusione delle opportunità di benessere per tutti.

“Questo nuovo Patto Sociale – sostiene l’autore – consentirà ai lavoratori americani di affrontare i rischi dell’economia del XXI secolo e, nello stesso tempo di beneficiare della ricchezza da essa prodotta.






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