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La Convergenza Strategica tra Russia e Cina

Le prospettive geopolitiche di una partnership non solo economica

Non è solo l'energia il collante tra gli interessi del produttore Russia e quelli dell'acquirente Cina. I due imperi condividono infatti anche una pluralità di obiettivi geopolitici: da una parte, il contenimento dell'egemonia americana, dall'altra il controllo sulla crescita economica di quelle regioni del mondo cadute sotto la propria influenza, dall'Iran al Sudan alla Corea del Nord al Venezuela.Comune la visione geopolitica e comuni gli interessi economici: l'asse sino-russo rappresenta uno dei potenziali scenari dell'equilibrio multi-polare  in cui potrebbe configurarsi il nuovo mondo globale.Un policy paper curato, per il Norwegian Institute of International Affairs, dai ricercatori Kyrre Brækhus e Indra Øverland, analizza la natura dei rapporti tra Russia e Cina, dagli accordi di cooperazione economica ai dossier energetici ancora aperti, ed analizza, rispetto ai paradigmi in uso nelle relazioni internazionali, la prospettiva di un'integrazione fondata sulla convergenza di una molteplicità di interessi: geopolitici, culturali e, appunto, economici.Lo studio del think tank di Oslo non si sbilancia sulla eventualità concreta che tale scenario possa davvero realizzarsi. Tuttavia, si sofferma con puntualità sulle conseguenze che, in termini di geopolitica, l'asse Cina-Russia potrebbe determinare. Superate le antiche ostilità e raffreddate quelle ancora in corso – tra queste, il controllo degli oltre tremila chilometri di confine tra i due paesi - Mosca e Pechino si trovano oggi “partner” in una omogenea visione strategica rispetto al terrorismo, alla minaccia islamica, alla democrazia ed alla stabilità.E sebbene non manchino le cause di frizione, i benefici di una partnership strategica potrebbe consegnare a Cina e Russia le chiavi di nuovo edificio globale, fondato su un drastico impianto multipolare.  Partiamo dalle ragioni. Mosca e Pechino sono due economie complementari legate dalla comune dipendenza dal mercato energetico, l'una come generoso produttore l'altra come vorace consumatore. “La Russia – si legge nel paper – è il maggiore produttore di petrolio al mondo, dopo l'Arabia Saudita. La Cina è il più grande consumatore di energia, dopo gli Stati Uniti.”Già oggi la Russia garantisce alla Cina il 10% del totale delle sue importazioni di greggio, ma il dato è destinato ad aumentare. La sostenibilità dell'economia cinese dipende disperatamente dalla sicurezza delle forniture, e questa sicurezza i ricchi giacimenti russi sono in grado di garantirla. Allo stesso tempo, la Russia ha interesse ad estendere la propria egemonia sul settore energetico, garantendosi la redditività degli investimenti nelle nuove autostrade del gas, quelle pipeline che Putin traccia lungo le rotte geopolitiche cruciali al ruolo che la "sua" Russia vuol giocare nel risiko globale. Sebbene la Cina possa attualmente confidare anche sulle materie prime nigeriane e sudanesi - oltre che sull'amicizia con il Presidente venezuelano, Hugo Chavez, e con l'Iran di Mahmoud Ahmadinejad - l'instabilità politica africana e i problemi che, sul fronte internazionale, l'interesse della Cina nell'area pone rispetto ad esempio, alla questione del Darfur, sono tra le ragioni che più potrebbero convincere Pechino ad un rafforzamento della partnership con la Russia.Quest'ultima, d'altra parte, pur confidando già su un mercato pluralizzato, tra Europa e Asia, non può certamente ignorare il valore del mercato cinese nè l'opportunità, per il consolidamento dell'elite al potere, di un'apertura del mercato russo ai beni low-cost di produzione cinese.  Se per “convergenza strategica” si intende quindi la prevalenza di obiettivi ed interessi comuni rispetto ad una prospettiva di sviluppo sul lungo termine nell'asset della politica internazione, la cooperazione tra Cina e Russia risulta una delle opzioni razionalmente più fondate.Tuttavia, non la sola. Sia Cina sia Russia hanno infatti interesse a non dipendere l'una dal mercato dell'altra ma a differenziare i propri bacini economici proprio per evitare di incappare nel rischio di soffocamento. Ciò si traduce, ad esempio, nella decisione di Putin di rinviare la definizione del tracciato di un nuovo gasdotto che, dalla Siberia potrebbe seguire due rotte alternative: giungere sino in Giappone o tagliare verso Cina. La scelta dell'un percorso rispetto all'altro, avrebbe come si può facilmente intuire, ripercussioni geopolitiche non irrilevanti. Secondo lo studio norvegese, pare che l'ipotesi più accreditata sia quella di una “terza via” che, passando per la Cina, faccia arrivare la pipeline sino al Giappone, nonostante l'offerta di Tokyo fosse risultata la più vantaggiosa, in termini economici, per Mosca. Per capire la crucialità della questione, per gli assetti interni al potere politico ed economico russo, basti ricordare che fu proprio quando la Yukos, allora posseduta dal magnate Khodorkovsky langue nelle prigioni siberiane.Ma la convergenza di interessi tra Russia e Cina non si limita all'energia. Lo sviluppo economico cinese ha infatti provocato la progressiva riduzione della produzione agricola della Repubblica Popolare e, a meno di accettare uno stop alla crescita, la quota di territorio destinato all'agricoltura tenderà sempre più a contrarsi. La Cina, ormai consapevole della necessità di dover ricorrere all'importazione alimentare, guarda con interesse alla Russia, la cui produzione agricola si mantiene fiorente al punto che qualcuno ha infatti già pensato a definirla il nuovo “granaio” della Cina.È bene inoltre osservare come la specularità tra gli interessi economici di Cina e Russia renda praticamente inesistente la competizione tra i due. “Ciò significa – si legge nel paper – che quegli elementi di tensione che contraddistinguono i rapporti Cina-Usa e Cina-Ue, mancano del tutto nella liason Pechino-Mosca. Cina e Russia si sono reciprocamente riconosciute economie di mercato, e la Cina è stata tra i primi paesi del Wto a stipulare accordi commerciali con la Russia.”Si ricordi inoltre che tra i settori strategici della partnership commerciale sino-russa vi è quello delle armi. “Russia e Cina – spiegano infatti gli autori – hanno forti incentivi ad espandere la collaborazione militare in un contesto in cui gli Usa, con una spesa militare che si attesta al 47% di quella mondiale, rappresenta il convitato di pietra di ogni dialogo bilaterale.”Un ulteriore terreno di accordo è, inoltre, la politica di repressione della minaccia terroristica che i due paesi hanno condotto al proprio interno contro i nemici che minacciano la stabilità dello stato. La guerra contro gli indipendentisti ceceni, condotta da Putin senza particolare riguardo per nozioni “occidentali” come i diritti umani, trova infatti nella repressione di Hu Jintao contro i nemici interni – si pensi ai Tibetani - una sorta di legittimazione internazionale.  Insomma, conclude il rapporto del think tank norvegese, Russia e Cina hanno il fondato interesse ad integrare una strategia geopolitica comune. Tutto dipenderà dalla capacità attrattiva degli altri poli della sfera globale, l'Occidente in particolare. I segnali sino ad ora mandati da Usa ed Europa, tuttavia, non sembrano aver frenato né Pechino né Mosca dal perseguimento di un disegno alternativo di riassetto dei poteri globali.

Nupi.

   




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