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I Riformisti per il Partito delle Libertà

Tre proposte per la mobilità sociale e l’uguaglianza delle opportunità

Si è tenuto a Milano, sabato 24 febbraio, nella storica sede del Palazzo delle Stelline, un  con la grande riforma del lavoro, la riforma di Marco Biagi. Una riforma che ha creato più occupati e dato a giovani e donne le chiavi per le opportunità offerte dal mondo globale, dalla società della conoscenza, dall’economia immateriale e flessibile.

Con la riforma del Welfare di Maurizio Sacconi, quella riforma che il centro-sinistra adesso non ha il coraggio di cambiare, dopo averci costruito su un intero campionario di anatemi con cui scandire i ritmi di un’opposizione “apriori”. Con la riforma Moratti, che ha disegnato il frame culturale per una scuola libera e plurale, in cui una formazione efficace sia un diritto realmente esigibile, non uno slogan di propaganda collettivistico-egualitaria che ingenera le più aberranti discriminazioni di classe che paesi civile annoveri.

Tornare indietro rispetto a quelle riforme – come sta cercando di fare il governicchio Prodi – significherebbe soffocare il paese sotto il peso dell’insostenibilità sociale, della diseguaglianza generazionale, di una corsa impossibile verso un futuro inseguito con la marcia indietro. Questo ha dimostrato il Convegno milanese.

E la cosa paradossale è che, insieme all’avanguardia riformista di Forza Italia, tra i relatori vi fossero persino i sindacati. Per la prima volta, infatti, Cisl e Uil hanno partecipato ad un confronto politico nel merito delle proposte sulle politiche sociali, riconoscendo legittimità ai rappresentanti di una Forza politica sino a ieri demonizzata. Di più: tra le bandiere del partito di Silvio Berlusconi e i ritratti di Marco Biagi e Bettino Craxi alle pareti, i leader delle due organizzzioni, Bonanni e Angeletti, hanno danno atto al governo Berlusconi di aver agito bene, di aver prodotto le riforme necessarie in quei settori – come la Scuola, il Lavoro, le Pensioni – in cui “innovare” significava assumersi la responsabilità di rompere la mappa mentale pre-globale delle culture politiche e sindacali vecchie, e consegnare il paese alla modernità.

Ebbene, forte di questo riconoscimento postumo della legittimità di Forza Italia a farsi portatore dell’istanza di modernizzazione del paese, i riformisti della Giovane Italia si sono posti l’obiettivo di avanzare proposte concrete volte a definire la cifra più avanzata di quel progetto politico al quale è affidata la prospettiva del centro-destra italiano: il Partito delle Libertà.

Un Partito che l’anima socialista di Forza Italia vede “laico e cristiano”, ovvero “portatore di una dimensione della laicità capace di incorporare i fondamentali valori naturali”. Valori che i promotori del convegno riconoscono essere “comuni a credenti e non credenti”. Un Partito che dovrà esser “conservatore e modernizzatore”, ovvero teso a difendere “i valori dell’identità occidentale” e ad identificare “nella modernità il modo di applicarli al mondo che si rinnova”. Un Partito  che comprendano l'ingresso dei lavoratori nell'azionariato e una loro conseguente  e la previsione di un diritto alla formazione continua del lavoratore.
La seconda proposta - “Completamento e sviluppo della riforma Berlusconi del sistema pensionistico. Più attivi, meno pensionati, più tutelati” - pone come presupposto dell’efficienza del sistema previdenziale nazionale, l’applicazione dei requisiti anagrafici, del criterio delle “finestre” e dell’adeguamento dei coefficienti di trasformazione già previsti dalla legge tutt’ora in vigore.

Si riconosce inoltre la necessità di equiparare i trattamenti pensionistici di uomini e donne, salvo verificarne la reale applicabilità sulla base dell’effettiva occupazione e quindi del grado di concreta parità tra i generi sul mercato del lavoro. Si intende tuttavia perseguire questa strada riconoscendo forme di agevolazione per le categorie più deboli, come le lavoratrici madri e i lavoratori ad elevata “usurabilità”. Per questi ultimi, in particolare, si prevede di attribuire benefici sull’età minima pensionabile e sull’istituzione di uno speciale Fondo di solidarietà finanziato con un contributo pubblico.

La proposta prevede inoltre di ampliare le possibilità di cumulo previdenziale anche sui contributi versati presso enti e regimi differenti, come ad esempio, nel caso del passaggio tra una collaborazione a progetto ad un regime di lavoro dipendente.

Si pensa inoltre ad una forma di accantonamento per le casalinghe, attraverso l'emissione di "buoni" da parte della grande distribuzione commerciale, ed infine la proposta per quello che è il grande cavallo di battaglia delle politiche riformiste sul lavoro: il reddito minimo di inserimento. La proposta del gruppo di esperti de La Giovane Italia è una correzione del sistema attuale col principio della solidarietà inter-generazionale, ovvero con l’introduzione di un reddito minimo garantito per i pensionati.

Infine, per garantira la “libertà di provvedere al futuro”, si propone una effettiva par condicio tra le diverse forme di previdenza complementare, l’estensione ai lavoratori autonomi ed ai collaboratori a progetto dell’agevolazione fiscale sulla quota da investire nellauffici di placement, già disegnati dalla legge Biagi, e promuovendo attraverso le Regioni i nuovi contratti di apprendistato. La libertà delle famiglie di scegliere il percorso formativo più adatto ai propri figli tra le proposte dei diversi soggetti erogatori, siano essi pubblici o privati, dovrà quindi essere garantita attraverso un finanziamento governato dalla Regione in piena applicazione del principio di sussidiaria. Si propone cioè un sistemaIl finanziamento pubblico delle scuole statali e paritarie dovrà basarsi sul numero degli iscritti mentre agli studenti universitari sarà concesso un prestito agevolato sull’onore, garantiti dallo Stato, in modo da consentire rette generalizzate più adeguate, il controllo degli utenti e il miglioramento della qualità; il prestito non dovrebbe però coprire solo il costo degli studi, ma prevedere altre forme di “risarcimento”, come ad esempio la mancata retribuzione da lavoro, in modo da consentire anche agli studenti meno abbienti di potersi mantenere agli studi anche in sedi lontane dalla propria residenza.

La parità delle opportunità dovrà quindi fondarsi su un sistema di borse di studio e di formazione, legate al merito e alle condizioni reddituali dei singoli. Per promuovere la competizione tra gli istituti formativi, si propone inoltre il potenziamento dei Servizi nazionali di valutazione, come enti indipendenti dai Ministeri, e il sostegno alle Fondazioni, agli Enti di ricerca, alle associazioni imprenditoriali perché contribuiscano alla classificazione delle istituzioni scolastiche e universitarie, fornendo alle famiglie guide utili all’orientamento nell’offerta formativa.

Il convegno, inaugurato dal Presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, e chiuso dal Presidente Berlusconi, ha visto la partecipazione di personalità illustri del riformismo forzista, della cultura liberale e del mondo accademico libero.

Ulteriori informazioni possono essere consultate sul sito della Giovane Italia





Link esterno: www.giovaneitalia.it
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