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Debka File, febbraio 2011,

Quando si sono manifestati i primi segnali di instabilità in Egitto, le alte sfere dell'intelligence Usa si sono affidate ai loro tradizionali canali di informazione, contattando i comandi militari egiziani. Disgraziatamente per Washington, i suddetti contatti si sono dimostrati inaffidabili. Il tutto si è risolto in un pesante fallimento per i servizi statunitensi, palesemente sorpresi dalla piega presa dagli eventi. Secondo Debka File, sito web israeliano specializzato in analisi strategiche, il black out informativo americano è legato agli errori di valutazione delle fonti privilegiate normalmente consultate in Egitto da Casa Bianca, Dipartimento di Stato, Pentagono e Cia. Infatti, il generale Omar Suleiman, responsabile principale degli affari militari e di intelligence del regime di Mubarak, così come i consiglieri militari Usa di stanza in Egitto e gli stessi membri della comunità d'affari statunitense in loco hanno dimostrato una scarsa comprensione della reale portata del processo rivoluzionario che si andava preparando.

Ormai spiazzata dagli avvenimenti, l'amministrazione Obama, sebbene ribadisca pubblicamente il suo sostegno a un Egitto pienamente democratico, sta lavorando per rafforzare la posizione dell'esercito, che considera la principale garanzia per una transizione ordinata. Una scelta resa pressoché obbligata dall'errore strategico di affidarsi a una sola fonte autoctona di informazioni, l'intelligence di Mubarak appunto. Un errore da non ripetere nel nuovo Egitto, probabilmente pluralista ma sicuramente più instabile che in passato. E' peraltro evidente che la ricostruzione di un affidabile sistema di relazioni che consenta al governo e all'intelligence Usa di avere informazioni tempestive sulla reale situazione del paese arabo richiederà anni di lavoro accurato.

Non migliore la prova fornita dai servizi e dalle forze armate di Israele. Fondata principalmente sui rapporti personali tra il generale Suleiman e Amos Gilad, coordinatore politico del ministero della Difesa israeliano, la partnership di intelligence tra egiziani e israeliani non è stata curata adeguatamente negli ultimi anni, come dimostra lo spostamento da Tel Aviv a Beersheba della divisione dell'esercito di Israele dedicata alla cooperazione con i servizi di Mubarak.

Questa leggerezza si è tradotta nel sorprendente ritardo con cui gli israeliani sono venuti a conoscenza della deposizione di Mubarak lo scorso 11 febbraio. Lo stato di confusione che alberga nei comandi dell'intelligence militare israeliana è stata certificata da quanto avvenuto pochi giorni dopo la fine del regime egiziano: una divisione meccanizzata è entrata nel Sinai, benché il trattato del 1979 vietasse la presenza egiziana nell'area; sebbene il Cairo abbia avvisato per tempo il governo israeliano della manovra, l'intelligence dello Stato ebraico non si è premurata di identificare i comandanti del contingente e di richiedere loro gli obiettivi e la durata della missione. Considerando la rapidità dei mutamenti in atto nell'area, stupisce l'inerzia degli apparati israeliani nell'adeguarsi a un nuovo, tutt'altro che rassicurante, scenario geo-strategico. ( A cura di F.L.)

 

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