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SARKOZY, LA FRANCIA E LA LAICITA' POSITIVA
Nicolas Sarkozy, Presidente di una Repubblica fondata sulla “laicità”, discute di religione e Stato, delle tradizioni spirituali e filosofiche cristiane nella formazione della civiltà europea
di Simona Bonfante



(pagina 2)

...    La laicità di uno stato pluriconfessionale, nel ragionamento dello Chef de la République, non si onora negando alla religione il ruolo pubblico che evidentemente ad essa deriva dal suo essere agente di formazione morale, né pretendendo di affermare una laicità come alterità rispetto al fatto religioso. La laicità – la nuova laicità che nella civiltà secolarizzata e pluriconfessionale è necessario affermare - è quella che il Presidente francese definisce “laicità positiva”, ovvero “una laicità che ispirandosi alla libertà di pensiero, alla libertà di credere e di non credere, non considera le religioni un pericolo, ma una risorsa.”La laicità positiva nasce dalla ricerca razionale di una etica non relativizzata all’immanenza, una ricerca che non teme di ritrovare nella fede – nelle fedi - il nutrimento etico dell’umanità che le istituzioni storiche di per sé non potranno mai garantire.  “Se è incontestabilmente vero che esiste una morale umana indipendente dalla morale religiosa – sostiene il Presidente - la Repubblica ha tutto l’interesse a che esista una riflessione morale ispirata alle convinzioni religiose. Innanzitutto, perché la morale laica rischia sempre di smarrirsi, se non trova conforto in un’esperienza fondata sull’aspirazione verso l’infinito. Poi, perchè un’etica priva di riferimenti alla trascendenza è inevitabilmente esposta alle contingenze storiche (…)”.La laicità positiva teorizzata da Sarkozy, allora, non limita ma espande le libertà dei cittadini e si contrappone in questo a quell’altra “laicità”, la laicità “negativa”, che disconosce al patrimonio etico delle fedi il diritto a nutrire le coscienze di un popolo.Di quella laicità negativa si fanno interpreti, ad esempio,  due autorevoli esponenti del Partito socialista francese, Bariza Khiari e Jean-Pierre Michel, secondo cui “la diversità e l’accettazione dell’islam sono il test della credibilità della nostra Repubblica laica, che deve poter conciliare i termini del trittico République, laïcité, égalité. La Repubblica – scrivono su Le Monde, il 29 gennaio - non è solo un regime politico. È un insieme di principi, di valori. È soprattutto un progetto. Affermare che la Repubblica ha bisogno di credenti convinti, significa negare valore a quel progetto.”Secondo i due socialisti, insomma, “la Repubblica non ha bisogno di credenti per esistere, ha bisogno di cittadini eguali che affrontano insieme il proprio avvenire. La speranza non appartiene solo alle religioni. La Repubblica stessa è la più grande delle nostre speranze: speranza nei nostri valori e nel nostro comune progetto, speranza nella giustizia sociale, speranza in un mondo migliore, qui e subito.”C’è quanto basta, insomma, per rilanciare una sfida filosofica che la politica illuminista aveva creduto risolta una volta per tutte.“L’errore di Monsieur Sarkozy – scrive Henri Tincq, su Le Monde del 26 gennaio – è di confondere la laicità con la secolarizzazione dei costumi, dei comportamenti, delle idee. È lo stesso errore che, a modo loro, commettono gli episcopati spagnolo e italiano quando attribuiscono all’offensiva laica l’indebolimento della memoria cristiana, il declino delle pratiche religiose, la paralisi della fede nelle delizie del materialismo.“La secolarizzazione trionfa in Europa, frutto di storie nazionali complesse e di uno sfaldamento dei valori fondati sul cristianesimo. Ma, in nome della “laicità positiva”, che suona “neoclericale” sulla bocca di Sarkozy, spetta forse allo Stato – si chiede Tincq - colmare la perdita di pertinenza e capacità di convincere del discorso religioso?”Per Régis Debrais, il discorso pronunciato da Sarkozy in Laterano non è che una “falsificazione dello stato civile” francese. “Radicato nell’istituzione pubblica – scrive lo scrittore in un editoriale apparso ancora su Le Monde il 24 gennaio    il progetto repubblicano di emancipazione ha una sua nobiltà. Ha un codice di libertà pubbliche, ma la Fraternità non è data per legge. È un fine in sé, che si può definire trascendente, sul quale vanno regolati pensiero ed azione.”Non spetta alla politica, insomma, cercare la Verità, e non è certamente tempo per la politica di far sponda su una sorta di nuovo messianesimo che nulla ha a che vedere con il dovere che le è proprio, ovvero quello di occuparsi non delle anime ma del benessere materiale dei cittadini. Non è compito di un Capo di Stato, dunque, “rimettere ai detentori di una Verità unica il monopolio del senso e della dignità”, poiché – conclude Debrais – tra la “high-life” e la “vita consacrata, c’è il civismo”.Traslare sul piano metafisico la responsabilità di agire e risolvere le complessità del presente, come si ritiene voler fare Sarkozy, non sarebbe altro che un atto di cinismo politico, un astuto tentativo ...


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