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1956 - La sinistra dell'Est
La rottura tra PSI e PCI di fronte alla Rivoluzione Ungherese
di aa.vv.
Editore: Critica Sociale
Prezzo: 18,00 €


(pagina 2)

... come forza nuova, capace di dialogare con i partitil aici e con la democrazia cristiana. I quadri e i militanti socialisti avevano imboccato con sollievo, come un ritorno alla libertà, la strada indicata. Togliatti intuiva che un PSI non subordinato ai comunisti sarebbe diventato l'interlocutore naturale per la costruzione di una possibile politica di centro sinistra senza i comunisti. Frequenti furono gli attacchi alla leadership  ocialista autonomista con il linguaggio che il comunismo internazionale utilizzava contro i ‘revisionisti' (‘opportunismo', ‘avventurismo', ‘avversari dell'unità della classe operaia')  Nel PSI, malgrado la prevalenza degli autonomisti, la lotta fu sempre aspra (sino alla scissione del PSIUP del gennaio 1964) perché il PCI (e il PCUS che finanziava la sinistra socialista) sostennero l'opposizione interna che faceva da sponda, con l'obbiettivo di ritardare lo sviluppo positivo della  inea della maggioranza del partito. Esponenti autorevoli e non ambigui di autonomia socialista come Venerio Cattani dirigente nazionale e Bettino Craxi allora dirigente milanese, furono oggetto di tentativi di emarginazione al 34° Congresso PSI (Milano 1961) perché ritenuti troppo ‘nenniani'. Craxi fu escluso dal Comitato Centrale nel quale rientrò nel 1963. Comunque in quel quadro politico si sarebbe arrivati al riconoscimento, da parte del PSI, della validità del Mercato Comune Europeo (avversato dalla sinistra comunista e massimalista) – poi all'astensione sul governo delle ‘convergenze parallele' presieduto da Fanfani (dopo la crisi Tambroni) e quindi al sostegno del IV governo Fanfani.
Questo fu l'approdo della politica di autonomia socialista che in pochi mesi di appoggio esterno al governo di centro sinistra portò a casa un rilevantissimo aumento delle pensioni, la legge sulla nazionalizzazione dell'energia elettrica, la scuola dell'obbligo unica sino ai 14 anni. Tutto questo mentre De Martino aveva affermato, nel 1961, riferendosi alla sinistra del PSI: “Siamo il solo partito che ha di fronte a se non una corrente, ma un altro partito”. La partecipazione dei socialisti alla maggioranza di governo era arrivata dopo 5 anni dalla rottura col PCI a seguito dei fatti d'Ungheria, dopo un faticosissimo scontro interno al PSI e dopo una travagliata adesione della Democrazia Cristiana ( dovuta a Moro e Fanfani) all'alleanza di centro sinistra. Dovrà trascorrere ancora del   po sino al dicembre 1963 quando venne varato il gabinetto Moro-Nenni, con la presenza organica dei socialisti. Tutto venne pagato con nuovi contrasti provocati da Riccardo Lombardi nel giugno '63 (la ‘notte di S.Gregorio') e con la scissione del PSIUP (Basso, Vecchietti, Valori).
Questo fa comprendere quanto difficile sia stato il cammino dell'autonomia socialista, iniziato nell'ottobre 1956, quando purtroppo cadevano i primi rivoltosi ungheresi, e quanto importantesia quella data per il PSI, ma anche per il nostro Paese, che ha conosciuto, con l'avvento del centro sinistra, una fase di grandi riforme e di redistribuzione al mondo dei lavoratori di parte della ricchezza del ‘boom' economico del dopoguerra. Molti giovani si avvicinarono al PSI in quegli anni: senza le scelte autonomiste forse non l'avrebbero fatto. Al congresso dei giovani socialisti del 1960, a Reggio Emilia, vinto da una maggioranza di sinistra (guidata da Vincenzo Balzamo) tra gli autonomisti (40%) c'erano: Fabrizio Cicchitto, Giorgio Gangi, Silvano Labriola, Claudio Signorile (Gianni De Michelis era segretario dell'Unione Goliardica) per citare alcuni di coloro che sarebberodiventati autorevoli esponenti del partito e membri del governo. Anch'essi, come Craxi, che aveva qualche anno di più, si formarono in quegli anni nei quali la scelta democratica del PSI fudefinitiva e netta fu la condanna nei confronti del totalitarismo comunista. Si divisero, negli anni successivi, tra nenniani, lombardiani, demartiniani, ma non si divisero mai sul valore primario da attribuire alla democrazia e alla libertà, da anteporre allo stesso socialismo
Per questo si sarebbero incontrati, attorno a Craxi, per la stagione del rilancio del socialismo liberale e riformista.

Carlo Tognoli



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