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Le sfide che attendono Obama
5/CONFRONTARSI CON LA CRESCITA DELLA CINA

La crescita cinese provoca preoccupazione negli Stati Uniti. Il nuovo presidente dovrà rimuovere i fattori all’origine di questo sentimento

Data: 0000-00-00

Wing Thye Woo

La Cina sta crescendo rapidamente grazie alla sua propensione ad espandersi verso l'esterno e ad integrarsi con l'economia globale. Una crescita che provoca preoccupazione negli Stati Uniti, dove v'è la sensazione che il miracolo cinese sia favorito dall'utilizzo di pratiche illecite di vario genere. Il nuovo presidente dovrà rimuovere i fattori all'origine di questo sentimento d'ansietà, affrontando i nodi più intricati della questione, rafforzando la competitività americana, iniziando una discussione con le autorità cinesi riguardo le pratiche commerciali ed elaborando un approccio strategico che consenta di rendere più proficua la cooperazione/competizione economica con Pechino.

Alla base dell'impetuosa crescita cinese vi è un'impostazione strategica che privilegia investimenti intensivi nelle enclave orientate alla produzione per l'estero e la ricollocazione dei lavoratori del settore agricolo nei comparti più produttivi dell'industria manifatturiera. Metà dell'export cinese è prodotta da aziende non cinesi e da joint ventures localizzate nelle enclave sopra citate; i salari crescono ad un ritmo inferiore rispetto alla produttività, riflettendo l'enorme surplus di forza lavoro proveniente dalle aree rurali.

A livello internazionale, la Repubblica Popolare ha tutelato con una certa efficacia i propri interessi. Nonostante le differenze che separano la Cina da Paesi come l'India, nel corso del Doha Round Pechino si è impegnata a trovare un'intesa con le altre economie emergenti. Sebbene il surplus della bilancia dei pagamenti cinese indichi chiaramente che la valuta cinese sia sottovalutata, il governo è riuscito a resistere alle pressioni ed alle interferenze del Fmi mirate ad un aggiustamento del tasso di cambio.

La crescita della Cina, come dell'India del resto, ha causato l'aumento dei prezzi delle materie prime. Conseguentemente, i prezzi dei beni finali sono aumentati ma i profitti sono diminuiti. La pressione stagflazionaria che ne è risultata ha posto le banche centrali europee ed americane davanti a un bivio: contrarre il credito erogato per evitare l'aumento dell'inflazione od aumentarlo per sostenere la produzione? Il dilemma sta rendendo più complicato il compito di reperire nuove fonti di liquidità da immettere nel sistema per contrastare gli effetti della crisi finanziaria causata dallo scoppio della bolla dei mutui subprime nel febbraio 2007.

LA SFIDA
Allo stesso tempo, l'America accusa la Cina di mettere in atto pratiche scorrette. Nel 2001 Washington spinse per l'ammissione di Pechino nell'Omc, augurandosi che la partecipazione al consesso internazionale inducesse l'Impero di Mezzo ad un comportamento responsabile. Tuttavia, la Cina ha spesso disatteso le norme dell'Omc in tema di proprietà intellettuale, sussidi per favorire l'export e barriere all'import. Circa il 70% dei beni prodotti infrangendo la normativa sulla proprietà intellettuale provengono dalla Cina, dove vengono previsti sgravi fiscali per le aziende orientate all'export che raggiungono determinate performance e per quelle che utilizzano nella produzione attrezzature fabbricate in patria e non provenienti dall'estero.

L'OPPORTUNITA' DELL'AMERICA






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