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PICCOLO E’ PIU’ SICURO
Critica Sociale, marzo 2011,

La recente intervista concessa al Sole 24 ore da Bruno Coppi, docente al Mit di Boston, solleva dubbi sul modello nucleare che il nostro paese, una volta superata la pausa di riflessione che passerà dal referendum e dalla moratoria di un anno appena decisa dal governo, dovrebbe seguire nel prossimo futuro. Come ha ricordato il professore, sostanzialmente esistono sul mercato due tipi di reattori: l'Epr, realizzato dalla francese Areva e l'Ap 1000 della Westinghouse. L'Italia ha adottato il modello francese soltanto per le quattro centrali che fanno parte dell'accordo concluso con Enel, ma il professor Coppi sospende il suo giudizio, ricordando come diversi  colleghi del Mit e anche altri esperti non siano convinti che reattori di grande potenza posseggano effettivamente i migliori requisiti in termini di efficienza, economia e sicurezza. Il governo degli Stati Uniti, dichiara Coppi, si sta infatti orientando alla realizzazione di una serie di centrali di dimensioni relativamente piccole. Tra queste ci sono i modelli della Generazione 3+ progettati dal consorzio Iris, reattori di piccola taglia (335MWe contro i 1600MWe) per la produzione combinata di elettricità, calore, acqua potabile. Sono basati su una impiantistica semplificata: in sostanza sono centrali "plurimodulo" gestite da un'unica sala di controllo. Questa scomposizione consente di eliminare gran parte dei componenti del circuito primario da dove maggiori sorgono le possibilità degli incidenti e, per le piccole dimensioni, sono meno soggetti agli effetti sismici. I test terminano nel 2011 e la commercializzazione sarà nel 2015. Avremo un federalismo nucleare?

L'Enea (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile) ha operato un confronto tra i due modelli, premettendo che le centrali ad acqua in pressione Epr e Ap1000 hanno entrambe come base il tipo di reattore che ha dato nei decenni miglior prova di sé. La potenza elettrica netta degli impianti è di 1650 Mw per Epr e 1154 per Ap 1000, tra le massime mai realizzate, con vantaggi legati tanto alla fabbricazione modulare quanto alle economie di scala; le rese termico-elettriche rispettive sono del 35% e 37%, efficienze un tempo ipotizzabili solo per reattori oggi da considerarsi di IV generazione. Impianti che saranno disponibili in commercio solo fra alcune decine di anni, intorno al 2030/2040. Siamo dunque di fronte a sistemi in grado di fornire energia in sicurezza, con emissioni di Co2 per unità di energia prodotta seconde solo alla fonte idroelettrica.

Altissimi gli standard di sicurezza per entrambi i modelli. Secondo l'analisi degli studiosi dell'Enea, i reattori Epr portano a massima compiutezza i tradizionali punti di forza dei reattori ad acqua in pressione, che li hanno resi molto affidabili, anche in termini di prevenzione dalle conseguenze di incidenti comunque altamente improbabili. L'Epr è caratterizzato dall'indipendenza di circuiti ed edifici, con progettazione nella classe sismica più stringente e previsione di un sistema di raccolta (core catcher) del combustibile nucleare fuso (corium) per il suo confinamento e raffreddamento. Nell'improbabile evenienza di una fusione totale del nocciolo, questo colerebbe come lava, ordinatamente, in una piscina sottostante che ne garantisce il raffreddamento.

Gli Ap 1000 fanno della semplificazione progettuale il proprio punto di forza, insieme all'impiego estensivo di sistemi passivi (non necessitano cioè l'intervento umano per l'attivazione) al fine di conseguire un'affidabilità molto spinta. Non si richiede pertanto l'utilizzo di gruppi elettrogeni in caso di mancanza di corrente dall'esterno. Nell'eventualità di un incidente, non è essenziale l'intervento immediato di un operatore, circostanza che permette di ridurre la possibilità di errore umano nell'emergenza. Questa è stata la criticità verificatasi in Giappone. Infatti, negli impianti di vecchia concezione, come quello di Fukushima, solo con la ripresa dell'energia elettrica possono riattivarsi i meccanismi di raffreddamento. Tra i sistemi di sicurezza passiva ricordiamo la gravità e la convezione naturale dell'aria, che permettono di raffreddare il reattore naturalmente per molte ore dopo un inconveniente grave; questo sistema è denominato Pcss, acronimo di Passive Core Cooling System ed entra in funzione automaticamente.
 

Data:





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