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UN APPELLO DALLA RUSSIA AGLI INTELLETTUALI EUROPEI
"L'UNIVERSITA' DI S. PIETROBURGO DEVE RIAPRIRE"

"Esteemed members of the St Petersburg administration, academic community
and the general public:
We, the undersigned, write to convey our highest possible support for the
European University at St Petersburg and to express our dire concern about its
temporary closure....."
Please take a moment to consider supporting our colleagues at the European University of St. Petersburg, which was recently closed due to alleged fire code violations.


Data: 0000-00-00

di Simona Bonfante

Una petizione internazionale è stata lanciata da docenti, centri di ricerca, istituzioni accademiche ed atenei europei a sostegno dell'Università Europea di San Pietroburgo (EUSP), che a metà febbraio è stata chiusa dal governo di Mosca con l'accusa di agire per conto dell'Unione europea con l'obbiettivo di manipolare la campagna elettorale per le presidenziali 2008.

Secondo Maxim Reznik, leader del partito di opposizione, Yabloko, “è evidente che la chiusura della UESP ha una ragione esclusivamente politica.” L'adeguatezza delle strutture anti-incendio non è che “un pretesto”. “L'università – sottolinea l'esponente politico di San Pietroburgo - è stata punita per aver condotto un monitoraggio elettorale” che, alla vigilia del rinnovo del parlamento, le autorità moscovite avevano nei fatti impedito, negando alle Ong internazionali la possibilità di insediarsi alla vigilia del voto per compiere un'azione ispettiva e di controllo indipendente sull'andamento della campagna elettorale e delle procedure di voto.  

Dopo la chiusura coatta, le autorità accademiche hanno assunto un atteggiamento conciliante, auspicando una rapida soluzione a quello che il rettore, Nicolai Vahtin, ha eufemisticamente definito un “equivoco”.

“Siamo uno dei migliori atenei del paese – ha rivendicato il rettore. Interrompere la nostra attività sarebbe un enorme spreco di talenti ed opportunità.”

Il provvedimento di chiusura dell'Università Europea di San Pietroburgo ripropone oggi, alla vigilia delle presidenziali, la questione sempre più pressante della deriva totalitaria del regime sovietico che non si fa scrupolo di sfidare il diritto e le istituzioni internazionali, per consolidare il potere amministrato dall'ologarchia putiniana.

Sebbene ormai non faccia più notizia, quanto lo scorso dicembre denununciato dall'Ocse – tra le altre organizzazioni non governative impegnate per la difesa dei diritti umani e civili nella Federazione Russa -  le ultime elezioni per il rinnovo della Duma sono state condotte nel più palese disprezzo delle più elementari regole della correttezza democratica, con testimonianze di “abusi” esplicitamente perpetrati dagli uffici presidenziali. A metà febbraio, pertanto, gli osservatori dell'Ocse si son visti costretti ad annunciare il boicottaggio delle presidenziali del 2 marzo prossimo a seguito del persistente rifiuto di Mosca a cooperare nella organizzazione del sistema di monitoraggio elettorale sollecitato dall'Organizzazione.

La petizione per la riapertura della Uesp ha già ricevuto il supporto di prominenti figure del mondo accademico europeo ed internazionale - tra le quali Alexei Yurchak, del Dipartimento di Antropologia dell'Università di Berkeley, in California, e Michele Rivkin-Fish, del Dipartimento di Antropologia della University of North Carolina - che hanno sottoscritto un appello alla comunità scientifica internazionale perché si mobiliti a sostegno dell'ateneo san pietroburgese.

La petizione può essere sottoscritta online







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