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“LA DEMOCRAZIA EUROPEA, SCELTA IRREVERSIBILE"

Intervista con l'Ambasciatore Estone in Italia, Andres Tomasberg sui rapporti tra il Paese baltico, l' Europa e la Russia

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di Simona Bonfante

Incontriamo l'Ambasciatore della Repubblica d'Estonia in Italia, Andres Tomasberg, mentre a Samara è in corso il summit Ue-Russia, il primo confronto ufficiale tra il Presidente della Federazione, Vladimir Putin e il vertice istituzionale europeo, dopo la crisi diplomatica innescata dai fatti di Tallin.
Un summit che l'Ambasciatore Tomasberg osserva con cautela, come ad un primo di una serie di passi da fare sulla strada del dialogo tra Occidente e Russia. In fondo, osserva con ottimismo l'Ambasciatore, “i toni si sono già abbassati, come conferma  l'incontro a Mosca tra il Presidente Putin e il Segretario di Stato Usa, Condolezza Rice, a pochi giorni dal vertice Ue. Samara è un buon inizio – continua Tomasberg - ma certamente il cammino da compiere è ancora lungo.”
A Samara si è discusso di Estonia e Polonia, delle ritorsioni di Putin contro quelle repubbliche ribelli che hanno osato sfidare Mosca, in nome di un'adesione ai valori non negoziabili della democrazia europea. Il coinvolgimento di Mosca, alla fine di aprile, negli scontri di Tallin e la sospetta matrice russa negli attacchi informatici ai siti delle istituzioni estoni, oltre al boicotaggio russo sulle merci polacche hanno visto una reazione quanto mai ferma della Ue.  Il Presidente della Commissione, Jose Manuel Barroso non ha esitato ad esprimere la “solidarietà” dell'Europa a Varsavia e Tallinn.
E così la Nato, cui si è appellata il Presidente della Repubblica estone, Toomas Hendrik Ilves, per intervenire nella recente, misteriosa offensiva della pirateria informatica che ha messo ko il sistema di comunicazioni nazionali. L'Allenaza non si è limitata a mandare un pool di esperti in hucker-hunting, ma ha assunto una posizione politica ufficiale non equivocabile. Nell'esprimere “seria preoccupazione” per i cyber attacks che nelle scorse settimane hanno colpito la rete informatica estone, infatti, al Segretario generale della Nato, Jaap de Hoop Scheffer, ha definito quell'azione una “grave minaccia”, non solo per la sicurezza dell'Estonia.
 
“È chiaro –ragiona l'Ambasciatore - che il monumento è solo un pretesto. Alla fine di aprile, ad Himki, in una località nei pressi della capitale russa, si è avuto un episodio identico a quello di Tallinn”- manifestazioni e scontri di piazza seguiti alla rimozione delle tombe e di un monumento agli eroi dell'Armata Rossa. Le ragioni sono molto più profonde, affondano nella storia e nella difficoltà della Russia ad accettare la piena indipendenza dei paesi baltici che, come l'Estonia, hanno scelto di aderire all'Unione europea. Tuttavia – aggiunge - l'Estonia crede fortemente nei valori della democrazia europea, e sente la sua partecipazione all'Europa una scelta di campo non negoziabile.”  
Ammessa nella Ue il 1 maggio 2004, l'Estonia vanta un record economico eccezionale per gli standard europei. Un debito pubblico praticamente inesistente, grande capacità di attrarre capitali dall'estero, bassa disoccupazione. “La grande spinta alla crescita – ci spiega l'Ambasciatore – è venuta dalle radicali riforme economiche avviate all'indomani dell'indipendenza da Mosca, ottenuta nel 1991.”Le riforme hanno trasformato l'economia e la società estone fino a renderla una delle realtà più vitali e promettenti dell'Europa allargata. “L'apertura dei mercati, la liberalizzazione dei rapporti di lavoro e una politica fiscale fondata sull'aliquota unica, la così detta “flat tax”, hanno portato ai tassi di crescita vertigionosi registrati negli scorsi anni – osserva Tomasberg.
“Naturalmente – continua - quei livelli di crescita tenderanno a  stabilizzarsi nei prossimi anni. Cinque o dieci anni fa, il ritorno dagli investimenti poteva raggiungere cifre superiori al 200% - osserva l'ambasciatore. Oggi si è in via di stabilizzazione ma si spera che la crescita resterà ancora per molti anni al di sopra della media europea.”La chiave di volta del piccolo miracolo estone, insomma, è stata la libertà economica.
L'Estonia è così passata, in pochi anni, da un'economia al 100% sotto il controllo di Stato ad una al 100% fondata sul libero mercato, divenendo un paese in cui l'inglese è la “seconda lingua ufficiale”, in cui il sistema bancario è praticamente tutto in mano a gruppi stranieri, in cui ci si può connettere a internet con il proprio laptop e una scheda wireless, gratis, ovunque ci si trovi grazie alla cablatura che copre l'intero territorio nazionale. È un paese accogliente, l'Estonia, che offre prospettive occupazionali e qualità della vita che hanno già attratto molti europei occidentali. “Gli investimenti stranieri in Estonia, compresi quelli italiani, aumentano al ritmo del 20% l'anno, ed in aumento è anche il numero di turisti e studenti occidentali” – nota con soddisfazione il rappresentante diplomatico.
Certo, tutte le riforme hanno un costo. “L'Estonia ha attraversato una fase di instabilità politica, ma rispetto alle riforme economiche ed alle politiche di sicurezza - nota l'Ambasciatore - il consenso è sempre stato molto ampio.
Con l'uscita dello Stato dall'economia nazionale non si è quindi generato, nel paese, quel contracolpo negativo sul piano sociale che si paventa ogni qual volta si parla di riformare il welfare in senso liberale. E ciò lo si deve al fatto che i benfici sono stati tempestivi e talmente diffusi che oggi – ci spiega Roman Vinartšuk, Responsabile per gli Affari economici della diplomazia estone in Italia – “il nostro problema è che l'offerta di lavoro supera la domanda.” Nonostante l'elevato tasso di inflazione abbia costretto al rinvio dell'ingresso nell'Eurozona, oggi da Bruxelles si comincia a guardare all'Estonia come ad un “modello”, un esempio virtuoso di come i valori della democrazia europea possano affermarsi attraverso la via pragmatica della creazione di ricchezza e benessere diffuso. Tra le repubbliche baltiche l'Estonia gode certo di una posizione favorevole, sia per le piccole dimensioni sia per la relativa autonomia economica da Mosca. “Lo scambio commerciale estone con la Russia è soltanto 10% del totale – spiega Tomasberg. E sebbene acquistiamo da Mosca il 100% delle nostre forniture di gas – continua l'Ambasciatore - va tenuto conto che il gas incide solo per il 15% sul consumo eneregtico totale. L'Estonia infatti produce energia in proprio, ricavandola dall'estrazione di un fossile locale e questo, evidentemente, limita gli effetti dannosi delle misure punitive di Mosca.
“Inoltre – continua l'Ambasciatore - è in corso un dibattito nel paese sull'opportunità di differenziare le fonti di approviggionamento energetico, investendo sulle fonti alternative e l'energia rinnovabile e, insieme con Lituania, Lettonia e Polonia, sul nucleare. Ma su questo ultimo siamo ancora in una fase di pianificazione iniziale. “In fondo, la questione dell'energia non è soltanto una questione economica ma anche politica e i criteri politici devono essere presi in considerazione nella ricerca delle soluzioni.” 

Ambasciatore Tomasberg, ci spieghi come appare Mosca vista da Tallinn

“Il Presidente Putin, come anche la stampa internazionale non manca di rilevare, ha concentrato un potere enorme nelle stanze del Cremlino. L'economia in Russia non è un'economia di mercato tradizionale. Rimane fortemente sotto il controllo dello Stato, come dimostra il caso dell'Estonia. Non possiamo ancora dire cosa succederà. Mosca ha interrotto le comunicazioni ferroviarie con l'Estonia, adducendo il pretesto di un guasto alla linea. Le autorità hanno poi avviato una campagna di sensibilizzazione nazionale per il boicottaggio dei prodotti esteri. Ufficialmente però Mosca nega di aver adottato sanzioni contro l'Estonia, cosa che gli sarebbe impedita dagli accordi con l'Unione europea.
È un fatto però che la compagnia ferroviaria estone ha ricevuto una lettera ufficiale dal vertice della società ferroviaria russa in cui si comunicava la sospensione del trasporto passeggeri sulla linea San Pietroburgo-Tallinn, poiché giudicato improduttivo. Si noti che quella linea era in funzione solo da due mesi. Dopo un tira e molla di smentite e note ufficiali, un colloquio tra il nostro Ministro degli Affari Esteri e il Governatore di San Pietroburgo sembra aver sbloccato la situazione, quanto meno ufficialmente.Non è facile in questi casi fornire prove. Certo è che non è raro per gli imprenditori russi ricevere l'invito delle autorità a non usare i porti estoni per il transito di petrolio. Nulla di ufficiale, naturalmente, ma le conseguenze sono palesi. È importante per questo mantenere il dialogo diretto con Mosca. Abbiamo sempre dichiarato che l'Estonia è pronta a cercare soluzioni a tutti i problemi bilaterali, se lo possiamo fare in maniera sincera e con rispetto reciproco.” 

In Estonia vivono trecentocinquantamila persone di origine russa di cui novantamila sono cittadini della Federazione Russa. Sono politicamente rappresentati da un partito filo-russo?
 
“In Estonia non c'è una base politica per quei partiti che si identificano sulla base di un'appartenenza etnica. I partiti filo-russi non sono rappresentati nel Parlamento, perché non hanno superato lo sbarramento al 5%. Negli scontri di Tallinn, ad esempio, non si è visto un gruppo omogeneo. Le autorità di polizia hanno arrestato più o meno 1000 persone, in gran parte liberate la mattina dopo. In totale sono stati denunciati 300 manifestanti, di cui più di 200 con precedenti penali. Tra di loro vi erano cittadini estoni, cittadini russi legalmente residenti in Estonia, ma vi erano anche “infiltrati”, portati lì da Mosca ma anche dalla Lituania.L'obiettivo di Mosca era certamente quello di intimidire il governo di Tallinn. Ma la situazione è più complessa. Non vanno trascurate ad esempio le ragioni interne alla politica russa. Con la sua politica muscolare, infatti, il Cremlino manda alla Russia un segnale della sua autorità. Ma è evidente anche il messaggio che Mosca intende mandare alla comunità internazionale. Quello che Mosca ha fatto in Estonia, in fondo, non è che la replica di quanto già visto in Georgia, Polonia, Lituania, Ukraina. Questo è chiaramente un segnale che la Russia vuole mandare all'Occidente ed all'Unione europea in particolare. Mosca vuole cioè istillare il dubbio che l'allargamento ad est sia stato uno sbaglio per l'Europa, poiché i paesi che ne sono stati accolti non sono tutti all'altezza degli standard europei. Ma sopratutto per la Russia si tratta di realizzare nella regione la strategia del divide et impera.” 

Crede vi sia un rischio concreto di guerra civile nel suo paese?

“No, questo è assolutamente impossibile. Non era così negli anni 90 e 91, quando vi è stato il tentativo concreto, da parte dell'allora Unione Sovietica, di fomentare gli scontri nel paese, ma la comunità russa non si è lasciata convelgere. Oggi i russi che vivono in Estonia sono in realtà ben felici del proprio status e difficilmente ci rinuncerebbero, visto che la Russia non può ancora loro garantire simili livelli di benessere e libertà.
Su 350.000 russi residenti in Estonia, agli scontri di aprile hanno partecipato solo qualche migliaio di persone. Insomma anche i russi, a Tallinn, sono in maggioranza contro la violenza. Questa crisi ha portato le autorità estoni e la comunità russa ad aprirsi ad un dialogo più sincero rispetto agli anni precedenti, con la volontà di capirsi più in profondità. E questo è senz'altro un segno positivo.La storia dell'Estonia, in fondo, insegna che i valori reggono alla prova della disinformazione e della propaganda che alimenta l'odio e la violenza.” 

Intende dire che l'Estonia ha una naturale inclinazione alla democrazia che la immunizza dal pericolo russo?

“A differenza della Russia, che è ancora in cerca di una propria identità, per l'Estonia è stato relativamente facile scegliere la democrazia. Per noi l'indipendenza da Mosca ha rappresentato il ritorno alla normalità. Una normalità democratica interrotta dai ciquantanni di occupazione sovietica che noi abbiamo vissuto come tale, un'occupazione violenta e repressiva. Non c'è cittadino estone che non abbia un nonno che ha vissuto nell'Estonia pre-sovietica, e che mantenendo vivo il ricordo della libertà, ha trasmesso alle generazioni la memoria storica dell'Estonia sorta sui valori della democrazia. La vicinanza alla Finlandia, inoltre, ci ha sempre offerto quella finestra sul mondo che in fondo ha permesso di consolidare i nostri valori storici e la nostra identità, sul solco della democrazia europea.
Ma la Russia sovietica ha origini antiche, che affondano nella Rivoluzione bolscevica del 1917. Con il crollo del regime, sono crollate le fondamenta su cui si fondavano la stessa identità e i valori nazionali. Sta alla Russia oggi trovare un nuovo equilibrio, nessuno può interferire. Né è possibile oggi prevedere quale sarà il futuro della Russia nell'era post Putin, ma vorremmo sperare che in un paese talmente importante per l'Europa come partner strategico non siano dimenticati i diritti umani, la libertà di stampa e il libero funzionamento del mercato.” 

Come giudica la posizione di Ue e Nato rispetto alla crisi tra i governi di Mosca e Tallinn?

“Abbiamo avuto la solidarietà di tutti i paesi europei e il sostegno ufficiale della Ue che ha definito “inaccettabile” il modo in cui le autorità di Mosca hanno consentito l'assedio dell'Ambasciata estone nella capitale russa, una esplicita violazione della Convenzione di Vienna. Molti paesi hanno inoltre ribadito il diritto della Repubblica estone di scegliere in piena autonomia dove collocare un monumento, riconoscendo cioè il carattere esclusivamente interno della faccenda. Anche da parte della Nato c'è stata una risposta ferma. In casi così delicati, tuttavia, le dichiarazioni alla stampa sono meno importanti delle azioni concrete. E sia Ue che Nato, davanti alla crisi Estone, non sono rimaste con le mani in mano.
L'Estonia, in fondo, non è che uno degli scenari critici che tirano in ballo direttamente la Ue e la Nato. È chiaro che solo la volontà di Mosca di avviare un dialogo serio con i partner internazionali potrà rappresentare un passo avanti.” 

Qual è il rapporto tra l'Estonia e l'Europa?

“Per l'Estonia la scelta europea è sempre apparsa naturale - per la nostra storia e per i valori comuni. Ma anche perché eravamo un paese stretto da due grande potenze economiche, la Russia e l'Ue, e per noi era inevitabile scegliere la strada del mercato libero e aperto. In terzo luogo, per ragioni di sicurezza. L'integrazione nella Ue, inoltre, ci ha consentito di recepire tutto il sistema normativo europeo, cosa che ha rappresentato la leva più importante per la modernizazione del paese. Infine è la stessa globalizzazione a rendere inevitabile l'integrazione in una comunità economica più ampia. Concordo con il Ministro degli Esteri italiano, Massimo D'Alema, quando dichiara che, nell'era globale, siamo tutti paesi piccoli.
Tuttavia, noi crediamo fortemente nell'Unione politica. Non è certamente un tema facile, dal momento che tutti i leader europei sono vincolati alle rispettive opinioni pubbliche. Ma ogni progresso sulla strada dell'integrazione in una grande comunità politica, per quanto compromissorio possa apparire, sarà comunque un fatto positivo.Oltretutto, l'Estonia ha già saputo influenzare l'Europa, con dimostra l'esempio fornito dalla formula economico-fiscale che ne ha consentito la crescita straordiaria degli ultimi anni. Credo per questo sarebbe importante che i diversi paesi della Ue riuscissero a trovare una posizione comune per il comune obiettivo della sicurezza energetica. Naturalmente, questo non è un traguardo facile. Ed è comprensibile che paesi come l'Italia cerchino di risolvere in autonomia il problema delle forniture energetiche. Tuttavia, sebbene non sia facile trovare un accordo condiviso nell'Europa dei 27, è necessario impegnarsi, nella consapevolezza che quello dell'energia è un problema che può trovare soluzione solo con un impegno comune tra i partner europei.” 

Crede che l'arrivo all'Eliseo di Nicolas Sarkozy possa contribuire al rilancio dell'Europa ed al rinnovamento dell'asse euro-atlantico?

“L'Estonia vede positivamente l'arrivo di Nicolas Sarkozy alla Presidenza francese, sebbene attenda di vedere quale impatto reale il nuovo Presidente avrà sul rilancio del progetto europeo. Certo è che i primi segnali, e la sintonia con la Germania di Angela Merkel, potrebbero dare alla Ue un nuovo motore propulsivo.”
 

Come sono i vostri rapporti con i paesi vicini?

“Altri  paesi baltici, Lettonia e Lituania, hanno una storia molto simile alla nostra, e i probelmi e gli obiettivi di oggi sono comuni. Ma anche rispetto alla Polonia, l'Estonia non ha esitato a prendere una chiara posizione di solidarietà rispetto alle ritorsioni di Mosca. Finlandia e Svezia sono i nostri partner commerciali e investitori più importanti. Il loro aiuto nella trasformazione dell'Estonia in un paese moderno è stato inestimabile. Ed ora noi possiamo a nostra volta condividere l'esperienza delle riforme con Ucraina, Moldova e Georgia.”
 

Come vede l'Estonia il problema della sicurezza internazionale? Quali le minacce che il suo paese avverte con maggiore preoccupazione?

“Oggi nessun paese è più in grado di bastare alla propria sicurezza.
Sebbene l'Estonia non sia direttamente toccata dalla minaccia del terrorismo internazionale, crediamo tuttavia nella necessità di tenerci pronti. Per questo, siamo interessati alla definizione di una strategia comune per la difesa europea. Ma riteniamo anche necessaria la cooperazione con gli Stati Uniti, e crediamo nella sinergia che può derivare da una cooperazione più stretta fra Ue e NATO.” 

Russia's Involvement in Tallinn's disturbances, Icds






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