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IL REBUS DEI CONSUMI

La scommessa su Cina, India e Brasile

Accanto ai segna­li di ripresa che ormai si vedono un po' dapper­tutto, vi è una domanda alla quale è difficile ri­spondere e che spiega la cautela che ieri sia la Ban­ca centrale europea sia la Bank of England hanno mostrato nelle loro previ­sioni per il prossimo an­no: chi sostituirà i consu­matori americani?

Negli anni precedenti la crisi le famiglie ameri­cane avevano sostanzial­mente smesso di rispar­miare: il livello raggiunto dalla Borsa e il valore del­le loro case sembravano sufficienti a garantire una vecchiaia serena, senza bi­sogno di risparmiare di più. E infatti il tasso di ri­sparmio — che negli Usa non è mai stato molto ele­vato — era sceso pratica­mente a zero. L'esperien­za della crisi e le perdite che le famiglie hanno su­bito nel valore dei loro in­vestimenti le ha già indot­te a riprendere a rispar­miare. Il tasso di rispar­mio (in percentuale del reddito disponibile dopo aver pagato le imposte) è già salito oltre il 6% e si prevede che potrebbe sta­bilizzarsi intorno al 4%, quanto le famiglie ameri­cane risparmiavano all'ini­zio degli anni Novanta. Poiché il reddito delle fa­miglie al netto delle impo­ste è il 70% del Pil, ciò si­gnifica una riduzione per­manente dei consumi pa­ri a tre punti di Pil.

L'opinione comune è che questi saranno sosti­tuiti da un aumento dei consumi nei Paesi che, nonostante la crisi, han­no continuato a crescere: in primis India, Cina e Brasile. E' possibile, ma non sarà facile. L'econo­mia cinese è poco meno di un terzo di quella ame­ricana, l'India è metà del­la Cina: per compensare tre punti di Pil statuniten­se i consumi cinesi do­vrebbero crescere di 10 punti, quelli indiani di ol­tre venti punti. Accadrà, ma ci vorrà del tempo, so­prattutto in Cina, dove i bassi consumi riflettono l'assenza di alcuna forma di stato sociale e le rifor­me del welfare, a lungo promesse, per ora non si vedono.

E nel frattempo? Chri­stina Romer, il capo-eco­nomista di Obama, scrive­va la scorsa settimana che la ripresa potrebbe essere sostenuta da un ciclo di investimenti. Ma perché le imprese, nel mezzo di una recessione, dovrebbe­ro cominciare a investire? La risposta potrebbe es­sere proprio la prospetti­va di una diversa compo­sizione della domanda mondiale: meno consu­mi americani, più consu­mi nei Paesi emergenti. Quando le famiglie di Ci­na, India e Brasile sostitui­ranno i consumatori ame­ricani — e prima o poi ac­cadrà — non acquisteran­no gli stessi beni, perché la composizione dei con­sumi riflette il livello di sviluppo di un Paese. Nei prossimi anni crescerà la domanda di beni agricoli, di elettrodomestici di ba­se, mentre le vendite di auto di lusso faranno fati­ca a riprendere. Un po' sta già accadendo: grazie alla domanda di beni agri­coli e altre materie prime, l'America Latina sta cre­scendo rapidamente. Chi soffre di più sono i pro­duttori tedeschi di auto­mobili e l'industria del lusso in Francia e in Ita­lia.

Oggi i bassi tassi di in­teresse e l'aumento del ri­sparmio offrono condizio­ni ideali per gli investi­menti. Sopravviverà chi saprà anticipare gli spo­stamenti della domanda mondiale e investirà per prepararsi a soddisfarla.


Data: 2009-08-17







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