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LA RIVOLUZIONE DEI GIOVANI CONFIDA IN UN AYATOLLAH

Montazeri è la guida religiosa iraniana che avrebbe dovuto succedere a Khomeini, ma cadde in disgrazia. La lotta con Khamenei

Si capisce che il movimento anti-Ahmadinejad – perché questo è il grande motivo unificatore delle proteste, più che il sostegno a Mir Hossein Moussavi – è nei guai dal campione che si è scelto: il grande ayatollah Hossein Ali Montazeri. Il leader religioso in Iran ha uno status quasi leggendario, ma ormai ha raggiunto la veneranda età di 87 anni.
Due giorni fa – con un manifestino fatto circolare da tutti gli attivisti in giro per il paese – il movimento dei riformatori ha chiesto che Montazeri rimpiazzasse Ali Khamenei nel ruolo di Guida Suprema. Si tratta di una proposta velleitaria, perché l'onda delle proteste avrebbe piuttosto bisogno di un capopopolo instancabile fino all'irruenza, e sta avanzando come nel 1999 e nel 2003 sulle gambe dei giovani e degli studenti.

Ma l'appello con il nome di Montazeri ha un significato simbolico fortissimo. Il grande ayatollah fu designato come proprio successore dallo stesso Ruhollah Khomeini. Quando il padre della Rivoluzione era in esilio, Montazeri rimase nel paese, a sfidare i servizi di sicurezza dello Scià, come capo del network di religiosi che preparava l'avvento della teocrazia. Per questo finì in prigione, ma fu scarcerato nel 1979, in tempo per vedere il disegno khomeinista compiersi e il paese intero spalancarsi per inghiottire la monarchia al grido di “Allahu Akhbar”, Dio è grande. Lo stesso grido scandito nelle piazze in questi giorni, per ricordare al paese che è tempo di cambiare leadership senza però incorrere nelle bastonate delle milizie filogovernative: nemmeno il più zelante custode dello status quo potrebbe punire l'invocazione islamica.

Anche se vice di Khomeini, al punto da condividere parte dei suoi poteri – negli uffici pubblici la sua foto in formato ridotto era appesa accanto a quella del Grande Ayatollah –, Montazeri appartiene al campo riformatore, più aperto sulla giustizia sociale, sui diritti civili e su quelli delle donne (beninteso, tutto questo in accordo agli standard cupi dello sciismo più ardente a cui lui appartiene, quel ramo che crede nell'avvento del Dodicesimo Imam). Fu lui a prendere le distanze da Khomeini dopo l'ondata di esecuzioni politiche del 1988: “L'ingiustizia, la negazione dei diritti della gente e il disprezzo dei veri valori della Rivoluzione stanno sferrando i colpi più duri contro la Rivoluzione stessa”. E fu lui aa opporsi all'ascesa al potere dell'attuale Guida Suprema Khamenei, mettendo pubblicamente in dubbio la sua legittimità a essere Marja e Taqlid, “Fonte di emulazione”, il titolo di ayatollah.

Per questo nel 1989 subì la rappresaglia delle Guardie rivoluzionarie: costretto agli arresti domiciliari e a indossare per umiliazione un berretto da notte al posto del turbante bianco, simbolo riverito del suo rango religioso. Fu liberato soltanto sei anni dopo, per il timore che morisse in prigionia e scatenasse l'ira dei suoi sostenitori. Non soltanto Montazeri è l'arcinemico di Khamenei, è l'unico in grado di reggere il confronto dal punto di vista del carisma religioso: è anche diventato il rivale della creatura politica di Khamenei, il presidente Mahmoud Ahmadinejad. Nel gennaio 2007, nel deserto del dissenso pubblico, si alzò la sua voce, vecchia e severissima: “L'inflazione nel prezzo delle case è al cinquanta per cento, questo paese non può essere governato a colpi di slogan. E provocare i nostri nemici ci crea soltanto nuovi problemi”. Per ora, però il suo unico appello invita i giovani a una cauta moderazione: “Non cedete alla violenza”.


Data: 2009-06-22







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