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RITROVARE LA FIDUCIA DELLA GENTE

Più sostegno le nostre truppe guadagneranno fra gli afghani, più sarà difficile per i talebani trovare rifornimenti e consensi

Maurizio Molinari, La Stampa, 4 maggio 2009,

La morte della tredicenne Behooshahr a Herat pone l'Italia di fronte alla sfida di applicare la dottrina Barack Obama in Afghanistan: dimostrare di saper proteggere i civili al punto tale da conquistarne i cuori come le menti per poter così accelerare la sconfitta dei taleban.

Behooshahr è l'adolescente afghana uccisa da una pattuglia dei nostri soldati che hanno fatto fuoco sulla Toyota bianca dove si trovava dopo aver invano tentato di fermarla mentre procedeva ad alta velocità. E' una dinamica simile a quella che il 4 marzo 2005 portò una pattuglia di marines a fare fuoco a Baghdad sulla Toyota Corolla che trasportava l'ex ostaggio Giuliana Sgrena, uccidendo sul colpo l'agente del Sismi Nicola Calipari che l'aveva appena liberata.

Adesso come allora i militari da cui sono partiti i colpi-killer affermano di aver correttamente applicato le regole di ingaggio previste per una zona di guerra, facendo fuoco nel timore che la vettura fosse un'auto-kamikaze destinata a mettere a segno un sanguinoso attentato. Nella Baghdad infestata da Al Qaeda di quattro anni fa come nella Herat minacciata oggi dai taleban i militari hanno il dovere di proteggersi per evitare di subire attacchi sanguinosi come quello di Nassiryah - dove l'Italia nel 2003 contò 19 vittime - ma l'attuale situazione strategica in Afghanistan suggerisce all'Italia di andare oltre la semplice ricostruzione della dinamica dell'incidente, la difesa dei propri soldati, la riaffermazione delle tecniche di ingaggio, la presentazione delle scuse a Kabul e il versamento di risarcimenti economici alla famiglia della giovane vittima.

La differenza fra l'Afghanistan 2009 e l'Iraq 2005 sta nella dottrina militare applicata per vincere i duelli con i terroristi. La svolta avvenne nel 2006 quando il generale americano David Petraeus, designato da Bush alla guida delle truppe in Iraq, impostò la contro-guerriglia attorno alla priorità di proteggere i civili, di garantirgli migliori servizi e più in generale di accrescerne il tenore di vita. Questo approccio ha consentito di ottenere una consistente riduzione delle violenze in Iraq e Barack Obama, divenuto presidente, l'ha rilanciata sul fronte afghano affidando proprio a Petraeus, divenuto capo delle truppe in tutto il Medio Oriente, il compito di conquistare "i cuori e le menti" degli afghani al fine di fare terra bruciata attorno ai taleban alleati di Al Qaeda. Durante il recente vertice Nato di Strasburgo-Kehl, Obama ha elevato tale approccio a livello di strategia di lungo termine, facendo capire che la Nato riuscirà a piegare i taleban e consolidare la giovane democrazia afghana solo riuscendo a dare più sicurezza, fisica e economica, ai civili.

L'uccisione di Behnooshahr obbliga dunque l'Italia a trasformare in fatti concreti la dottrina Obama. La sfida per i nostri comandi a Herat è di rispondere alla tragedia avvenuta adottando rimedi che aumentino la protezione dei civili senza per questo abbassare la guardia nei confronti della perdurante minaccia jihadista. Dovranno essere rimedi talmente visibili e consistenti da essere percepiti da chiunque vive nella provincia di Herat. Più in fretta ciò avverrà, più fiducia le nostre truppe guadagneranno fra gli afghani, più sarà difficile per i talebani trovare rifornimenti e sostegni.


Data: 2009-05-06







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