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ORA LA FRANCIA HA IN MANO IL DESTINO DELL' EUROPA

s.b. - Dal vertice del 1 settembre del Consiglio straordinario i cittadini europei si aspettano di capire come stanno le cose e se la UE sia egualmente affidabile per tutti i suoi membri

PARIGI - La Francia giudica “incresciosa” la decisione del Presidente russo, Dmitri Medvedev, di riconoscere l'indipendenza delle province georgiane del Sud Ossetia e dell' Abkhazia. Così, un comunicato del Ministero degli Esteri, trasmesso nel primo pomeriggio di martedì da un porta-voce di Kouchner. Il Quai d'Orsay fa inoltre sapere che la Francia “rinnova il proprio interesse per l'integrità territoriale della Georgia”.
Un tono conciliante, quello della diplomazia francese. Una cautela che tuttavia, allo stato dei fatti, non appare più adeguata. Alla vigilia del vertice straordinario di Bruxelles del 1 settembre, la Francia ha in mano il destino dell'Europa. Un destino che, innanzi all'ultimo, inquietante sberleffo di Mosca al diritto – oltre che alla diplomazia – internazionale,  si conferma indissolubilmente legato ad una scelta di campo: con o contro la Russia imperiale.   
“L'intenzione evidente della Russia di riconoscere due zone, due regioni che sono state in conflitto, che sono manifestamente nei limiti delle frontiere internazionali della Georgia riconosciute da diverse risoluzioni delle Nazioni Unite, mi sembra incresciosa” – fa sapere, da parte sua, il Segretario di Stato Usa, Condoleezza Rice. La Rice - è evidente - insiste nel tentativo di favorire una scelta incontrovertibilmente atlantica dell'Europa. Per questo, fà la sponda a Sarkozy. Il tono pacato, addirittura la scelta dell'aggettivo “increscioso” - lo stesso espresso dalla diplomazia francese - è un messaggio chiaro al Presidente Ue: non è più tempo di mediare. L'armistizio concordato con Mosca e Tbilisi non è divenuto “trattato di pace”. Per quanto lodevole sia stato il suo tentativo di affermare una soluzione umanitaria, Nicolas Sarkozy oggi deve riconoscere che il partner russo lo ha gabbato, ha carpito la buona fede sua e del suo Ministro per rendere tempo e scompaginare l'Europa, che sperava di essere riuscita, grazie alla generosità del Presidente francese, di scampare al rischio di dover prendere una posizione.  
Oggi l'Europa appare insolitamente in sintonia. Almeno a sentire le reazioni dei 27. Dalla tedesca Angela Merkel, al Capo della Farnesina, Franco Frattini, anche i paesi più “affettivamente” legati all'idea di una “cooperazione” con Mosca, esprimono ora – dopo il discorso “minaccioso di Medvedev – una parvenza di indignazione. Ma tra le parole e i fatti…
Solo da poche settimane, ad esempio, si è appreso che la principale azienda energetica tedesca, ha siglato, alcuni mesi fa, un contratto per la liquefazione del gas con l'omologa società iraniana. L'accordo sarebbe stato firmato mentre, in sede europea, la Cancelliera riceveva le lodi del mondo democratico, per aver invocato l'inasprimento delle sanzioni contro Teheran.
Le posizioni tra cui mediare in Europa, oggi, appaiono insomma meno lontane. I fatti stanno dando ragione al Regno Unito, da subito intransigente sostenitore della linea della fermezza e dell'asse con gli Usa. La Francia ha sino ad ora mostrato una certa sensibilità diplomatica, in sede europea, riuscendo a spuntare l'accordo, anche a costo di inventare formule compromissorie decisamente a “ribasso”. Oggi, però, le aspettative non possono essere deluse. Non s tratta più di mostrare un'unità di facciata. Si tratta di imporre all'Europa una linea. E la sola che la realtà – e il precipitarsi burrascoso degli eventi sul campo – dicono essere possibile è quella di concordare - e realizzare - un'azione comune con gli Usa per far capire a Mosca che l'Occidente c'è e si sente minacciato – nei suoi interessi, la sua stabilità, la sua autonomia. E che questo Occidente è ancora in grado di difendersi. Come? Tenendo testa, invece di subire. La provocazione di Mosca non è  solo verbale. Mosca non è il cuore buono nel corpo cattivo. Mosca è un pericolo, perché “non ha paura di nulla” – come ha ricordato il primo Ministro, Vladimir Putin – e che all'Europa appare imprevedibile. Ma che tale non è se, invece della filosofia liberale, l'Europa ricorresse a categorie interpretative anacronistiche, come quelle in voga nel cinquantennio dei blocchi.
I rapporti tra Europa e Russia non riguardano soltanto la garanzia di continuare ad avere il gas. L'Estonia e la Polonia – se non tecnicamente la Georgia e l'Ukraina - sono o no paesi europei? Non è forse il caso di cominciare a prendere sul serio il loro allarme per le intenzioni di Mosca, e la loro inquietudine per la strabiliante moderazione con cui, a riguardo, si pone l'Europa?  È ancora il caso di insistere a farsi promotori del dialogo con Mosca quando, a Mosca, la sola cosa che interessa oggi è spaccare il fronte occidentale, indebolirlo al punto da poter segnare più punti nel più breve tempo possibile? E più punti - per la Russia - significa non solo rimanere in Georgia nelle posizioni attuali, ma anche estendere la politica annessionista, per esempio alla Crimea, ricca regione ukraina a maggioranza etnica russa.
Monsieur Sarkozy è stato fin troppo paziente. Ha accettato, in silenzio, l'umiliazione di vedere l'accordo strappato ai contendenti di una guerra in corso, ridotto in carta straccia da uno dei due signatari. Ha subito l'umiliazione di ricevere dal Kremlino una raffica quotidiana di bugie.  Mosca continua ad alzare la posta sul tavolo occidentale – rinviando il ritiro dalle truppe, mandando a quel paese la Nato, insultando gli Usa e, oggi, calpestando il diritto internazionale, con un'annessione illegittima di una porzione di territorio europeo.
Sarkozy unisca l'Europa agli Usa. È questo il solo risultato che può far la differenza. Non vorremmo, insomma, che nel comunicato conclusivo del vertice europeo di martedì prossimo si parli ancora di “auspici”. Vorremmo piuttosto che in quel comunicato si annunciasse un paino concreto di sanzioni. Proprio stamane, tuttavia, il Ministro degli Esteri francese, l'umanitarista Bernard Kouchner, si premurava ad escludere questa eventualità.  Questo avveniva martedi, poche ore prima del discorso annessionista di Medvedev. In tempo, dunque, per un ennesimo appello di Parigi al “buon senso” di Mosca. Ma il Presidente russo, evidentemente, non se ne è curato.


Data: 2008-08-26







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