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Lettera ai socialisti

La scelta del Partito Democratico di correre da solo alle elezioni ha accelerato la fine di un sistema politico, nato 14 anni or sono, che ha fatto danni irreparabili all’Italia ,

di Vittorangelo Archetti

Un anno fa,  sul n° 1-2 di Critica Sociale, ho avuto modo di delineare il processo di ristrutturazione del quadro politico così com'è esattamente avvenuto un anno dopo.

Dico questo non per civetteria ma perché  i dirigenti Socialisti con i quali ebbi modo di discutere allora si divisero tra quelli che mi davano del visionario e quelli  che mi davano del matto sostenendo che l'unione come formula politica era il futuro e che  i Socialisti dovevano rimanere ancorati all'Unione, a Prodi e alla sua visione muscolare della politica. Ora io credo che la bontà di un gruppo dirigente stia anche nella capacità di capire per tempo l'evolversi del sistema politico e quindi di anticiparne gli effetti. E già allora i prodromi  di quello che sarebbe successo c'erano già tutti.

Ma sugli errori del gruppo dirigente della costituente Socialista tornerò poi.

Scrivevo in quell'articolo: “ … L'operazione politica del P.D.  non è una cosa banale. Sbaglia chi la considera una cosa di poco conto. Io non la condivido perché sono Socialista, ma se non lo fossi ne sarei attratto. Il partito democratico si collocherà in una posizione centrale dello schieramento politico …”.

E così oggi è. So di dire una cosa che va in direzione opposta agli umori oggi prevalenti nella costituente Socialista, ma credo occorra dire grazie  a Veltroni . Infatti la scelta del Partito Democratico di correre da solo alle elezioni ha accelerato la fine di un sistema politico, nato 14 anni or sono, che ha fatto danni irreparabili all'Italia, che negli anni ‘80 era il quarto paese industriale del mondo ed oggi, grazie a Prodi ed a Berlusconi, si trova a dover rincorrere la Spagna, la Grecia e , se non si inverte rapidamente la tendenza, fra poco anche alcuni paesi di quello che una volta era chiamato il terzo mondo.

Quello che francamente è meno comprensibile, anzi è proprio sbagliato, nella scelta del P.D. è il rifiuto all'apparentamento elettorale del Partito Socialista. L'unica  spiegazione possibile, non essendovene una politicamente ragionevole, è quella che Veltroni  ipotizza, e spera, che il Partito Socialista non superi la soglia di sbarramento elettorale e quindi scompaia dalla scenario politico. La scelta è politicamente ancora più grave, e francamente un po' offensiva, se la si legge assieme alla decisione di apparentarsi con il   “ Moralizzatore” Di Pietro. Non mi pare una scelta che fa onore a Veltroni. Ma così è,  e quindi il Partito Socialista deve attrezzarsi  a correre in solitario l'avventura elettorale per superare  la soglia di sbarramento alla Camera, cosa assolutamente possibile, e quella del Senato che, da soli, è improbabile  superare, se non forse in 2 o 3 Regioni .

Certo non ci arriviamo alle elezioni nelle migliori condizioni possibili. Il non capire per tempo, quale era l'evoluzione in corso nel sistema politico, ha portato il gruppo dirigente socialista ad una serie di errori che ci hanno condannato alla marginalità che oggi tocchiamo con mano.

E siccome occorre, soprattutto nei momenti difficili, essere chiari credo che i principali errori commessi siano:

1)         Essere rimasti ancorati al governo PRODI , pur non avendo peraltro alcun ruolo di rilievo, anche quando era assolutamente evidente, e questo da mesi, che era politicamente morto.  Non sarebbe stato più opportuno, ritirare la delegazione e dare l'eventuale appoggio all'esterno?

2)         Ancora dopo la caduta di prodi alcuni dirigenti della costituente vaneggiavano di una possibile lista Prodi, in rottura con il P.D., della quale i socialisti dovevano far parte in compagnia di Diliberto, Pecoraro Scanio ecc … E'  il caso di dire: Roba da matti.

3)         Sulla riforma della Legge elettorale abbiamo tenuto posizioni ondivaghe, spesso contraddittorie, che non ci hanno fatto fare bella figura.

4)         Abbiamo fatto, alcuni mesi or sono, una bellissima conferenza programmatica nella quale si sono discusse proposte importanti, nel solco della tradizione Socialista Italiana ed Europea, dopodiché le abbiamo messe nel cassetto ed abbiamo continuato a sostenere il Governo Prodi che si muoveva in tutt'altra direzione.

Potrei continuare, ma ormai  non servirebbe a molto. Purtroppo in politica , come nella vita, gli errori si pagano. E noi li stiamo pagando. Nonostante ciò io sono ottimista. E non credo si tratti solo dell'ottimismo della volontà. Sono infatti convinto che esista lo spazio Politico per una formazione Socialista Riformista.  Nell'articolo prima richiamato, e mi scuso per l'autocitazione, ho scritto: “… la nascita del PD provocherà una accelerazione nel processo di formazione di un partito Moderato ancorato al PPE, comprendente Forza Italia e A.N.. Tale processo libererà molte energie. Infatti Forza Italia non essendo un partito ma un movimento, senza una precisa etichetta,  ha consentito,  in questi anni, che potessero vivere sotto uno stesso tetto democratici, socialisti, repubblicani, liberali, radicali, ecc. La nascita di un Partito Popolare che ingloba Forza Italia, che invece un'etichetta c'è l'ha e ben precisa, rende impossibile tale convivenza ….. Dico questo perché se è comprensibile che un socialista in questi anni abbia potuto rifugiarsi in Forza Italia mantenendo la sua identità, questo non è più possibile nel Partito dei Moderati. Questo infatti avrà come sua carta d'identità il fatto d'essere la sezione italiana del PPE. Quindi chi vi partecipa aderisce ai valori del popolarismo. Scelta rispettabilissima ovviamente, anche  per chi viene da una tradizione socialista, ma le cose vanno chiamate con il loro nome. Essere Socialisti e contemporaneamente militare nel P.P.E. è una evidente contraddizione. E' l'insieme di questi processi; fine del “Bipolarismo bastardo”, nascita del Partito Democratico, nascita del Partito dei Moderati ad aprire uno spazio politico ed elettorale per una formazione che si riconosca esplicitamente nella tradizione del socialismo    riformista e      liberale    che ha avuto nel     PSI di Craxi   l'esempio      più  compiuto …..”  Credo che questa analisi valga ancora oggi.

Ed allora se il bacino elettorale al quale possiamo e dobbiamo attingere, e oggi non ne vedo altri tranne gli Ex D.S. che non hanno aderito né al P.D. né alla Sinistra Arcobaleno, è quello dell'elettorato del vecchio PSI che in questi anni ha, in gran parte , votato Forza Italia perché non si riconosceva in quell'accozzaglia chiamata Unione, dobbiamo  muoverci di conseguenza. Mi permetto quindi di proporre alcune parziali indicazioni su cui riflettere sotto il profilo dei temi programmatici della campagna elettorale e dell'organizzazione di Partito.

Per quanto concerne i temi programmatici l'elenco sarebbe lungo e quindi vorrei richiamare solo due aspetti:

-          Il tema del declino dell'Italia e quindi le ricette per invertire questa  tendenza con un particolare approfondimento sulla questione fiscale e sull'autogoverno. Su questi temi sarà dedicato il prossimo numero di Critica Sociale.

-          Il tema relativo alla difesa della laicità dello stato va sicuramente affrontato , ma senza le esasperazioni anticlericali degli ultimi anni. La Rosa nel Pugno ha fallito nel risultato elettorale perché i Socialisti hanno scimmiottato i Radicali  sui loro temi andando contro il sentimento comune dell'elettorato Socialista che guarda con rispetto al ruolo della Chiesa.

Per quanto riguarda la campagna elettorale,  nella quale ci presenteremo in solitudine, occorre presentare un candidato premier che non faccia parte dell'apparato;  giovane,  possibilmente donna.

Per quanto riguarda il partito:

-          Occorre fare rapidamente un congresso vero, con delle regole trasparenti e rispettate. Dopo tanti anni di Partiti clan, nei quali si assumono  ruoli in virtù del fatto di essere amici del capo che detiene il marchio, ritornare alla normalità sarebbe una cosa  certamente apprezzata.

-          Occorre rinnovare profondamente i gruppi dirigenti;

-          Occorre una regionalizzazione effettiva del nuovo partito, anche nella composizione delle liste elettorali.

Se faremo le cose seriamente e con convinzione “ si può fare”

 


Data: 2008-02-25







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