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MILANO, “CAPITALE MORALE” DEL SOCIALISMO RIFORMISTA ITALIANO
Critica Sociale, novembre 2011,

Nella sua sede milanese di Via Confalonieri, la Fondazione Craxi ha presentato l'opera omnia online dello statista socialista; un importante contributo alla divulgazione e all'approfondimento, utile per conoscere la produzione di uomo politico che ha segnato un'epoca della politica italiana e il cui operato è oggetto da tempo di un'attenta riconsiderazione storica e culturale. All'evento hanno presenziato Stefania Craxi, Presidente Onorario della Fondazione e Roberto Formigoni, Presidente della Regione Lombardia, che ha riconosciuto il valore politico del leader del Psi e ricordato la stagione di intensa e proficua collaborazione tra le anime riformiste, socialista e cattolica, nel governo di Milano. E' poi toccato a Roberto Chiarini, professore ordinario di Storia contemporanea e titolare dell'insegnamento di Storia dei partiti alla Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi Milano, e a Maurizio Punzo, ordinario di Storia contemporanea alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università degli Studi di Milano, entrare nel dettaglio, discutendo del ruolo della cultura politica socialista nello sviluppo socio-economico dell'Italia e di Milano in particolare.

Il socialismo è il grande assente nelle celebrazioni del 150esimo anniversario dell'Unità nazionale, ha esordito Chiarini. Un'assenza poco comprensibile, se si considera il ruolo del socialismo riformista nel completamento della democrazia italiana. Nato e sviluppatosi a cavallo di ottocento e novecento come fenomeno prevalentemente agrario, a sostegno del bracciantato, il socialismo italiano ha avuto successo, a livello urbano, soprattutto nel mondo dei mestieri. Così, mentre la sua anima agraria volgeva al ribellismo, all'anarchismo, al massimalismo e mentre la concorrenza del Partito Comunista (nato nel 1921) gli sottraeva ampie porzioni del mondo operaio, il Psi, dopo il crollo dello Stato liberale e attraverso il passaggio dal ventennio Fascista alla Repubblica, è andato sempre più connotandosi in senso riformista.

Nel secondo dopoguerra, persa l'egemonia sulla sinistra italiana (ormai saldamente nelle mani del Pci), il socialismo riformista ha trovato nei cattolici, dalla politica di Alcide De Gasperi in poi, un saldo ancoraggio. E questo, evidenzia Chiarini, nonostante le resistenze di moliti socialisti ad accettare l'esperienza di governo nel centro-sinistra, che ha aperto la strada al tentativo esperito molti anni dopo da Craxi, primo presidente del consiglio socialista dal 1983 al 1987. Un'impresa, quella craxiana, che ha dovuto scontrarsi con ostacoli insormontabili: l'impossibilità di recuperare una base popolare di consenso, ormai assorbita nelle fila comuniste; la difficoltà di uscire dalla logica ormai imperante dello statalismo proprio mentre iniziava la crisi del welfare (cavallo di battaglia della socialdemocrazia europea); l'inscalfibilità di un sistema politico italiano ossificato tra i due grandi poli del consociativismo, Dc e Pci.

Punzo, prendendo spunto dal rapporto privilegiato tra Craxi e Milano, ha ripercorso brevemente la traiettoria del riformismo meneghino, sin dai tempi in cui Filippo Turati (nel 1905) sosteneva che la città potesse diventare il laboratorio di un socialismo democratico esportabile nel resto del Paese. Era un socialismo dai caratteri specifici, forgiato dallo spirito democratico risorgimentale e modificato sia dall'approccio scientifico e marxista (ma non leninista) di Turati e Anna Kuliscioff, sia dal confronto con le correnti liberali, cattoliche e radicali. Una temperie politico-culturale che avrebbe permeato la prima grande esperienza di municipalismo socialista, rappresentata dalla giunta di Emilio Caldara (alla guida della città dal 1914 al 1920) e ispirata dall'idea di esercitare il potere nell'interesse della collettività, senza cedere alle fratture classiste che andavano avvelenando il clima nel primo dopoguerra e che sarebbero state presto sfruttate dalla reazione e dal suo braccio armato fascista.  Era, in fondo, la medesima ispirazione di "Rifare L'Italia!", il discorso pronunciato da Turati alla Camera nel 1920 a sostegno della linea riformatrice, che, se accettata da un ampio fronte di forze politiche e sociali, avrebbe potuto spezzare la spirale involutiva del dopoguerra, avviare la ripresa dello sviluppo economico e assicurare un esito democratico alla crisi dello Stato liberale.

Con la fine della Seconda guerra mondiale e il governo del "Sindaco della Liberazione", Antonio Greppi (rifondatore, insieme a Rodolfo Mondolfo e Giuseppe Faravelli della rivista turatiana Critica Sociale), la tradizione di amministrazione riformista di Milano ha potuto riprendere e svilupparsi negli anni, sino a interrompersi traumaticamente all'inizio degli anni novanta del novecento. Questo induce Punzo a concludere ritenendo che le speranze di autentica rinascita del socialismo riformista restino intimamente legate al destino di Milano, il cui sviluppo civico e socio-economico nel corso del novecento ne è stata la massima testimonianza e la più compiuta espressione a livello nazionale. (Fabio Lucchini)

 

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