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STRAUSS-KAHN TEMEVA IL COMPLOTTO
La confessione ai suoi collaboratori: “Putin vuole cacciarmi dal Fmi. Putin vuole la mia caduta”. La fonte è autorevole, lo scenario sconvolgente. Il quotidiano francese Le Monde racconta i presentimenti che Dominique Strass Kahn condivideva con i suoi collaboratori poco prima di essere travolto dallo scandalo che lo ha costretto a lasciare il Fondo monetario internazionale (Fmi) e che potrebbe estrometterlo dalla corsa alla presidenza francese.
Tra il 28 e il 29 aprile Strauss-Kahn si trovava a Parigi per preparare il suo ingresso nella campagna elettorale e per incontrare Francois Pupponi, sindaco di Sarecelles, Ramzi Khiroun, portavoce del gruppo Lagardère (specializzaro in media e comunicazione) e Claude Bartolone, politico di lungo corso e suo consulente per i rapporti con la stampa. A un certo punto dell'incontro “Dsk” avrebbe confessato ai convenuti: “I russi vogliono farmi cadere prima che dia le dimissioni dal Fmi. Dietro la manovra c'è Putin.” Più tardi, quello stesso 28 aprile, mentre si intratteneva con un gruppo di giornalisti decideva di spiazzarli affermando: “Prima o poi qualcuno potrebbe offrire del denaro a una ragazza (500.000 euro o anche un milione) perché dichiari di essere stata violentata da me in un parcheggio”. Il giorno seguente il pretendente all'Eliseo confidava a Bartolone: “Voglio lasciare il Fondo monetario correttamente, solo dopo aver stabilizzato la crisi greca…ma c'è qualcuno che vuole eliminarmi prima. I russi sono i più determinati, e Putin è vicino a Sarkozy…”. Dopo due settimane è scoppiato lo scandalo con l'arresto di Strauss-Kahn a New York in seguito a infamanti accuse di stupro ai danni di una cameriera.
Sensazioni che parevano fantasiose agli stessi collaboratore di Dsk meritano oggi maggiore considerazione. Mentre l'attendibilità dell'accusatrice si affievolisce di ora in ora, le “esternazioni profetiche” di Strauss-Kahn inducono a riflettere. La grossa novità riguarda l'eventuale coinvolgimento di Mosca. E' credibile l'ipotesi di un complotto orchestrato niente meno che dal premier russo? Per ora, vale la pena di limitarsi a citare i fatti. Il 20 maggio, a meno di una settimana dall'arresto di Strauss-Kahn (il giorno 14), il Cremlino e gli altri Paesi ex sovietici avevano già proposto il nome del sostituto, il kazako Grigoriy Marchenko. Tecnocrate formatosi nell'ambiente moscovita, Marchenko ha potuto contare sul sostegno del ministro delle Finanze russo, Alexei Kudrin, ma non è riuscito a scalzare la favorita Christine Lagarde, eletta alla carica di nuovo direttore del Fondo lo scorso 28 giugno. Già nel 2007 Mosca aveva tentato con forza la scalata al vertice del Fmi, ma in quell'occasione la scelta era caduta proprio su Strauss-Kahn. Una decisione che non poteva soddisfare il Cremlino che invoca da tempo una maggiore partecipazione dei paesi emergenti al governo dell'economia globale, in modo da superare il vecchio modello di spartizione euro-atlantica che ha sinora determinato le nomine apicali di Banca mondiale e Fondo monetario.
Dal canto suo l'Eliseo respinge ogni sospetto di un suo coinvolgimeto nel complotto. Il ministro dell'Interno francese, Claude Gueant, ha respinto come "scandalose" le insinuazioni di alcuni esponenti della gauche, secondo cui dietro il caso Dominique Strauss-Kahn vi sarebbe la mano della presidenza della Repubblica. "Cio' che vanno dicendo e' assolutamente scandaloso. Sono accuse odiose. E' fuori questione che chiunque in Francia possa manipolare la giustizia americana", ha dichiarato Gueant alla rete 2 della tv francese. Domenica era trapelata la notizia che la presidenza francese era stata avvertita in anticipo dell'arresto di DSK dal gruppo francese Accor, societa' controllante dell'albergo Sofitel. Una rivelazione che aveva destato critiche e dato nuovo impulso alle teorie di chi ritiene l'ex direttore Fmi vittima di un complotto ad opera del suo 'rivale' Sarkozy. La socialista Michelle Sebban aveva gridato all'"assassinio politico", sottolineando i legami tra l'inquilino dell'Eliseo e il capo della polizia di New York, Ray Kelly, evidenziati anche dai media americani. "La questione dei tempi e' fondamentale. E' assolutamente rilevante sapere quando il gruppo Accor fu informato e quando informo' il ministro Gueant", le aveva fatto eco il deputato socialista Francois Loncle. "Se il signor Loncle ha delle accuse da muovere, si rivolga alla magistratura oppure chiuda la bocca", ha replicato Gueant. Anche l'intelligence francese si e' chiamata fuori, negando recisamente un suo ruolo nella vicenda. Quanto al gruppo Accor, in un comunicato ha escluso che i suoi manager siano coinvolti e ha minacciato querele per diffamazione (Fonte Agi News on).
 

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