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Institute for Science and International Security, aprile 2010,

Sparito lo scorso anno in circostanze misteriose, lo scienziato iraniano Shahram Amiri avrebbe in realtà trovato rifugio negli Stati Uniti. Data la competenza del tecnico nucleare iraniano, Matthew Cole, della ABC News (l'emittente Usa autrice dello scoop giornalistico) definisce l'intera operazione come un colpo da maestro da parte della CIA. Un successo rilevante dell'intelligence Usa, da anni impegnata a ostacolare lo sviluppo del programma nucleare iraniano. Il portavoce dell'agenzia di intelligence ha rifiutato ogni commento in proposito.
Se confermata, la notizia sarebbe della massima rilevanza poiché Amiri lavorava presso la Malek Ashtar University di Teheran, situata nei pressi del Fedat, il quartier generale del programma segreto di ricerca e sviluppo di armi nucleari gestito direttamente dal ministero della difesa iraniano e diretto dal fisico Mohsen Fakhrizadeh, considerato una delle eminenze grigie dell'opaco programma nucleare iraniano.

Amiri, giovane e promettente ricercatore, è sparito lo scorso giugno durante il suo pellegrinaggio rituale in Arabia Saudita. Almeno secondo fonti del governo di Teheran. Subito il ministro degli Esteri iraniano Manouchehr Mottaki ha accusato il governo statunitense dell'accaduto, mentre la famiglia dello scomparso, protestando presso l'ambasciata saudita a Teheran, si dichiarava certa del fatto che Amiri fosse stato sequestrato contro la sua volontà. Il mistero sulla vicenda rimane fitto e non potrebbe essere altrimenti considerando la delicatezza della materia.

Sin dalla fine degli anni novanta, la CIA si è impegnata nel tentativo di ingaggiare scienziati iraniani tramite contatti stabiliti con parenti e conoscenti di questi ultimi già residenti in America. Se l'indiscrezione raccolta dall'ABC si rivelasse fondata, la sparizione di Amiri sarebbe parte  di una operazione a lungo preparata dalla CIA per ottenere la sua collaborazione. L'agenzia avrebbe avvicinato lo scienziato in Iran tramite un intermediario, offrendogli la prospettiva di defezionare a vantaggio degli Stati Uniti. Proposta accettata dal diretto interessato, che  starebbe attualmente fornendo dettagli rilevanti sullo sviluppo del programma nucleare di Teheran, anche se, come sostiene l'ex alto funzionario Usa, Richard Clarke, esperto di anti-terrorismo,"nel valutare l'efficacia dell'operazione bisogna considerare quanto un singolo individuo possa sapere di un programma nucleare come quello iraniano, che è strutturato a compartimenti stagni...non credo che sottrarre uno scienziato al programma possa essere sufficiente a bloccarlo."

Lo scorso mese di settembre il presidente Barack Obama annunciava che Stati Uniti, Regno Unito e Francia possedevano ormai le prove che l'Iran stesse da anni costruendo in segreto un impianto per l'arricchimento dell'uranio nei pressi della città di Qom. Nel frattempo, un sito web iraniano riportava la notizia che prima della sua sparizione Amiri stava lavorando proprio a Qom. A ciò si aggiunga il fatto che le diplomazie occidentali e l'Aiea (l'Agenzia internazionale per l'energia atomica) continuino a intensificare la pressione sul governo iraniano, nella convinzione (avvalorata da un report del New York Times dello scorso 27 marzo) che Teheran stia allestendo nuovi siti per l'arricchimento dell'uranio.

Fa riflettere anche il recente auspicio di Obama a favore di
nuove sanzioni contro l'Iran nel giro di poche settimane. "Settimane, non mesi. La mia speranza e' che riusciremo a farlo entro la primavera", ha detto il presidente nel corso della conferenza stampa del 31 marzo scorso alla Casa Bianca, dopo un incontro bilaterale con Nicolas Sarkozy. Lo stesso giorno, il quotidiano israeliano Haaretz riportava la notizia che persino il governo cinese (oltre a russi, francesi, tedeschi e britannici) sarebbe pronto a iniziare una discussione al Consiglio di Sicurezza Onu per irrogare nuove sanzioni a Teheran. Per la prima volta i cinesi si dichiarano favorevoli alla predisposizione di sanzioni, dopo mesi di pressione dell'amministrazione Obama, che a sua volta sembra ormai decisa ad abbandonare l'atteggiamento dialogante mostrato in precedenza verso Teheran.

Questa accelerazione non può essere causale. E' presumibile che nuovi elementi abbiano indotto diversi membri della comunità internazionale a irrigidire la propria posizione nei confronti dell'Iran. Tra questi fattori non è escluso che abbiano giocato un ruolo il dinamismo dell'intelligence americana e le rivelazioni scottanti di personaggi come Sharam Amiri. (a cura di Fabio Lucchini)
 

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