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Il Partito Democratico italiano ha un nuovo leader: Pierluigi Bersani, ex ministro del governo guidato da Romano Prodi. Non è stato nominato da un'assemblea nazionale, né scelto dagli iscritti al partito, ma è stato eletto da più di 2.8 milioni di persone che hanno partecipato ad una consultazione elettorale aperta ai simpatizzanti del Pd.

Lo statuto del partito prevede che chiunque condivida i suoi valori e il suo manifesto possa concorrere alla scelta del leader nazionale e dei segretari regionali. Se la prima tornata elettorale, ristretta agli iscritti, ha selezionato una rosa ristretta di candidati, si è deciso di aprire a tutti la possibilità di partecipare alla seconda, e decisiva, consultazione.

Quando, nella primavera del 2007, i Democratici di Sinistra e la Margherita (una coalizione di partiti centristi ad ispirazione cristiano-democratica) decisero di fondersi, l'elezione popolare diretta del leader sembrò da subito l'unica soluzione praticabile per dare alla nuova formazione la legittimazione e l'energia per una rapida affermazione.

Il consistente riscontro conseguito (2.7 milioni di preferenze) permise a Veltroni di imporre la sua visione aperta ed inclusiva del nuovo partito, che prevedesse il coinvolgimento non solo degli iscritti, ma anche dei simpatizzanti: un cambiamento sostanziale rispetto al passato. Secondo le nuove regole, infatti, sarebbe spettato agli elettori, e non agli iscritti, scegliere la linea politica, eleggere i leader nazionali e locali e designare i candidati per le consultazioni comunali, provinciali, regionali e generali.

Tuttavia, la crescente membership unita all'enorme partecipazione, e al fatto che i risultati del voto popolare riflettano tendenzialmente gli orientamenti degli iscritti, rimangono gli argomenti più efficaci contro le suddette critiche. I risultati delle primarie dimostrano che è ancora possibile per un'organizzazione politica stimolare la mobilitazione dei cittadini e favorirne la partecipazione.


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