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Marco Albertini, nelMerito.com, 17 aprile 2009,

Con la famiglia alle spalle
Quando in Italia un figlio compie il passaggio dal sistema scolastico al mercato del lavoro, il sostegno della famiglia risulta fondamentale per permettergli di poter aspettare un'offerta di lavoro "adeguata". In assenza di efficaci politiche sociali a sostegno di chi Ŕ in cerca di prima occupazione, godere del sostegno della famiglia permette ai figli di cercare la migliore soluzione lavorativa in termini di sicurezza del posto, retribuzione e matching tra abilitÓ e conoscenze possedute e tipo di occupazione. E potersi permettere di aspettare il "lavoro giusto" in Italia Ŕ molto importante, va infatti considerato che: (i) la mobilitÓ di carriera ascendente nel nostro paese Ŕ assai limitata; (ii) il ritorno occupazionale dell'investimento educativo in Italia Ŕ pi¨ alto che in altri paesi; (iii) non vi sono penalitÓ significative per ricerche prolungate del primo lavoro, (iv) i contratti a termine pi¨ che un primo passo verso occupazioni stabili rappresentano spesso una "trappola" di precarietÓ da cui Ŕ difficile uscire.

In presenza di queste caratteristiche Ŕ chiaro che il comportamento dei giovani italiani in cerca del primo lavoro Ŕ del tutto razionale. Numerose ricerche hanno infatti mostrato che: (i) chi ottiene livelli di istruzione pi¨ elevati non ha alcun vantaggio, rispetto ai meno qualificati, per quel che riguarda la durata della ricerca del primo lavoro; (ii) i pi¨ qualificati sono molto riluttanti nell'accettare lavori per i quali sono sovraqualificati. Il sostegno della famiglia, peraltro, risulta decisivo anche nella fase di vita immediatamente successiva all'entrata nel mercato del lavoro: l'uscita di casa e la formazione di una propria famiglia. Come per la ricerca della prima occupazione, Ŕ l'elevato livello di familiarizzazione del sistema di welfare italiano che condiziona fortemente l'uscita di casa, e la formazione di una nuova famiglia, alla disponibilitÓ di significativi aiuti economici e di cura da parte dei genitori.

Ma non tutte le famiglie sono uguali. Famiglie diverse hanno chiaramente un diverso potere di protezione dei propri figli in funzione delle risorse, economiche e di cura, a loro disposizione. Non solo, ma sappiamo anche che esse seguono strategie di aiuto diverse anche in funzione di diverse "culture di classe". Se consideriamo ad esempio l'uscita di casa a seguito dell'entrata nel mercato del lavoro Ŕ ovvio che famiglie con diverse risorse e culture possono utilizzare strategie dagli esiti opposti. Da un lato si pu˛ supportare il figlio mantenendolo nella casa paterna e permettendogli di accumulare sufficienti risorse per acquistare una propria abitazione, dall'altro si pu˛ invece supportare "a distanza" il figlio sia acquistandogli una casa, sia trasferendogli risorse finanziare che gli permettano di pagare l'affitto (o il mutuo) della propria abitazione.

Quanto conta la famiglia di provenienza?

Se consideriamo i giovani italiani con etÓ compresa tra i 17 e 35 anni possiamo vedere che la loro condizione occupazionale gioca un ruolo fondamentale nel determinare le strategie di aiuto delle famiglie. Tra i giovani che hanno completato i loro studi e non sono occupati solo l'8% non riceve alcun aiuto dai genitori, mentre l'88% ancora vive con la famiglia di origine, una percentuale superiore persino a quella di coloro che ancora stanno studiando. Peraltro questa strategia di aiuto dei figli Ŕ assai diffusa e interessa anche una larga parte di coloro che giÓ hanno trovato un'occupazione.
A paritÓ di reddito famigliare dei genitori, grado di istruzione ed etÓ dei figli, la probabilitÓ che i figli che hanno concluso gli studi e sono in cerca di occupazione ricevano aiuto dai genitori Ŕ pi¨ elevata nelle classe media impiegatizia, in quella di servizio e tra i lavoratori manuali, mentre meno protetti sembrano essere i figli dei lavoratori autonomi o degli agricoltori. Ma cosa succede subito dopo, quando i giovani figli hanno trovato una occupazione?

Le famiglie di classi sociali diverse differiscono non solo nella probabilitÓ di fornire aiuto, ma anche nelle strategie seguite. I figli della classe agricola sono quelli con minor probabilitÓ di ricevere aiuto. Al polo opposto stanno i figli della classe media impiegatizia, i quali, tuttavia, sono anche coloro che pi¨ probabilmente dipendono dalla coresidenza con i genitori. I figli della classe di servizio, invece, sono i pi¨ "sponsorizzati" nel raggiungimento della propria autonomia abitativa. La particolaritÓ di questo modello di aiuto "a distanza" si mantiene anche nelle fasi di vita successive. Infatti se esaminiamo le strategie di aiuto delle diverse classi sociali verso i figli occupati con pi¨ di 35 anni troviamo che i genitori della classe di servizio continuano ad aiutare i figli che vivono da soli pi¨ degli altri genitori, mentre pi¨ del 18% dei figli della classe impiegatizia continuano a vivere con i genitori.
 

Data:





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