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Shlomo Shamir, Haaretz, 6 marzo 2009,

Se la conferenza contro il razzismo, Durban II, dovesse approvare una risoluzione ferocemente anti-israeliana, essa finirebbe con il danneggiare pesantemente la credibilità di chi patrocinerà l'evento, ossia le Nazioni Unite. A cosa può servire un testo finale che descriva Israele semplicemente come potenza occupante responsabile di una politica razzista? Cosa aggiungerebbe alla lunga sequela di recriminazioni reciproche tra arabi e israeliani? Che passi avanti permetterebbe sul sempre più difficile percorso verso la pace? Queste le perplessità di Elie Wiesel, Premio Nobel per la Pace nel 1986, nato in Romania e sopravvissuto ai campi di concentramento di Auschwitz e Buchenwald.

Come noto, il parere di Wiesel non è isolato. Molti governi occidentali temono che la conferenza Onu, che si terrà a Ginevra dal 20 al 25 aprile prossimi, possa essere strumentalizzata e manipolata dagli avversari di Israele. Gli Stati Uniti e l'Italia, tra gli altri, hanno così deciso di boicottare il vertice. Il sospetto è che alcuni Stati arabi (la Libia), e non (l'Iran), approfittino della ribalta mondiale per sottolineare gli eccessi della politica israeliana nei Territori Occupati, occultando peraltro le pesanti deficienze democratiche ed umanitarie che caratterizzano l'ordinaria gestione dell'ordine pubblcio di molti governi della regione, Teheran in testa. A Ginevra rischia così di essere messa in scena una rappresentazione falsata e faziosa della realtà.

Ancora Wiesel: "Le Nazioni Unite devono evitare che gli incontri ginevrini si risolvano in una serie di invettive caricaturali contro Israele, non solo e non tanto per tutelare l'immagine dello Stato ebraico ma per evitare che la credibilità della stessa Onu venga umiliata e ridicolizzata dall'approvazione di risoluzioni deliranti e lesive della verità storica."
 

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