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The New York Times
Obama Camp Hits McCain Aide Over Terrorism Remare
Michael Falcone


John McCain si è sempre vantato di parlare chiaro (straight talk), ma talvolta l'eccessivo candore può guastare, soprattutto in campagna elettorale. Grande scalpore hanno infatti suscitato le dichiarazioni del suo consulente Charlie Black, peraltro uomo di grande esperienza, in merito alle conseguenze di un nuovo attacco terroristico all'America prima del 4 novembre. Ebbene Black, dopo aver sostenuto con ardito collegamento che l'uccisione di Benazir Bhutto in Pakistan si sia in fondo rivelato un episodio favorevole per il suo assistito durante le primarie Repubblicane, ha suggerito che un'eventuale emergenza terroristica in patria potrebbe rappresentare un punto a favore di McCain nei confronti nell'inesperto rivale. Il curriculum del senatore dell'Arizona in tema di sicurezza nazionale non ha infatti bisogno di ulteriori presentazioni. L'analisi non è nuova, poiché molti sono giunti da tempo a conclusioni simili, ma che un consigliere di un candidato alla Casa Bianca arrivi indirettamente ad augurarsi pubblicamente che lo stato di allerta nazionale cresca pare francamente eccessivo. Lo staff di Obama non ha perso l'occasione di accusare Black ed i Repubblicani di rispolverare la retorica della paura, vincente nelle elezioni del 2004. Il senatore dell'Arizona non l'ha presa bene: “Non so per quale motivo (Black, che si è scusato, ndt) abbia detto quelle cose. Non sono vere. Dopo l'11 settembre ho lavorato intensamente per impedire nuovi attacchi al Paese.”

 
The Weekly Standard
Are We Safer?
Reuel Marc Gerecht


Obama continua ad attaccare la gestione della politica estera dell'amministrazione Bush e tenta di allargare il suo discorso a McCain. La guerra all'Iraq è sempre nel mirino, così come l'incapacità dell'amministrazione di distruggere i network terroristici che prosperano in Asia Centro-meridionale ed intorno al governo di Teheran. Il senatore dell'Illinois suggerisce che oggi l'America sia meno sicura di quando George W. Bush prese il potere. Ma cosa ha fatto il suo compagno di Partito William Jefferson Clinton negli otto anni precedenti? Il rafforzamento della rete di Bin Laden è stato permesso dall'inefficienza dell'amministrazione Democratica, della Cia e dell'Fbi nel contrastarlo. Pare che nessuno a Washington abbia colto il materializzarsi di una minaccia tanto grande prima dell'11 settembre. Di chi sono state le responsabilità? Degli otto anni di Clinton o dei 9 mesi di Bush (insediatosi nel gennaio 2001)? Una cosa è certa, con tutti i suoi limiti e le sue debolezze, Bush lascia un'America più sicura di quella che gli era stata consegnata.

 
Financial Times
America looks to a nuclear-free world
John Kerry

John Kerry, torna a far sentire la sua voce.
Il junior senator del Massachusetts, quasi eclissato dopo la sconfitta presidenziale del 2004, ribadisce come le sua natura pacifista abbia definitivamente preso il sopravvento sul passato da militare. Durante la battaglia con Bush, Kerry fu costretto sulla difensiva, indossando alternativamente le vesti della colomba e dell'ex veterano. Oggi può muoversi con maggiore libertà, libero da costrizioni propagandistiche, e lo fa abbracciando la causa del disarmo nucleare. Compiacendosi della concomitanza di vedute sulla non proliferazione espresse da Obama e McCain, Kerry si augura che il prossimo presidente possa contare sul necessario sostegno interno per porsi alla testa di una crociata internazionale che apra la strada all'eliminazione degli armamenti atomici.

 

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