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AMOREGGIANDO CON STALIN
Mentre il 1917 vide nascere in Russia una cultura fiorente, l’intellighenzia post sovietica non riuscì ad esprimere una vera visione liberale



di Arkady Ostrovsky

(capo del’ufficio di corrispondenza di Mosca per “Economist”)

Mentre il 1917 vide nascere in Russia una cultura fiorente, l’intellighenzia post sovietica non riuscì ad esprimere una vera visione liberale e produsse solo un’arte frivola. Questo ando’ a beneficio di Putin che fu in grado di creare una sorta di nostalgia per la “grandezza” dell’età sovietica (da Prospect – settembre 2008)

Questo articolo si basa su una conferenza presentata al seminario di Engelsberg, tenuto annualmente in Svezia, ed è pubblicato nella corrente distribuzione della rivista Axess. E’ anche apparso in un libro di saggi, “On Russia”, disponibile nella Fondazione Axson Johnson.


“Cari amici! il testo che state leggendo è dedicato alla storia della nostra madre patria..dalla fine della nostra patriottica grande guerra ai nostri giorni. Tracceremo il viaggio dell’Unione Sovietica dal suo più grande trionfo storico alla sua tragica disintegrazione”

Questo saluto è indirizzato a centinaia di migliaia di scolari che in settembre riceveranno un nuovo testo di storia “L’Unione Sovietica” pubblicato dalla casa editrice Illuminista ed approvato dal Ministero dell’Educazione., il libro di testo spiega che l’Unione Sovietica “non fu una democrazia, ma fu un esempio per milioni di persone nel mondo della migliore è più giusta società”. Inoltre, negli ultimi settant’anni, l’URSS “fu una gigantesca super potenza che condusse una rivoluzione sociale e vinse la più crudele delle guerre”, effettivamente mise sotto pressione i paesi occidentali perché avessero il giusto riguardo dei diritti umani.. Nel recente passato del ventunesimo secolo, continua il libro, l’occidente è stato ostile alla Russia e perseguì la politica dei doppi modelli.

È se non fosse stato per il coinvolgimento di Vladimir Putin questo libro non avrebbe mai visto la luce. Nel 2007 Putin, allora ministro della Russia, riunì un gruppo di insegnanti di storia per parlare della sua visione del passato. “Non possiamo permettere a nessuno di farci sentire in colpa” fu il suo messaggio. Gli anni intorno al 1990 in Russia erano caratterizzati, in larga misura, da una libera ideologia.

Il paese era troppo stanco per grandi progetti e troppo preoccupato per la sopravvivenza economica. Quando Putin andò al potere nel 2000, disse che il pensiero nazionale russo era “essere competitivi”. In seguito quando il prezzo del petrolio crebbe la Russia iniziò a sentirsi ancora importante, il bisogno di ideologia divenne più urgente.

Incapace di offrire una strategia per il futuro, il Cremlino guardò inevitabilmente al passato. Il libro di testo copre il periodo dal 1945 al 2006, una scelta suggestiva: dalla vittoria della “Patriottica Grande Guerra” di Stalin al “trionfo” del putinismo. Esalta tutti quelli che hanno contribuito alla grandezza della Russia e denuncia i responsabili, che non curanti della loro attività politica, causarono la perdita  dell’Impero Sovietico. Il collasso dell’Unione Sovietica nel 1991 fu visto non come un fattore decisivo dal quale a inizio una nuova storia, ma come una non fortunata e tragica diversione che ha ostacolato il progresso della Russia.

L’intero periodo del dopoguerra nella storia russa è visto attraverso il binocolo della guerra fredda “iniziata dagli Stati Uniti d’America”. Il libro di testo non nega le repressioni di Stalin, ma la giustifica. La concentrazione del potere nelle mani di Stalin conveniva al paese; certamente le condizioni del tempo lo “esigevano”. “Le politiche interne dell’Unione Sovietica dopo la guerra tennero fede ai programmi di mobilizzazione che il governo dispose. Nelle circostanze della guerra fredda la democratizzazione non era un opzione per Stalin”.

Ma se Stalin mobilizzò ed espanse l’impero sovietico così che estese la parità sociale (?) nello status di potere con US, Mikhail Gorbachev rinunciò a quelle posizioni vinte duramente.

Stupidamente, dal punto di vista del libro, Gorbachev considerò i partners occidentali suoi alleati politici. Lui lasciò l’Europa centrale ed orientale, il che vuol dire che la Russia perse la sua sicurezza. L’America e l’occidente istigarono la rivoluzione in Georgia ed in Ucraina, che portò gli antichi territori sovietici a divenire basi militari occidentali. Il libro scrive: “queste rivoluzioni generarono il dovere per Mosca di inseguire una più ambiziosa politica estera nello spazio post-sovietico”. Adesso...



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