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SELEZIONE DELLA STAMPA ESTERA- 6 giugno

di Critica Sociale


Presidenziali Usa
Msnbc
Clinton, Obama meet privately in Washington

Hillary Clinton si arrende ed annuncia che domani concederà la vittoria a Barack Obama e che gli dichiarerà formalmente il proprio supporto per la corsa presidenziale. I due sfidanti per la nomination Democratica si sono incontrati nella serata di ieri a Washington, per discutere i termini della resa della senatrice di New York e per delineare un primo abbozza della strategia che dovrà orientare il cammino del senatore dell'Illinois verso la Casa Bianca. Conscia dei mal di pancia del Partito di fronte alla sua ostinata resistenza, Clinton ha optato per il buon senso ed ha deposto le armi. Ora, molti suoi supporter sperano che Obama le offra la vice-presidenza, ma il candidato in pectore del Partito non si sbilancia. Ai microfoni dell'Nbc ha detto: “Non credo che la senatrice Clinton abbia fretta, e non sono certo che sia necessariamente interessata a questo (la vicepresidenza).” Un importante passo è stato compiuto dallo staff della sconfitta, che ha lasciato intendere che proseguirà nella raccolta dei fondi elettorali, ma ad esclusivo vantaggio di Obama e del Democratic National Committee.

The New York Yimes
It's Over. Now It Begins

Noi, mesi fa ci siamo schierati al fianco di Hillary Clinton, convinti delle sue grandi doti politiche e della sua straordinaria intelligenza. Doti che la lunga campagna elettorale ha confermato. Purtroppo, essa ha pure confermato la tendenza della senatrice di New York a dividere, dilaniare ed irritare. Barack Obama ha vinto e i due devono lasciarsi alle spalle le loro marginali differenze, ingigantite nella concitazione dello scontro, e recuperare quanto li unisce politicamente contro John McCain e, soprattutto, contro i disastrosi sette anni e mezzo di amministrazione Bush. Obama non ci convinceva per la sua eccessiva genericità su quello che intendeva fare. Noi gli chiediamo di entrare nel merito, di spiegare agli americani in che modo e in che misura la sua presidenza sarà diversa da quanto i Repubblicani hanno realizzato, male, durante i due mandati di George W. Bush.

The Daily Telegraph
John McCain could beat Barack Obama

Toby Harnden


Non sarà facile per Barack Obama sconfiggere John McCain.
Certo, Mac porta sulle spalle, suo malgrado, l'eredità dell'amministrazione Bush, ha ammesso che l'economia, l'issue principale della campagna al momento, “non è il suo forte” e porta innegabilmente il fardello di qualche annetto di troppo. La sua speranza è che il focus dell'attenzione nazionale torni sulla politica internazionale, dove invece è ferratissimo. Un attacco terroristico o un inasprimento delle relazioni tra Stati Uniti ed Iran negli ultimi mesi della presidenza Bush potrebbero fare il suo gioco. Se il gioco dovesse farsi duro, il pendolo dell'umore nazionale compirebbe una nuova oscillazione, passando dalla voglia di cambiamento al bisogno di sicurezza e tranquillità. E allora l'esperienza potrebbe contare molto nelle scelte degli elettori ed i 47 anni di Obama finirebbero col diventare una debolezza. Infine, gli indipendenti apprezzano il veterano del Vietnam e non è detto che l'elettorato conservatore gli volti le spalle, come molti hanno forse avventatamente pronosticato.

Usa/Medio Oriente
Jerusalem Post
Obama vs. McCain on the ME
Daniel Pipes


I due candidati alla Casa Bianca e il Medio Oriente. Mentre fa discutere il sionismo “ispirato” di Obama, il “pragmatismo risoluto” di McCain è una coerente rappresentazione dei principi che hanno guidato l'amministrazione Bush. Il candidato repubblicano appare credibile quando, riferendosi all'Iran, si dice determinato ad impedire un “nuovo Olocausto”, e mentre Obama parla di una “ferita aperta” a proposito del conflitto arabo-palestinese, per McCain il jihadismo palestinese non è una ferita ma una “minaccia alla sicurezza nazionale.” L'amicizia che lega gli Usa a Israele non è dunque messa in discussione, con una differenza: per McCain è scontata, per Obama è ancora da dimostrare.

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