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IL NUOVO "RIFORMISTA"
NELLA CITTA' DEL RIFORMISMO

Presentata a Milano da Macaluso e Cervetti la nuova Direzione e il progetto editoriale del quotidiano

Data: 2011-05-28

Nel corso della settimana è stato presentato a Milano il nuovo Riformista con la direzione di Emanuele Macaluso. Il nuovo corso del giornale è stato illustrato da Gianni Cervetti e da Emaniele Macaluso al Teatro Puccini nel corso di una manifestazione a cui hanno preso parte centinaia di lettori e amici del quotidiano.
Pubblichiamo di seguito uno stralcio dei due principali interventi.

Gianni Cervetti

Trovarsi in un momento di transizione non significa cercare di abbandonare ciò che di positivo è stato finora realizzato al Riformista con le direzioni di Antonio Polito e di Paolo Franchi, e tanto meno significa allontanarsi da quello che si esprime nella testata stessa del giornale “Il Riformista”. Al contrario, in un periodo in cui le parole “riformista” e “riformismo” soprattutto a destra ma anche a sinistra sono troppo spesso abusate e non tradotte nella realtà - tanto che si può parlare oggi di riformismo senza riforme -  le intenzioni del giornale e le novità da introdurre si rifanno ai valori espressi nel titolo stesso della testata. Il nostro direttore, Emanuele Macaluso, sin nel primo editoriale - e poi nei successivi -  ha esposto chiaramente la linea politico giornalistica da seguire e ne richiamo brevemente il senso.
Scrive Macaluso: “Il Riformista non ha partiti e potentati di riferimento ma sappiamo che la democrazia italiana può superare le sue difficoltà solo se sarà sostenuta da grandi partiti alternativi al governo o all’opposizione. In questo quadro con le nostre modeste forze vogliamo contribuire alla costruzione di un grande partito della sinistra attraverso una informazione corretta e puntuale, il dialogo e la lotta politica con le forze che oggi confluiscono nel centro sinistra. In sostanza Il Riformista da un lato vuole contribuire ad affermare un ampio schieramento di forze capaci di una cultura e di una politica caratteristiche del socialismo europeo e dall’altro, proprio sulla base della migliore tradizione e realtà riformista e democratica socialista, è impegnato a tessere i fili del dialogo con tutte quelle forze che si propongono al centro e persino in certi settori della destra, di uscire dallo stato attuale di conservazione e di degrado che provocano ingiustizie, divaricazioni sociali, frenano lo sviluppo e logorano la stessa democrazia.
Ciò implica il dedicare una specifica attenzione al mondo moderno dei giovani e delle donne, alla ricerca, alla intellettualità, alle forze economiche diffuse, lavoratrici imprenditoriali e alle loro associazioni. Non a caso per esempio abbiamo già manifestato il nostro sostegno a tutti coloro che lavorano coerentemente per l’unità sindacale e abbiamo sottolineato di guardare con interesse al movimento cooperativo che si sta unificando senza per questo cancellare le identità di ciascuna componente ma se mai arricchendole”.
Molte altre considerazioni programmatiche si potrebbero aggiungere, ma voi conoscete alcuni caratteri e aspetti propri delle idee e delle battaglie già ingaggiate da Macaluso e da altri amici. Per tutte cito quella del garantismo che è poi battaglia per affermare lo stato di diritto e per dire – come scrive Macaluso – che si esce dal tunnel non con la sentenza di un tribunale che può anche avere rilevanza politica, ma con una alternativa che metta al centro il domani di questo Paese.
E dunque stando all’essenza del programma politico giornalistico mi fermo qui, mi permetto invece di ricordare alcune iniziative nelle quali si concretizzeranno le modificazioni e le innovazioni cui accennavamo.
Primo. Nelle prossime settimane il giornale avrà una nuova veste grafica, una nuova impaginazione, una nuova carta e anche un nuovo prezzo. Il prezzo di 1.50 è un prezzo che non corrisponde alle esigenze della diffusione del giornale che non risponde neanche alle nostre caratteristiche.
Secondo. Nei prossimi giorni inizierà ad apparire quotidianamente e proprio da Milano, con l’impegno di altri giovani amici e con l’apporto di altre case editrici e centri culturali editoriali, comincerà ad apparire proprio da Milano Il Riformista on-line e un Riformista on-line del tutto rinnovato. Gli appassionati della carta stampata possono stare tranquilli perché ovviamente noi continuiamo a pubblicare Il Riformista cartaceo ma gli appassionati delle nuove tecnologie potranno avere una nuova possibilità di seguire attentamente il giornale.
Terzo. Settimanalmente, sotto la direzione di Paolo Franchi, verranno pubblicate 12 pagine e un ricco inserto di politica e di cultura intitolato “Ragioni”. Già in questo titolo c’è molto del senso dell’operazione editoriale che conterrà riflessioni di ampio respiro storico rispetto a quelle rese impossibili dalla pressione della attualità quotidianità.
Quarto. Periodicamente si svolgeranno tavole rotonde su grandi temi di interesse nazionale europeo ed internazionale con la partecipazione di importanti personalità della politica, della cultura, della società
Nei prossimi due mesi cambieremo la sede nazionale del giornale e nella nuova sede più economica e anche più spaziosa in questa sede potrà trovare collocazione un centro coordinatore di circoli di amici del Riformista che ci proponiamo di far sorgere in varie città e regioni del Paese.
Questo è per noi indispensabile sia perché confidiamo nella capacità di tanti amici di garantire un apporto in termini di diffusione, di abbonamenti, sia perché costruire una rete organizzativa di amici significa assicurare discussioni, dibattito, intervento politico e culturale, una battaglia delle idee vera linfa per una forza riformista.
Prima di terminare però permettetemi di rispondere a un paio di interrogativi che in queste settimane sono circolati legittimamente,  qualche volta sommessamente, in alcuni settori dell’opinione pubblica.
Primo. Qualcuno si è chiesto e ha chiesto con trasparente curiosità chi sta dietro questa nostra impresa. Dicendo che non abbiamo potentati di riferimento Macaluso ha già risposto. Ha anche risposto ringraziando il Presidente della Repubblica per i suoi auguri e per la sua amicizia personale, che non è peraltro un mistero per nessuno, ma ha altresì sottolineato da un lato l’assoluta correttezza e imparzialità di Giorgio Napolitano, e dall’altro la nostra completa autonomia. Io desidero solo ribadire che dietro questa nostra impresa c’è solo una piccola redazione e una libera cooperativa, che facciamo leva in termini non economico-finanziarie solo sulle entrate in abbonamenti, vendite, pubblicità e finanziamento pubblico e in termini più generali sul lavoro volontario nostro e vostro, alla trasparente curiosità opponiamo una trasparenza totale senza altre qualificazioni.
Secondo. Qualcun altro si è chiesto come sia possibile far vivere crescere e sviluppare un giornale moderno, magari modesto ma vivace e battagliero, con persone piuttosto attempate come il direttore e io stesso. A parte la invidiabile ed encomiabile freschezza di idee di Macaluso – freschezza mi pare riconosciuta da tutti – vorremmo rassicurare ciascuno che Il Riformista ha al suo interno molte energie anagraficamente giovanili, e che è nostra ambizione unire tra loro esperienze e caratteristiche generazionali differenti perché anche così si trasmette la memoria. Quella memoria che spesso, anche all’interno della sinistra. Vediamo in questo rapporto un punto di forza che senza cedere nulla al falso e ingannevole giovanilismo, è nostro intento promuovere, promuovere l’apporto e la capacità di direzione proprie dei giovani.
Questa  presentazione del Riformista si svolge qui a Milano nel mezzo di una campagna elettorale a cui è stato attribuito a torto o a ragione, volutamente o subdolamente, legittimamente o no, un notevolissimo carico politico. Potremmo essere facilmente accusati di ipocrisia se non ci dichiarassimo interessati a un governo riformista della città.
Milano ha una tradizione riformista di valore nazionale ed europeo che però è stata spesso misconosciuta o negletta con danno per il progresso e la modernità la città. Un contributo che non sempre è stato valorizzato.
Qui sono presenti un sindaco (Carlo Tognoli) e un vicesindaco (Luigi Corbani) ed altri protagonisti appartenenti a quella esperienza,  simboli di quella stagione di successi. Poiché il riformismo è innanzitutto cultura e politica di riforme e di governo permetteteci di auspicare che Milano sappia rinnovare quella stagione, nelle nuove diverse e attuali condizioni, e dichiarare che il nostro giornale con gli opportuni stimoli critici e in piena autonomia, al di là e oltre la stessa competizione elettorale, sosterrà la necessità di un tale impegno riformistico e di governo nell’interesse della città e non solo di essa.

Emanuele Macaluso
Il Riformista acquista una immagine e anche un contenuto via via diverso e bisogna quindi adeguarsi a quelle che sono le realtà di oggi. Tuttavia  continuo a pensare che queste grandi novità nella società italiana e nel mondo, la parola “riformismo” deve riuscire a tradurre in una politica, devono sempre restare dentro un contesto, una storia. Io non credo che ci debba essere una rottura. Oggi si sostiene che il mondo è cambiato e quindi anche il passato di quella che è stata la vicenda politica del riformismo non c’entra più, non è una questione che deve interessare i giovani e le nuove generazioni. Questa è stato il contributo dato dal “nuovismo politico”, pensare che la storia della sinistra italiana non interessava più. Era una storia -  è stato detto e ripetuto - del ‘900, era una cultura del ‘900, il socialismo era il ‘900, una fase definitivamente chiusa. Quindi bisogna escogitare nuove culture politiche del 2000 per andare più avanti. Io vedevo che questo tentativo (che si è fatto) una delle ragioni per cui oggi la sinistra si trova nelle difficoltà in cui vediamo. Ebbene io ritengo che il nostro giornale debba cercare di colmare questo vuoto, non per avere la testa girata indietro ma, al contrario, per guardare avanti. Per guardare bene avanti, per capire meglio il domani, bisogna capire anche cosa c’è stato. Dobbiamo chiederci e dobbiamo porci la domanda che per noi è una domanda essenziale: perché? Perché oggi abbiamo difficoltà a ricostruire grandi partiti in Italia come ci sono in tutta l’Europa? I grandi partiti socialisti europei si sono trasformati, hanno cambiato la loro cultura, hanno cambiato i loro programmi, hanno cambiato i loro obiettivi, ma sempre nell’ambito della loro storia. Quindi non è vero che il nuovo ha solo la necessità di interpretare l’avvenire. 
Solo in Italia il socialismo europeo è tutto roba vecchia.
In questi giorni noi vediamo da un canto la crisi del partito socialista spagnolo, ma questo partito farà l’opposizione, tornerà all’opposizione, farà la sua battaglia rimanendo una forza radicata nella storia della società. Può guardare alle ragioni della sua sconfitta  perché è radicato nella società di oggi.
Il partito socialdemocratico tedesco ha subito una sconfitta e oggi va avanti. Vediamo poi il travaglio del partito socialista francese. Io ritengo che l’esigenza di avere in Italia un grande partito della sinistra che sia alternativo alla conservazione – questa è la mia opinione – resta un obiettivo che dovrebbe essere soprattutto delle nuove generazioni: costruire in Italia una forza moderna, un socialismo moderno, un socialismo che sia alternativo alle forze conservatrici italiane.
Noi vogliamo fare un giornale che abbia una sua base politica e culturale che faccia essenzialmente una battaglia di idee. Non vogliamo fare un partito come qualcuno ha detto, non ne abbiamo uno alle nostre spalle e non ne vogliamo fare un altro, già ce ne sono molti. Noi vogliamo essere un punto di riferimento in una battaglia politico-culturale, una battaglia condotta sulle idee. Questo è il nostro obiettivo che penso possibile.
La società italiana e la politica italiana stanno attraversando un momento di crisi importante. Si sta chiudendo un ciclo che è cominciato con la crisi dei grandi partiti e con l’idea che era possibile costruire qualcosa che prescindesse dalla storia di quei partiti. Si sta chiudendo un ciclo e bisogna aprirne un altro e penso che lo debbano aprire soprattutto le nuove generazioni: aprire un altro ciclo per la costruzione politica del nostro Paese. Vogliamo essere un giornale che aiuti a capire cosa fare in questa nuova fase che si fa delineando (…)
Cosa sarà domani della sinistra a Napoli, cosa sarà la sinistra a Milano dopo questa elezione? L’alternativa è la sinistra che c’è in Italia dopo quello che è successo a Napoli e a Milano?
Le cose non saranno più come ieri, qualcosa ormai si è messo in movimento. E’ un movimento che richiede idee e che richiede soprattutto iniziative e coraggio politico, richiede che ci sia qualcosa di forte nel ricostruire le forze di una sinistra del 2000.
Il nostro giornale è un piccolo giornale ma è un giornale di opinione. Un giornale che vuole raccogliere queste tensioni nuove, vuole interpretare la conclusione di questo ciclo, vuole dare un contributo a vedere che cosa farà il Paese e come si riorganizzerà la società dopo questo terremoto. Sappiamo bene che oggi le comunicazioni sono straordinarie, eppure io ritengo che il ruolo dei giornali di opinione non è finito. Per questo alla mia giovane età mi sono impegnato per fare il giornale insieme ai ragazzi, per farlo insieme ai giovani.
Io guardo a questo foglio come ai fogli – in questi giorni ci ho pensato – della sinistra quando questa sinistra nacque. Può sembrare strano, ma tutti i leader della sinistra di allora - non solo Filippo Turati con la sua Critica Sociale -  ma tutti avvertivano l’esigenza di un foglio di battaglia di idee in maniera elementare, o in maniera elevata come la Critica Sociale, ma erano dei fogli che erano essenzialmente battaglie di idee e furono fogli di riferimento, formativi di generazioni.
Io credo che questo ruolo del giornale d’opinione non sia finito. Anzi in un momento in cui abbiamo una dequalificazione della politica, una interpretazione della politica come fatto personale, un degrado della politica (e anche fenomeni di degrado politico a sinistra), ritengo sia necessario ricongiungere la battaglia politica alla cultura, perché c’è stata una separazione incredibile in questi venti anni.  Penso che anche un piccolo giornale come il nostro possa farlo. Per questo io chiedo una mano a tutti, soprattutto ai giovani. Facciamolo insieme. Io farò quel che potrò in questi pochi anni che restano della mia vita, ma questa di oggi, nella fine di questo ciclo e l’inizio di un’altra fase, è una battaglia essenziale delle idee che deve essere condotta con continuità e soprattutto con grande onestà intellettuale.







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